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Visto che siamo
nel bel mezzo del periodo delle
iscrizioni, vorrei sottolineare
che mai come quest'anno i
genitori che si trovano a dover
iscrivere i loro figli alla
scuola materna o a quella
dell'obbligo siano stati
bersaglio di una valanga di
informazioni contraddittorie. Da
un lato il Ministero
dell'Istruzione promuove un
piano di tagli indiscriminati
come se si trattasse di una
“riforma”, senza neppure sentire
più la necessità di doversi
dotare di un alibi pedagogico.
D'altro canto le singole scuole
si trovano ad essere sempre meno
autonome, sempre più povere di
risorse finanziarie e umane.
Chi ha la fortuna
di partecipare ad incontri in
cui il dirigente e gli
insegnanti presentano
chiaramente le differenze tra il
piano dell'offerta formativa che
la scuola è in grado di offrire
nell'anno scolastico in corso e
quello ipotizzabile a partire
dal prossimo autunno, percepisce
immediatamente il drastico calo
della qualità dell'offerta: meno
ore, eliminazione delle
compresenze, aumento del numero
degli allievi per classe, tagli
sul personale, sul tempo
mensa... insomma un taglio alla
qualità e alla quantità del
tempo-scuola.
Quindi chiedere
ai genitori di porre anche la
dovuta attenzione alla scelta in
merito all'ora di insegnamento
della confessione cattolica può
forse apparire, in questo
contesto, una domanda “fuori
luogo”, ma solo in apparenza,
poiché in realtà oggi, proprio a
causa dello smantellamento in
corso ai danni della scuola
pubblica, questo insegnamento è
l'unico che non subisce
ridimensionamenti, il solo punto
fermo cui anche il maestro unico
cederà il passo, a meno che non
goda dell'imprimatur
del vescovo. Quindi nel panorama
degli orari ridotti al minimo,
ma soprattutto con la perdita
totale delle compresenze, la
scelta in merito all'IRC assume
sempre più importanza sia per
l'organizzazione delle singole
istituzioni scolastiche che,
soprattutto, per il diritto
all'apprendimento degli allievi.
La scelta che la
famiglia opera in merito al
fatto religioso deve inserirsi
coerentemente nel progetto
educativo che si è chiamati a
condividere nel percorso
scolastico scelto per i propri
figli, progetto che vede oggi
minati i muri portanti della sua
qualità. E l'IRC è una spia di
questa qualità. La gestione che
le singole scuole operano
rispetto alle scelte alternative
fatte dalle famiglie rivela, per
esempio, il livello e
l'efficienza della comunicazione
tra scuola e genitori, il grado
di accoglienza, l'attenzione
rispetto alla libertà educativa
della famiglia.
L'aver intrapreso
una ricerca sugli atteggiamenti
e sui comportamenti dei genitori
in questo ambito, ci ha permesso
di portare alla luce quel
sommerso di cui sicuramente si
percepiva l'esistenza ma che non
riuscivamo bene ad inquadrare, a
mettere a fuoco. E oggi, in un
momento in cui l'approvazione
dei programmi annuali rende bene
l'idea delle risorse di cui
l'istruzione pubblica avrebbe
bisogno per poter rispondere
alle necessità impellenti di una
società sempre più ricca di
diversi orientamenti culturali e
religiosi, ebbene ci ritroviamo
alle prese non solo con
l'ennesima controriforma, ma
anche in presenza di molti
segnali preoccupanti, rivelatori
di un oscurantismo culturale che
incombe sull'educazione, sulla
formazione di intere generazioni
di studenti, per non parlare
delle ricadute sulla libertà
d'insegnamento...
L'approvazione da
parte della VII Commissione
permanente della Camera dei
Deputati, la Commissione
Cultura, il 22 gennaio scorso
della risoluzione Garagnani che
“impegna il Governo a far sì
che nell'ambito dell'autonomia
scolastica, e fatta salva la
libertà di insegnamento dei
docenti, sia reso esplicitamente
obbligatorio nelle indicazioni
nazionali il preciso riferimento
alla nostra tradizione culturale
e spirituale che si riconnette
esplicitamente al Cristianesimo.”
è uno di questi segnali.
Ricordo che l'on.
Garagnani è membro della
Commissione da anni, che ha
presentato nel luglio del 2002
una proposta di legge
concernente “Disposizioni
per l'insegnamento della storia
nelle scuole di ogni ordine e
grado”, poi tramutata in
risoluzione nel dicembre dello
stesso anno e approvata in
Commissione Cultura. All'epoca
si era parlato di invocazione
del controllo politico sui libri
di testo. Poi nel 2006 lo
ritroviamo protagonista con una
risoluzione sull'”Adozione
di iniziative nelle scuole di
ogni ordine e grado atte a
sensibilizzare gli studenti
extracomunitari al rispetto
delle tradizioni culturali e
religiose italiane”.
