Rosanna Ciappa

IL FATTO RELIGIOSO NELLA RIFORMA MORATTI

(relazione tenuta al convegno di Velletri 2004)

 

Introduzione
Prima di passare all'analisi dei testi delle "Indicazioni Nazionali" attraverso il filtro del problema religioso, è opportuno chiarire che cosa si intenda con problema religioso e perché, a mio avviso, i molti segnali che ci giungono da molte dimensioni rendono urgente la riapertura di un dibattito sull'approccio al fatto religioso in ambiente scolastico, in particolare negli anni dell'obbligo.

L'avvento dell'Islam nella nostra cultura attraverso l'immigrazione ed il confronto con i problemi del Medio-Oriente, il bisogno di un'identità che vi si contrapponga, la paura per il diverso che incombe possono spiegare gli eccessi ed alcune forti e spettacolarizzate spinte alla riaffermazione del Cattolicesimo e del Crocifisso negli ambienti pubblici. L'odio anti-islamico, fomentato dai media, può spingere un valdese a fare il panegirico del Crocifisso come simbolo della propria Italianità e anche molti laici ad affermare che i principi di laicità e democrazia possano essere messi in discussione di fronte ad ideologie e religioni totalitarie. Eppure, il successo di questo papa ormai anziano, la diffusione di culti orientali e sincretisti, il successo dell'evangelizzazione di base sia in campo cattolico che in campo cristiano evangelico, sono fenomeni paralleli e che in gran parte precedono la preoccupazione per l'islam.

Se oggi sarebbe assurdo prescindere dall'influenza che il rapporto con l'Islam, con tutti i problemi che comporta, esercita sul dibattito a proposito del fatto religioso, sarebbe senza dubbio superficiale sostenere che la pressante richiesta del nostro e di altri Stati presso l'Unione Europea, affinché fosse menzionata l'origine essenzialmente cristiana della Civiltà Europea, la difesa della presenza del Crocifisso nelle scuole ed in tutti gli edifici pubblici, la recrudescenza dell'interferenza clericale nelle questioni legislative legate al mondo della sessualità e, non ultimo, il ritorno al "personalismo cattolico" (concetto questo che dovrò spiegare in seguito) come fondamento e coronamento degli Studi nella scuola pubblica[; sarebbe superficiale, ripeto,] pensare che tutti questi fenomeni siano una semplice reazione alla pressione mussulmana.

Sarebbe interessante discutere di come la grande rivoluzione mediatica, con il prepotente ritorno alla lingua orale, abbia messo in crisi quelle grandi culture, come il Protestantesimo storico, l'Illuminismo e il Liberalismo, che hanno tratto la propria linfa vitale dalla stampa e dalla solidità responsabile della Parola Scritta. Purtroppo però l'argomento esula dalle competenze di quest'intervento ed allora ve lo rimando come un sasso nello stagno, una provocazione, al fine di stimolare riflessioni personali.

Le vicende degli ultimi anni rendono evidente il bisogno diffuso di trovare una risposta chiara a problemi che, forse, molti osservatori ritenevano superati, e se il mondo laico non formulerà delle proprie risposte valide, saremo in balia dei molti che, come sta avvenendo in quest'ultimo periodo, agognano al ritorno di una religiosità quasi medioevale. La religione, con noi evangelici in prima fila, non accetta, infatti, una definizione talmente riduttiva da poter essere addirittura ignorata, con quell'atteggiamento: "tanto è una cosa indifferente, ognuno scelga quella che vuole tanto riguarda cose appartenenti all'altro mondo e all'altra vita!", dominante per molti anni. Ragionare di religione, infatti, non richiede questioni relative al sesso degli angeli o alla verginità di personaggi vissuti millenni or sono: bisogna stabilire se  Bernard De Mandeville avesse ragione nella sua Favola delle api, se quindi questo mondo sia da governarsi sulla base della solidarietà e della fratellanza o su quella della concorrenza e del conflitto; la religione parla di etica personale, ma anche di cosa sia Uomo, di Autorità e rapporto fra individuo e società. L'orientamento religioso, più che l'appartenenza confessionale, ha caratterizzato da sempre le scelte storiche, poiché parlare di Teologia significa dare un senso ai problemi reali dell'uomo e della società di questo mondo, pensiamo a saggi come quello di Max Weber sul rapporto fra spirito del capitalismo ed etica protestante.

Ma, se è vero che ciò che sono oggi l'Europa e il mondo occidentale ha forti radici nella cultura Cristiana, esistono alternative Democratiche e Moderne rispetto al ritorno della Lega Cristiana di Lepanto auspicato dalla rivista Cristianità, organo ufficiale dei Gesuiti, anche attraverso internet.
La scelta francese di escludere dalla scuola ogni simbolo religioso (personale e privato) e, per estensione, culturale, portato dai singoli studenti, tanto quanto dai docenti, non è per noi accettabile per due ordini di motivi: da una parte l'abdicazione che sembra in questo modo compiere la scuola nei confronti di un compito educativo che riteniamo fondamentale, limitandosi a mettere la testa sotto la sabbia evitando il tema religioso come se non esistesse o come se fosse un elemento del tutto marginale da vivere solo al chiuso della propria famiglia; dall'altra, con argomentazione più legata alla didattica, per la convinzione che non si possano considerare gli studenti come dei vasi che, entrando nella scuola, si debbano svuotare da ogni contenuto culturale proprio per riempirsi di nuovi contenuti prefabbricati, da chi poi? La scuola deve essere, infatti, luogo di incontro, di confronto culturalmente forte, non di indottrinamento, dato che la Laicità è una questione metodologica, non di contenuti che possano essere imposti. Il suo fondamento è il dialogo in una struttura democratica.


