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Nel 2007, insieme al deputato
radicale Maurizio Turco e
all'avvocato Alessandro Nucara,
abbiamo presentato una denuncia
a Bruxelles nella quale veniva
segnalata alla Commissione
europea quella che ritenevamo
un'infrazione della direttiva
comunitaria 2000/78/CE (del 27
novembre 2000) contro le
discriminazioni sulla parità di
trattamento in materia di
occupazione e condizioni di
lavoro. Chiedevamo alla
Commissione di verificare se il
punto 2.5 dell'allegato 1 al dpr
751 del 16 dicembre 1985
(collegato alla parziale
modifica del Trattato
lateranense fatta nel 1984 da
Craxi e Casaroli) confliggesse
con il diritto comunitario, in
particolare nel punto in cui,
per quanto riguarda
l'insegnamento della religione
cattolica nelle scuole
pubbliche, demanda all'ordinario
diocesano la decisione per il
giudizio di idoneità
dell'insegnante (il gradimento
va poi riconfermato all'inizio
di ogni anno scolastico).
È evidente che l'ordinario
diocesano sceglie e sceglierà
sempre insegnanti appartenenti a
quella stessa religione,
escludendo automaticamente non
solo quelli di altre
confessioni, ma anche i
cittadini non credenti, mentre
nella direttiva europea del 2000
si ribadiva in modo chiaro ed
esplicito che un lavoratore non
può essere discriminato per
ragioni «fondate sulla
religione». Tra l'altro, questa
normativa potrebbe anche
costituire una violazione del
diritto comunitario per quanto
riguarda il «diritto di
stabilimento», dal momento che i
posti pubblici nella Comunità
europea sono accessibili a tutti
i cittadini comunitari, ma
naturalmente è improbabile che
l'ordinario diocesano possa
scegliere - mettiamo caso - un
cittadino portoghese o uno
tedesco.
A luglio scorso la Commissione
europea ha preannunciato che
invierà presto una richiesta di
informazioni al governo
italiano, che sarà quindi tenuto
a dare spiegazioni sulla
materia. A quel punto, la
Commissione dovrà valutare se
chiedere o meno la modifica di
quella norma.
Nella stessa denuncia avevamo
anche segnalato una
discriminazione di ordine
economico relativa alla
disparità di trattamento che
favorisce gli insegnanti di
religione rispetto agli altri.
Circa un anno e mezzo fa
Maurizio Turco, il
giuslavorista Claudio Zaza e il
sottoscritto iniziammo una causa
«pilota» al Tribunale del lavoro
di Roma, che nel luglio scorso
ha condannando il Ministero
della Pubblica istruzione al
pagamento di oltre 2.600 euro in
favore di un'insegnante
precaria, parificando così il
suo trattamento economico a
quello degli insegnanti di
religione.
Gli insegnanti di religione
precari (soltanto loro) godono
di uno scatto (aumento)
stipendiale del 2,5% ogni due
anni di insegnamento (sono
escluse le cosiddette
«supplenze brevi»). Quando
passano in ruolo conservano
l'incremento stipendiale
maturato e quindi non
percepiscono la retribuzione
iniziale (stipendio base: 1.745
euro lordi), come tutti gli
insegnanti delle altre materie,
ma una retribuzione maggiorata
in ragione degli scatti
stipendiali maturati. Ad
esempio, un insegnante di
religione che ha lavorato per 8
anni come precario ha maturato 4
scatti stipendiali biennali
pari al 10% in più della
retribuzione per un incremento
lordo di 44 euro per ogni scatto
che nell'esempio in questione
corrisponde a 176 euro mensili
lordi (pari a circa 130 euro
netti al mese: ben oltre
l'aumento di stipendio ottenuto
con il rinnovo del Ccnl). Un
insegnante precario delle
materie diverse dalla religione
non matura alcuno scatto
stipendiale. Se l'insegnante
precario di religione,
dell'esempio di cui sopra,
passa in ruolo dopo 8 anni di
precariato, il suo primo
stipendio non sarà di 1.745 euro
(lordi) come ogni altro
insegnante di materie diverse
dalla religione, ma di 1.921
euro in forza dei suddetti
scatti stipendiali che gli
vengono conservati. Un
insegnante delle altre materie
non percepisce alcuno scatto
stipendiale e quindi non
conserva alcun diritto nel
momento in cui passerà in ruolo.
Non esistendo la possibilità di
una «class action», ogni singolo
insegnante che si trovi in
quella condizione può seguire
l'esempio di quell'insegnante
intentando una causa di lavoro.
Possono farlo sia tutti gli
insegnanti precari sia quelli
che sono diventati di ruolo
negli ultimi cinque anni:
parliamo di circa 250mi1a
persone. Da un calcolo
approssimativo, risulta che se
lo Stato dovesse equiparare
immediatamente le retribuzioni
e dare gli arretrati spenderebbe
circa due miliardi e mezzo di
euro. In questo caso, non
chiediamo di togliere qualcosa
agli insegnanti di religione, ma
vogliamo che questo privilegio
economico venga esteso anche a
tutti gli altri insegnanti. Per
promuovere la causa ci si può
rivolgere all'avvocato Claudio
Zaza (aw.claudiozaza@otrantol8.it;
tel. 06.3722785). |