QUALE LAICITA' PER LA SCUOLA?

di Silvana Ronco

 
Visto che siamo nel bel mezzo del periodo delle iscrizioni, vorrei sottolineare che mai come quest'anno i genitori che si trovano a dover iscrivere i loro figli alla scuola materna o a quella dell'obbligo siano stati bersaglio di una valanga di informazioni contraddittorie. Da un lato il Ministero dell'Istruzione promuove un piano di tagli indiscriminati come se si trattasse di una “riforma”, senza neppure sentire più la necessità di doversi dotare di un alibi pedagogico. D'altro canto le singole scuole si trovano ad essere sempre meno autonome, sempre più povere di risorse finanziarie e umane.
Chi ha la fortuna di partecipare ad incontri in cui il dirigente e gli insegnanti presentano chiaramente le differenze tra il piano dell'offerta formativa che la scuola è in grado di offrire nell'anno scolastico in corso e quello ipotizzabile a partire dal prossimo autunno, percepisce immediatamente il drastico calo della qualità dell'offerta: meno ore, eliminazione delle compresenze, aumento del numero degli allievi per classe, tagli sul personale, sul tempo mensa... insomma un taglio alla qualità e alla quantità del tempo-scuola.
Quindi chiedere ai genitori di porre anche la dovuta attenzione alla scelta in merito all'ora di insegnamento della confessione cattolica può forse apparire, in questo contesto, una domanda “fuori luogo”, ma solo in apparenza, poiché in realtà oggi, proprio a causa dello smantellamento in corso ai danni della scuola pubblica, questo insegnamento è l'unico che non subisce ridimensionamenti, il solo punto fermo cui anche il maestro unico cederà il passo, a meno che non goda dell'imprimatur del vescovo. Quindi nel panorama degli orari ridotti al minimo, ma soprattutto con la perdita totale delle compresenze, la scelta in merito all'IRC assume sempre più importanza sia per l'organizzazione delle singole istituzioni scolastiche che, soprattutto, per il diritto all'apprendimento degli allievi.
La scelta che la famiglia opera in merito al fatto religioso deve inserirsi coerentemente nel progetto educativo che si è chiamati a condividere nel percorso scolastico scelto per i propri figli, progetto che vede oggi minati i muri portanti della sua qualità. E l'IRC è una spia di questa qualità. La gestione che le singole scuole operano rispetto alle scelte alternative fatte dalle famiglie rivela, per esempio, il livello e l'efficienza della comunicazione tra scuola e genitori, il grado di accoglienza, l'attenzione rispetto alla libertà educativa della famiglia.
L'aver intrapreso una ricerca sugli atteggiamenti e sui comportamenti dei genitori in questo ambito, ci ha permesso di portare alla luce quel sommerso di cui sicuramente si percepiva l'esistenza ma che non riuscivamo bene ad inquadrare, a mettere a fuoco. E oggi, in un momento in cui l'approvazione dei programmi annuali rende bene l'idea delle risorse di cui l'istruzione pubblica avrebbe bisogno per poter rispondere alle necessità impellenti di una società sempre più ricca di diversi orientamenti culturali e religiosi, ebbene ci ritroviamo alle prese non solo con l'ennesima controriforma, ma anche in presenza di molti segnali preoccupanti, rivelatori di un oscurantismo culturale che incombe sull'educazione, sulla formazione di intere generazioni di studenti, per non parlare delle ricadute sulla libertà d'insegnamento...
L'approvazione da parte della VII Commissione permanente della Camera dei Deputati, la Commissione Cultura, il 22 gennaio scorso della risoluzione Garagnani che “impegna il Governo a far sì che nell'ambito dell'autonomia scolastica, e fatta salva la libertà di insegnamento dei docenti, sia reso esplicitamente obbligatorio nelle indicazioni nazionali il preciso riferimento alla nostra tradizione culturale e spirituale che si riconnette esplicitamente al Cristianesimo.” è uno di questi segnali.
Ricordo che l'on. Garagnani è membro della Commissione da anni, che ha presentato nel luglio del 2002 una proposta di legge concernente “Disposizioni per l'insegnamento della storia nelle scuole di ogni ordine e grado”, poi tramutata in risoluzione nel dicembre dello stesso anno e approvata in Commissione Cultura. All'epoca si era parlato di invocazione del controllo politico sui libri di testo. Poi nel 2006 lo ritroviamo protagonista con una risoluzione sull'”Adozione di iniziative nelle scuole di ogni ordine e grado atte a sensibilizzare gli studenti extracomunitari al rispetto delle tradizioni culturali e religiose italiane”.
