INSEGNANTI DI RELIGIONE: BRUXELLES INDAGA

di Carlo Pontesilli, da Confronti del 11 novembre 2008

 

Nel 2007, insieme al deputato radicale Mauri­zio Turco e all'avvocato Alessandro Nucara, abbiamo presentato una denuncia a Bruxelles nella quale veniva segnalata alla Commissio­ne europea quella che ritenevamo un'infrazione della direttiva comunitaria 2000/78/CE (del 27 novembre 2000) contro le discriminazioni sulla parità di tratta­mento in materia di occupazione e condizioni di la­voro. Chiedevamo alla Commissione di verificare se il punto 2.5 dell'allegato 1 al dpr 751 del 16 dicembre 1985 (collegato alla parziale modifica del Trattato la­teranense fatta nel 1984 da Craxi e Casaroli) conflig­gesse con il diritto comunitario, in particolare nel pun­to in cui, per quanto riguarda l'insegnamento della re­ligione cattolica nelle scuole pubbliche, demanda all'ordinario diocesano la decisione per il giudizio di idoneità dell'insegnante (il gradimento va poi ricon­fermato all'inizio di ogni anno scolastico).

È evidente che l'ordinario diocesano sceglie e sce­glierà sempre insegnanti appartenenti a quella stessa re­ligione, escludendo automaticamente non solo quelli di altre confessioni, ma anche i cittadini non credenti, mentre nella direttiva europea del 2000 si ribadiva in modo chiaro ed esplicito che un lavoratore non può es­sere discriminato per ragioni «fondate sulla religione». Tra l'altro, questa normativa potrebbe anche costituire una violazione del diritto comunitario per quanto ri­guarda il «diritto di stabilimento», dal momento che i posti pubblici nella Comunità europea sono accessibili a tutti i cittadini comunitari, ma naturalmente è im­probabile che l'ordinario diocesano possa scegliere - mettiamo caso - un cittadino portoghese o uno tedesco.

A luglio scorso la Commissione europea ha prean­nunciato che invierà presto una richiesta di infor­mazioni al governo italiano, che sarà quindi tenuto a dare spiegazioni sulla materia. A quel punto, la Commissione dovrà valutare se chiedere o meno la modifica di quella norma.

Nella stessa denuncia avevamo anche segnalato una discriminazione di ordine economico relativa al­la disparità di trattamento che favorisce gli inse­gnanti di religione rispetto agli altri.

Circa un anno e mezzo fa Maurizio Turco, il giu­slavorista Claudio Zaza e il sottoscritto iniziammo una causa «pilota» al Tribunale del lavoro di Roma, che nel luglio scorso ha condannando il Ministero della Pubblica istruzione al pagamento di oltre 2.600 euro in favore di un'insegnante precaria, parifican­do così il suo trattamento economico a quello degli insegnanti di religione.

Gli insegnanti di religione precari (soltanto loro) godono di uno scatto (aumento) stipendiale del 2,5% ogni due anni di insegnamento (sono escluse le co­siddette «supplenze brevi»). Quando passano in ruo­lo conservano l'incremento stipendiale maturato e quindi non percepiscono la retribuzione iniziale (sti­pendio base: 1.745 euro lordi), come tutti gli inse­gnanti delle altre materie, ma una retribuzione mag­giorata in ragione degli scatti stipendiali maturati. Ad esempio, un insegnante di religione che ha lavorato per 8 anni come precario ha maturato 4 scatti stipen­diali biennali pari al 10% in più della retribuzione per un incremento lordo di 44 euro per ogni scatto che nell'esempio in questione corrisponde a 176 euro mensili lordi (pari a circa 130 euro netti al mese: ben oltre l'aumento di stipendio ottenuto con il rinnovo del Ccnl). Un insegnante precario delle materie di­verse dalla religione non matura alcuno scatto sti­pendiale. Se l'insegnante precario di religione, dell'e­sempio di cui sopra, passa in ruolo dopo 8 anni di precariato, il suo primo stipendio non sarà di 1.745 euro (lordi) come ogni altro insegnante di materie di­verse dalla religione, ma di 1.921 euro in forza dei suddetti scatti stipendiali che gli vengono conservati. Un insegnante delle altre materie non percepisce al­cuno scatto stipendiale e quindi non conserva alcun diritto nel momento in cui passerà in ruolo.

Non esistendo la possibilità di una «class action», ogni singolo insegnante che si trovi in quella condi­zione può seguire l'esempio di quell'insegnante in­tentando una causa di lavoro. Possono farlo sia tutti gli insegnanti precari sia quelli che sono diventati di ruolo negli ultimi cinque anni: parliamo di circa 250mi1a persone. Da un calcolo approssimativo, ri­sulta che se lo Stato dovesse equiparare immediata­mente le retribuzioni e dare gli arretrati spenderebbe circa due miliardi e mezzo di euro. In questo caso, non chiediamo di togliere qualcosa agli insegnanti di religione, ma vogliamo che questo privilegio econo­mico venga esteso anche a tutti gli altri insegnanti. Per promuovere la causa ci si può rivolgere all'avvocato Claudio Zaza (aw.claudiozaza@otrantol8.it; tel. 06.3722785).