Nel 2008 ha
presentato più interrogazioni
sul “clima irriducibile di
ideologizzazione e di
contestazione radicale delle
riforme da parte della sinistra
in genere e di settori del corpo
docente” a Bologna e in
Emilia Romagna, oltre che sul
tema dei libri di testo con
un'interrogazione
sull'opportunità di
“procedere alla revisione dei
testi di storia in vigore presso
le scuole primarie e secondarie”
sostenendo che
“lo Stato non può rimanere,
indifferente di fronte a forme
di indottrinamento ancora
presenti nella scuola che
attraverso una parte
ideologizzata del corpo docente
avvalendosi di testi «di parte»,
presenta eventi significativi
per la storia dell'umanità come
il cristianesimo, le crociate,
la riforma protestante e la
controriforma cattolica, la
rivoluzione francese, il
Risorgimento, il fascismo, il
comunismo ed in genere le
vicende del XX secolo, secondo
un'ottica di parte ancorata pur
con modifiche marginali ad una
visione vetero-marxista della
società che spesso falsifica in
modo fuorviante fatti realmente
accaduti ed acclarati”.
Fino ad arrivare
all'interrogazione di luglio
2008 sugli”Interventi volti
a garantire il corretto
insegnamento della religione
cattolica nelle scuole.” in
cui sostiene che a fronte di un
“insegnamento della
religione cattolica” che
“rappresenta un contenuto
essenziale per la formazione
delle giovani generazioni sia
dal punto di vista culturale che
spirituale ed al riguardo la
legge n. 186 del 18 luglio 2003
«norme sullo stato giuridico
degli insegnanti di religione
cattolica degli istituti e delle
scuole di ogni ordine e grado»
che ha inserito in ruolo i
docenti della suddetta
disciplina ha risposto ad una
esigenza profondamente sentita
dall'opinione pubblica”,
elementi essenziali della
medesima, (...) non
possono essere disattesi da
interpretazioni tutte
particolari e fuorvianti che
hanno talora portato a
trasformare l'insegnamento della
religione cattolica
surrettiziamente in generiche
riflessioni improntate ad un
certo multiculturalismo o
sociologia delle religioni”.
La risposta del sottosegretario
Giuseppe PIZZA, che ribadisce
come solo l'Ordinario diocesano
abbia competenze in merito ad
eventuali provvedimenti avverso
l'insegnante di religione
inadempiente, ebbene non
soddisfa l'on. Garagnani che
replica ribadendo “che in
molte scuole non si procede
all'insegnamento della religione
cattolica apostolica romana ma
si discetta su tematiche
sociologiche per nulla attinenti
con l'oggetto della materia. È
necessario che il Governo
intervenga e faccia rispettare
la legge”.
La scorsa
settimana, il 10 febbraio,
Garagnani ha presentato
un'interpellanza in cui richiama
l'attenzione del Ministro
Gelmini sui “ cittadini e le
famiglie che intendano ricorrere
a strutture scolastiche ed
educative non statali e non
comunali” che “devono
sostenere in proprio i relativi
costi, dopo avere peraltro
contribuito a pagare, a
beneficio altrui, i costi della
scuola statale e comunale”
in uno Stato in cui “le
leggi regionali approvate da
alcune regioni (...)
costituiscono finalmente un
passo avanti nel riconoscimento
del ruolo oggettivo di servizio
pubblico svolto da strutture
educative private” e
prendendo atto che “l'attuale
situazione vede la convivenza di
sistemi scolastici aperti al
privato sociale o caratterizzati
da un arroccamento sul ruolo del
pubblico, determinando così
situazioni di notevole disparità
fra i cittadini di uno stesso
Stato” e “rileva
altresì che, se è vero comunque
che un sistema come quello
italiano imperniato sul primato
del pubblico statale non può
essere cambiato dall'oggi al
domani, è altrettanto vero che
possono essere intrapresi alcuni
passi, aumentando con iniziative
urgenti e tempestive i fondi per
le scuole paritarie”.
Ritengo sia importante
soffermarsi e riflettere quindi
su quante e quali pressioni si
stiano esercitando oggi sulla
scuola pubblica, e tutto ricadrà
sulle teste degli studenti, dei
nostri figli. Quindi anche come
genitore, oltre che come membro
del Comitato Direttivo
dell'Associazione 31 Ottobre,
sottolineo la necessità di
sostenere ogni azione volta a
tener alta la guardia sui
diritti sanciti dalla
Costituzione. Il diritto alla
libertà di coscienza, di
religione, di scelta educativa
della famiglia, il diritto alla
libertà d'insegnamento come
garanzia della libertà
d'apprendimento: ecco cosa
rischiamo di perdere in un
futuro che ormai è alle porte. E
il richiamo all'attenzione delle
famiglie sulla scelta da farsi
in merito all'IRC è d'obbligo,
proprio in un momento difficile
e caotico come questo, proprio
alla luce dei risultati di
questo nostro sondaggio, in nome
della laicità che vogliamo
rimanga un valore fondante della
istruzione pubblica.
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