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Il quadro delineato da questo
saggio sulla laicità nella
scuola è certamente
preoccupante, ma anche
istruttivo, per capire l’urgenza
di un maggiore impegno nel
diffondere la cultura della
laicità, con responsabilità e
coerenza di comportamenti. Nella
prima parte del libro troviamo i
risultati di un’indagine
qualitativa condotta, dal 2005
al 2007, in Liguria, nel basso
Piemonte, in Puglia e Lucania,
tra genitori non cattolici,
circa la scelta di avvalersi o
di non avvalersi
dell’insegnamento della
religione cattolica nella scuola
dell’infanzia e dell’obbligo per
i propri figli2. Premesso che
dal 1985 l’Irc è insegnamento
facoltativo e per chi non si
avvale sono previste 4 opzioni:
attività alternative, studio
individuale, nessuna attività o
non presenza nei locali
scolastici. Grazie a queste
interviste, condotte con grande
perizia, è possibile avere
conoscenza di atteggiamenti
delle famiglie e delle scuole.
Particolarmente grave risulta la
carenza delle autorità
scolastiche nell’informazione
dei genitori circa le scelte
legate all’Irc e nella
organizzazione delle attività
alternative, cosicché non viene
rispettato né il diritto di chi
non si avvale né la dimensione
laica della scuola pubblica.
Interessanti anche le
motivazioni delle scelte dei
genitori, spesso legate ai loro
ricordi scolastici: accanto a
quelli che, non essendo
cattolici, coerentemente non
iscrivono i figli all’ora di Irc,
altri accettano l’ora di
religione perché non informati
adeguatamente o, specie se
immigrati, per favorire
l’integrazione dei figli nella
classe, dimostrando che permane
la valenza discriminante dell’Irc,
ieri tra italiani, oggi tra
italiani e stranieri. Infine le
interviste di studenti delle
scuole superiori, che scelgono
per lo più di non frequentare l’Irc,
mettono in luce ancora la
disorganizzazione delle scuole
nel gestire le attività
alternative e la non
considerazione, da parte dei
dirigenti scolastici, della
scelta di non seguire l’Irc,
come scelta per la laicità, che
deve essere tutelata.
La seconda parte del saggio
contiene interventi al seminario
dal titolo «Quale laicità nella
scuola pubblica italiana?»
svoltosi a Savona l’8 marzo
2008. Particolare attenzione
merita la relazione su:
«Laicità: principio fondamentale
della convivenza civile e
dell’ordine giuridico» di
Gustavo Zagrebelsky. Chiarito
che la democrazia non si basa su
una verità assoluta, ma sul
relativismo, come «modo di
vivere insieme in cui ciascuno
professa le proprie verità ed è
disposto a metterle a confronto
con quelle degli altri in un
dialogo laico» (p. 103), viene
denunciato il processo di
clericalizzazione della vita
politica italiana, con precisi
riferimenti alla storia dei
rapporti tra Chiesa cattolica e
Stato italiano e alla recente
pretesa del Vaticano di imporre
a tutti gli italiani la sua
visione morale attraverso le
leggi, ritenendosi, secondo il
pensiero ormai celebre di E. W.
Böckenförde, depositaria di
valori forti, indispensabili
alla stabilità della vita
civile.
Sono molto importanti, nella
relazione di Franco Becchino sui
rapporti tra «Stato e chiese,
scuola e fatto religioso », le
precisazioni sugli aspetti
incostituzionali
dell’insegnamento della
religione cattolica, regolato
dall’art. 9 del Nuovo Concordato
che, malgrado le sentenze della
Corte costituzionale stabilenti
la laicità dello Stato come
supremo principio
costituzionale, rimane
confessionale e controllato dai
vescovi, che designano i
docenti. Per Nicola Pantaleo l’Irc
è la negazione della laicità,
non certo modificata dalla
recente tendenza, per avere più
adesioni, a modernizzare i
programmi con accenni a storie
delle religioni o riflessione
sui problemi esistenziali. Per
questo è importante diffondere
capillarmente in tutto il Paese
informazioni alle famiglie sulla
scelta dell’Irc, come si può
fare grazie all’opuscolo
elaborato dall’associazione «31
Ottobre», con la collaborazione
della Tavola valdese.
Completano il saggio diversi
documenti allegati e un breve,
ma simpatico racconto su
esperienze di Irc da parte di un
«nonno», a dimostrazione che la
scuola italiana non cambia,
soprattutto sul piano della
laicità.
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