Laicità e funerali in diretta

(Lettera inviata ala redazione di Repubblica in occasione dei funerali di Karol Woityla)

di Nicola Pantaleo

 

Caro Direttore,

ho letto con qualche inquietudine l'articolo dal titolo eloquente "Oscurati funerali del Papa" a firma di  Micaela Abbinante  sulla contestata decisione della preside del Liceo "Flacco" di Bari di non disporre la messa in onda in diretta, cioè durante l'orario delle lezioni, della cerimonia funebre di Giovanni Paolo II. Non entro nel merito di quella decisione che attiene all' autonoma determinazione del dirigente scolastico, del resto assunta in armonia con i principi sacrosanti della laicità delle istituzioni publiche, di cui peraltro non sempre si vedono segni coerenti nei comportamenti dei responsabili delle amministrazioni pubbliche (penso, tra le altre, alla vicenda dei crocifissi). Ma vorrei fare alcune considerazioni più di metodo e di contesto culturale. Come presidente di un'associazione che ha a cuore una scuola sottratta a egemonie confessionali o logiche di mercato e capace di accogliere tutti senza discriminazioni,  nell'esprimere la mia piena solidarietà con la preside in questione, e per conseguenza la disapprovazione per quei dirigenti scolastici che hanno messo fin troppo zelo nell'assecondare spinte popolari, per non dire di sapore vandeano, sento di  dovere manifestare una certa preoccupazione per l'atteggiamento degli studenti (tutti, ne dubito; una parte, anche consistente probabilmente) che 'pretendevano' di interrompere lo svolgimento delle lezioni previste per tutti, dunque anche per i non cattolici, per assistere in diretta al rito funebre. Qui non è in discussione la buona fede degli studenti contestatori, che non sono soltanto i "papaboys" più esaltati ma semplicemente ragazzi coinvolti anche emotivamente dall'enorme mobilitazione mediatica che ha paralizzato il nostro paese per una settimana;  ritenere tuttavia che fosse un loro 'diritto' ottenere quello che oggettivamente sarebbe uno strappo alle leggi vigenti mi pare francamente violare il buon senso prima che venir meno a norme elementari di convivenza civile. E dunque, in questa linea, bene ha fatto l'assessore all'istruzione Martino a respingere le critiche, per non parlare più propriamente di tentativi di linciaggio morale, riferite da un quotidiano locale, per avere risposto a quanti ritenevano troppo poco il minuto di sospensione e raccoglimento raccomandato alle scuole con le limpide parole "siamo una scuola laica". So bene che questo discorso è controcorrente e impopolare e rischia di suscitare reazioni da 'lesa maestà': comprenderei dunque anche una mancata pubblicazione per tale motivo. Il fatto è, beninteso, che nessuno sottovaluta la grande importanza dell'evento né si intende qui diminuire la dimensione storica di un pontefice di cui si parlerà a lungo, anche se non posso condividere i toni apologetici, trionfalistici e sovente acritici (si parla solo delle 'luci' ma quasi mai delle 'ombre' inevitabili nelle umane azioni, come la spietata repressione del dissenso di vescovi e teologi su alcune materie opinabili) con cui si tende da molti commentatori, anche dichiaratamente laici, a esaltare la figura del pontefice al di là del ragionevole e del documentato: una discutibile santificazione a furor di popolo, un gridare a miracoli avvenuti (non è forse scritto nel Vangelo "Voi chiedete miracoli, ma non ve ne saranno dati..." e "Beato chi non ha veduto e ha creduto"?) e persino forse una forma di 'culto della personalità' che è peculiare delle dittature politiche ma non si addice certamente alla sobrietà evangelica dei seguaci del Cristo e che non sarebbe stata probabilmente gradita a un credente serio e rigoroso come Karol Woityla.    

Nicola Pantaleo