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Associazione 31 OttobrePER UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA PROMOSSA DAGLI EVANGELICI ITALIANI
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Marco Chiauzza
LAICITA' DELLA SCUOLA E NELLA SCUOLA
(sintesi della relazione presentata al Convegno dell'Associazione svoltosi a Torino il 29 settembre 2007, non rivista dall'Autore)
Il nesso dialettico tra laicità della scuola e laicità nella scuola è molto simile e per certi versi anche una conseguenza del nesso tra libertà della e nella scuola. Il tema della libertà di insegnamento, lungi dall’essere ridotto a slogan dal sapore tardo sessantottino, è tutt’altro che obsoleto.
Se infatti si parte dal presupposto che il soggetto principale della scuola non è l’istituzione, non è la famiglia e non è neppure il corpo docente, ma lo studente, allora è evidente che la libertà dell’insegnamento è garanzia della libertà dello studente da quella sorta di familismo dilagante che, in nome della libertà di scelta educativa, ha finito per far percepire la scuola come una dispensatrice di servizi cui si ha diritto; spesso i docenti sono percepiti dai genitori come coloro che stanno dall’altra parte del vetro e dai quali si può pretendere, da utenti, una prestazione ineccepibile. Ma la scuola non è ufficio postale. La scuola deve invece favorire il “distacco” dello studente dalla famiglia perché solo distaccandosi da essa egli definisce la propria identità.
Ritornando al nesso laicità della e nella scuola, che corrisponde anche al più generale nesso tra laicità della e nella società, bisogna anzitutto distinguere la scuola in quanto istituzione e la scuola in quanto aggregazione sociale, due ambiti che, fattualmente, si sovrappongono, ma che, concettualmente, sono diversi. In questo senso, si può affermare che la laicità della scuola si riferisce alla scuola in quanto istituzione, dal momento che tutte le istituzioni sono e devono essere laiche. La laicità nella scuola si riferisce invece alla scuola come aggregazione sociale. È evidente che tale distinzione non va intesa in senso schizofrenico ma armonico: l’istituzione laica (la scuola) crea il terreno formale che poi si traduce in azione pedagogicamente significativa.
In questo ambito si inserisce la dimensione laica dell’insegnamento. Insegnare laicamente, a mio parere, significa partire dai pre-giudizi dello studente (come pure da quelli dell’insegnante) per poi “lavorare di martello”. Riprendo l’espressione da Nietzsche, per il quale il martello in questione non è quello che serve a demolire e a rompere, ma quello che serve a valutare se una campana è “fessa”.
Insegnare laicamente non significa fare il massimo sforzo per essere neutrali; al contrario, i propri orientamenti politici, religiosi, filosofici, ecc. vanno esibiti non con la presunzione di imporli, ma con la capacità di argomentarli e di metterli in discussione.
Non bisogna neppure confondere la laicità con l’intercultura, per cui solo un approccio interculturale può essere laico; spesso invece una certa intercultura serve solo a rafforzare il comunitarismo identitario.
