SE IL PAPA DIFENDE LA CORSIA PREFERENZIALE PER CHI
INSEGNA RELIGIONE
di Giuseppe Caliceti, da Il Manifesto del
26 aprile 2009
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Tutti
ricordiamo come le parole del
papa e della Cei, qualche mese
fa, abbiano fatto ritirare al
governo di Berlusconi la
proposta di tagli alla scuola
privata (spesso cattolica) in
Italia.
Non sono riusciti a fare tanto
mesi e mesi di proteste di
docenti e studenti e genitori
fuori e dentro la famosa Onda
anomala anti-Gelmini che, con i
suoi tagli ministeriali al
personale e ai fondi, sta
mettendo definitivamente in
ginocchio e smantellando la
scuola pubblica italiana.
Allora forse non è un caso se
proprio ieri, 25 aprile 2009, il
papa ha pensato bene di dire
alcune cose sulla scuola e sulla
libertà. La libertà religiosa,
naturalmente.
Per esempio, ieri il papa ha
detto: «L'ora di religione è
parte integrante della scuola
italiana ed è esempio di
"laicità positiva"». Già, certo,
perché in passato aveva già
spiegato a tutti gli italiani
che esiste anche una «laicità
negativa», quella che non
prevede l'insegnamento della
religione italiana insegnata da
docenti scelti e selezionati
dalla Chiesa nella scuola
pubblica italiana.
Ma il papa ha detto anche:
«L'insegnamento della religione
cattolica è parte integrante
della storia della scuola in
Italia». Parte integrante della
scuola e della politica
italiana, avrebbe potuto dire in
modo più corretto.
E ancora: «L'insegnante di
religione costituisce una figura
molto importante nel collegio
dei docenti». Da cosa è
dimostrato questo? Il papa l'ha
capito da questo: il fatto che
«con lui tanti ragazzi si
tengano in contatto anche dopo i
corsi». È così perché l'ha detto
lui.
A ogni modo il papa ha voluto
dire tutti questi suoi pensieri
solenni non perché ieri era la
64° Festa del 25 aprile, ma
perché si concludeva in Vaticano
il Meeting degli insegnanti di
religione promosso dalla Cei,
aperto giovedì scorso dal
cardinal Angelo Bagnasco e dal
ministro dell'istruzione Maria
Stella Gelmini.
Naturalmente, le sue parole sono
state lungamente e
appassionatamente applaudite
dagli 8mila professori radunati
nell'Aula Nervi. Anche perché,
come tutti sappiamo, è difficile
che un insegnante di religione
possa trovare il lavoro di
insegnante di religione - non in
una scuola religiosa, ma nella
scuola laica italiana - se non
si professa "religioso", anzi
"cattolico".
Insomma, hanno trovato un lavoro
soprattutto grazie al papa. Ma
il papa, ieri, forse perché era
il 25 aprile, aveva proprio
tanta voglia di parlare e perciò
ha sottolineato che «l'altissimo
numero di coloro che scelgono di
avvalersi di questa disciplina è
il segno del valore
insostituibile che essa riveste
nel percorso formativo e un
indice degli elevati livelli di
qualità che ha raggiunto».
Al papa non è minimamente
saltato in testa che, in Italia,
per entrare di ruolo anche come
prof di Lettere o Geografia la
cosa migliore, aggirando le
graduatorie, è entrare come
docente di religione e poi
magari chiedere un passaggio per
insegnare altre materie.
Al papa non è venuto neppure in
mente che in Italia gli unici
docenti che non sono stati
"falciati" dalla recente riforma
Gelmini sono proprio quelli di
religione. Che dire di fronte a
questa ingerenza della Chiesa?
Di fronte a queste parole
offensive per chiunque non sia
un docente di religione?
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