Nel 2008 ha presentato più interrogazioni sul “clima irriducibile di ideologizzazione e di contestazione radicale delle riforme da parte della sinistra in genere e di settori del corpo docente” a Bologna e in Emilia Romagna, oltre che sul tema dei libri di testo con un'interrogazione sull'opportunità di “procedere alla revisione dei testi di storia in vigore presso le scuole primarie e secondarie” sostenendo che “lo Stato non può rimanere, indifferente di fronte a forme di indottrinamento ancora presenti nella scuola che attraverso una parte ideologizzata del corpo docente avvalendosi di testi «di parte», presenta eventi significativi per la storia dell'umanità come il cristianesimo, le crociate, la riforma protestante e la controriforma cattolica, la rivoluzione francese, il Risorgimento, il fascismo, il comunismo ed in genere le vicende del XX secolo, secondo un'ottica di parte ancorata pur con modifiche marginali ad una visione vetero-marxista della società che spesso falsifica in modo fuorviante fatti realmente accaduti ed acclarati”.
Fino ad arrivare all'interrogazione di luglio 2008 sugli”Interventi volti a garantire il corretto insegnamento della religione cattolica nelle scuole.” in cui sostiene che a fronte di un “insegnamento della religione cattolica” che “rappresenta un contenuto essenziale per la formazione delle giovani generazioni sia dal punto di vista culturale che spirituale ed al riguardo la legge n. 186 del 18 luglio 2003 «norme sullo stato giuridico degli insegnanti di religione cattolica degli istituti e delle scuole di ogni ordine e grado» che ha inserito in ruolo i docenti della suddetta disciplina ha risposto ad una esigenza profondamente sentita dall'opinione pubblica”, elementi essenziali della medesima, (...) non possono essere disattesi da interpretazioni tutte particolari e fuorvianti che hanno talora portato a trasformare l'insegnamento della religione cattolica surrettiziamente in generiche riflessioni improntate ad un certo multiculturalismo o sociologia delle religioni”. La risposta del sottosegretario Giuseppe PIZZA, che ribadisce come solo l'Ordinario diocesano abbia competenze in merito ad eventuali provvedimenti avverso l'insegnante di religione inadempiente, ebbene non soddisfa l'on. Garagnani che replica ribadendo “che in molte scuole non si procede all'insegnamento della religione cattolica apostolica romana ma si discetta su tematiche sociologiche per nulla attinenti con l'oggetto della materia. È necessario che il Governo intervenga e faccia rispettare la legge”.
La scorsa settimana, il 10 febbraio, Garagnani ha presentato un'interpellanza in cui richiama l'attenzione del Ministro Gelmini sui “ cittadini e le famiglie che intendano ricorrere a strutture scolastiche ed educative non statali e non comunali” che “devono sostenere in proprio i relativi costi, dopo avere peraltro contribuito a pagare, a beneficio altrui, i costi della scuola statale e comunale” in uno Stato in cui “le leggi regionali approvate da alcune regioni (...) costituiscono finalmente un passo avanti nel riconoscimento del ruolo oggettivo di servizio pubblico svolto da strutture educative private” e prendendo atto che “l'attuale situazione vede la convivenza di sistemi scolastici aperti al privato sociale o caratterizzati da un arroccamento sul ruolo del pubblico, determinando così situazioni di notevole disparità fra i cittadini di uno stesso Stato” e “rileva altresì che, se è vero comunque che un sistema come quello italiano imperniato sul primato del pubblico statale non può essere cambiato dall'oggi al domani, è altrettanto vero che possono essere intrapresi alcuni passi, aumentando con iniziative urgenti e tempestive i fondi per le scuole paritarie”.
Ritengo sia importante soffermarsi e riflettere quindi su quante e quali pressioni si stiano esercitando oggi sulla scuola pubblica, e tutto ricadrà sulle teste degli studenti, dei nostri figli. Quindi anche come genitore, oltre che come membro del Comitato Direttivo dell'Associazione 31 Ottobre, sottolineo la necessità di sostenere ogni azione volta a tener alta la guardia sui diritti sanciti dalla Costituzione. Il diritto alla libertà di coscienza, di religione, di scelta educativa della famiglia, il diritto alla libertà d'insegnamento come garanzia della libertà d'apprendimento: ecco cosa rischiamo di perdere in un futuro che ormai è alle porte. E il richiamo all'attenzione delle famiglie sulla scelta da farsi in merito all'IRC è d'obbligo, proprio in un momento difficile e caotico come questo, proprio alla luce dei risultati di questo nostro sondaggio, in nome della laicità che vogliamo rimanga un valore fondante della istruzione pubblica.