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Associazione 31 OttobrePER UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA PROMOSSA DAGLI EVANGELICI ITALIANI
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Virus in Vaticano
di Nicola Pantaleo
Siamo tutti testimoni della recente, colossale maratona televisiva e giornalistica sulla salute di Giovanni Paolo II in occasione dei suoi due ricoveri in ospedale. Sarebbe fin facile demagogia osservare che un comune mortale non potrà mai avvalersi di una minuscola frazione delle cure, dell’assistenza, degli straordinari comfort, dell’appassionata attenzione di medici e infermieri, non solo suore, che sono stati spesi a favore del Papa. Soprattutto se si pensa allo stato di semidisastro in cui versano molte strutture sanitarie pubbliche. Già, pubbliche: la malasanità colpisce non casualmente i meno abbienti. Ebbene, sarà anche bieco anticlericalesimo d’altri tempi ma, francamente, non se ne poteva più di bollettini ad horas, di collegamenti in diretta di esagitati corrispondenti che traducevano l’emozione del paese, anzi del mondo intero (poco mancava che ci si collegasse in eurovisione) in balbettanti resoconti a bassa voce quasi che si potesse turbare il riposo dell’augusto paziente. Sarà anche il mai sopito spirito ghibellino dei protestanti italiani ma anteporre le sia pure pericolose conseguenze di un banale attacco d’influenza alle tragedie, ad esempio, del dopoguerra (ma è davvero ‘dopo’) iracheno con le sue stragi quotidiane o, per venire a questioni più domestiche, ai tentativi di disarmare la giustizia penale con leggi escogitate a vantaggio di alcuni e riforme che hanno il sapore di rivalsa appare insopportabile. Si dirà che la fastidiosa infermità papale innesca imprevedibili catene di eventi: un’eventuale situazione di invalidità tale da impedirne del tutto l’attività e nei corridoi vaticani da tempo si sussurra di candidature alla successione sul soglio pontificio e si affilano le armi del confronto in conclave tra le ‘lobby’ presenti in Curia – conservatori/progressisti, ‘romani’/terzomondialisti. Altri osserveranno che la statura spirituale e politica dell’attuale pontefice merita che i riflettori siano costantemente puntati sulla sua figura, sui suoi atti, sulle sue parole, ancorché scritte per lui da fidati ghostwriter. Altri ancora aggiungeranno che il suo pontificato è passato sostanzialmente indenne, anzi in forma protagonistica, attraverso svolte storiche cruciali, dalla caduta del muro di Berlino e dalla conseguente crisi del comunismo europeo, cui avrebbe fornito un indiscusso contributo, alle due guerre in Iraq, avversate con indomita coerenza, con in mezzo l’attacco occidentale all’Afghanistan dei Talebani e gli orrori dei conflitti interetnici in Ruanda e nell’ex-Iugoslavia. Altri infine faranno notare, su un piano più squisitamente religioso, che la denuncia della colpe storiche della Chiesa di Roma - dall’antisemitismo all’emarginazione e persecuzione di ogni dissenso, all’Inquisizione, a dispetto dell’attuale tentativo revisionista di ridurne la portata con la tesi di una di gran lunga maggiore responsabilità protestante – non ha mai avuto nella sua storia millenaria accenti così sincerai e appassionati. E lo stesso movimento ecumenico con l’apertura ai patriarcati ortodossi più recalcitranti a una riconciliazione con Roma e i rapporti cordiali con i vertici delle chiese protestanti, come pure il dialogo interreligioso con l’ebraismo, l’ Islam e le fedi orientali hanno indiscutibilmente conosciuto sotto la sua guida un impulso di inedita energia dal Concilio vaticano II. Tutto assolutamente vero, anche se qualche critico, irremidibilmente anticlericale e ghibellino, può levarsi ad obiettare che, sull’altro piatto della bilancia, si devono registrare forti irrigidimenti dogmatici (Ratzinger docet) ad esempio sul culto mariano, sull’Eucaristia, su un’ecclesiologia gerarchica e centralizzata, mentre sulle grandi questioni dell’etica sociale e della bioetica (contraccezione, aborto, fecondazione assistita, eutanasia) ci si attarda su posizioni conservatrici, chiuse al dialogo e talora non prive di accenti misogini.
Non si può certo non nutrire verso l’anziano vescovo polacco, che ha peraltro affrontato gli effetti di un sanguinoso attentato e lotta con coraggiosa determinazione contro la devastante pervasività del morbo di Parkinson, una legittima preoccupazione e umana simpatia,. Ma, mentre gli si augura di tutto cuore lunga vita ancora al servizio della Chiesa cattolica che guida con autorevolezza, monta il fastidio verso quel giornalismo radiotelevisivo e gran parte dell’apparato politico-istituzionale, questa volta davvero con poche eccezioni bipartisan, che, come si diceva, ha mostrato ancora una volta una rincorsa di ipocrita servilismo e compiacenza cortigiana indegni di un paese moderno e civile. La laicità è ancora purtroppo un miraggio nel nostro paese di cattolici improvvisati e opportunisti. Così il cardinal Ruini può impunemente esortare a boicottare il referendum contro la peggior legge sulla fecondazione che sia mai stata approvata o, ancor più, decidere con la ministra Moratti quali sono i valori che la scuola pubblica, non più laica e pluralista, deve trasmettere alle giovani generazioni. E il virus che si è aggirato in Vaticano, evidenziando fragilità e contraddizioni, ha messo tutti di fronte all’esigenza di confrontarsi con questa realtà.