Il fatto religioso nella riforma Moratti

Contrariamente a quanto succede in Francia, in Italia, i simboli religiosi (Cattolici) sono imposti d'autorità dalle istituzioni e i programmi scolastici, ora vigenti come Indicazioni Nazionali, sono fortemente impregnati di spirito religioso e di attenzione ai problemi legati al mondo della Fede, sia nella storia che nella quotidianità del cittadino di oggi.

Il modello di riferimento per la costruzione di questi documenti è indubbiamente il "personalismo integrale" secondo il modello teologico-filosofico del neo-tomista francese Maritain. Se fosse necessario dimostrare questo fatto, anche se credo che, con piena dignità, nessuno dei redattori metterlo in dubbio, basti contare la ricorrenza dei termini persona e integrale nel testo legislativo.
Punti di forza di questa ideologia sono la concezione dell'individuo come unità dalle molte dimensioni (dimensioni della persona: la razionale, l'estetica, la sociale, l'operativa, l'affettiva, la morale e la spirituale religiosa. dicono testualmente le indicazioni per la scuola primaria) e similmente la riproposizione della metafisica come strumento interpretativo della realtà, privilegiato rispetto alla modello matematico-scientifico: per la scuola secondaria di I grado si dice
'La parte e il tutto. Proprio l'inesauribilità della realtà e il suo carattere aperto a più modelli rappresentativi spiega due altre dimensioni che accompagnano l'istruzione secondaria di 1° grado.
La prima riguarda la necessità  di modelli di rappresentazione degli oggetti, del mondo e della vita diversi da quelli scientifico-matematici: si tratta dei modelli di natura linguistico-letteraria, artistico-estetica, tecnologica, storico-sociale, etica e religiosa che tanta parte hanno avuto nella nostra tradizione, contribuendo con pari (quando non, in alcuni momenti storici, maggiore) dignità a ricercare la verità e a definire la nostra identità culturale. Infatti, dimensioni come l'affettività, il giudizio etico, l'appagamento estetico, il senso del limite ecc., non trovano nei modelli matematici adeguati strumenti di rappresentazione.

Se a questa prospettiva si aggiunge l'attenzione particolare che la classe politica democristiana rivolge alla famiglia (quella "naturale" secondo Buttiglione, per la precisione), si può cominciare ad avere un quadro preciso dell'impostazione religiosa che la Riforma cerca di portare nella scuola.
L'approccio alle problematiche del religioso e l'attenzione a problemi trascendenti deve iniziare, poi,  precocemente, dato che i bambini della scuola materna devono:

7. Soffermarsi sul senso della nascita e della morte, delle origini della vita e del cosmo, della malattia e del dolore, del ruolo dell'uomo nell'universo, dell'esistenza di Dio, a partire dalle diverse risposte elaborate e testimoniate in famiglia e nelle comunità di appartenenza.


E' da notare che fra questa premessa è l'imposizione dei simboli confessionali nell'ambiente scolastico esiste una prima e significativa contraddizione: dato che è previsto, ritengo giustamente che il punto di partenza della riflessione scolastica debba partire dal vissuto pregresso del bambino (che abbia o meno una famiglia buttiglioniana) e non da un modello confessionale unico imposto dallo Stato. Ciò deriva, a mio avviso, dalle due diverse istanze che, storicamente, stanno agendo sui legislatori: da una parte quella di fornire ai futuri cittadini gli strumenti intellettuali utili alla comprensione di mondo e di una storia dotati di senso, rivalutando lo schema della ricerca religiosa, dall'altro quella di costruire (o ricostruire) una identità comune forte da contrapporre alla fede Islamica, vista come nemico o pericolo.

E' interessante notare come nelle sezioni discorsive delle Indicazioni Nazionali si parli sempre di Dio, spiritualità e di sentimento religioso in generale, senza menzione al Cristianesimo, al Cattolicesimo Romano o ad altre specifiche confessioni. Nello spirito dell'impostazione neo-tomista ciò non sottintende solo un'apertura tollerante e liberale nei confronti di ogni esperienza religiosa, quanto piuttosto vuole sottolineare l'universalità del linguaggio religioso, naturale ed imprescindibile strumento attraverso il quale l'umanità interroga e attribuisce un senso alla Realtà.
Cambia, infatti, il tono del discorso quando si passa all'enunciazione degli Obiettivi Specifici per gli Apprendimenti. Anche in questa sezione i riferimenti al fatto religioso non sono pochi, in gran parte  all'interno della programmazione di Storia (prescindendo ovviamente dall'IRC la cui programmazione, del resto, è formulata direttamente dalla CEI).

In questo contesto si afferma chiaramente che le radici culturali cui bisogna fare riferimento sono Classiche o Cristiane. A conclusione del percorso della scuola primaria devono raggiungersi questi due obiettivi:

- Leggere brevi testi peculiari della tradizione culturale della civiltà greca, romana e cristiana con attenzione al modo di rappresentare il rapporto io e gli altri, la funzione della preghiera, il rapporto con la natura.

- Scoprire radici storiche  antiche classiche e cristiane della realtà locale.


A parte la scelta dei temi, scarsamente di interesse storico, quanto piuttosto potrebbero essere il rapporto fra potere politico e cittadino che può essere utile per spiegare la persecuzione ed il successo del Cristianesimo più dello specifico rapporto con la preghiera, preoccupa la traduzione pratica che possiamo aspettarci di questi obiettivi, avendo presente la preparazione media degli insegnanti di scuola elementare su questo specifico argomento e l'orizzonte culturale nel quale si muovono (teniamo conto che ancora oggi in molte scuole italiane si recita l'Ave Maria prima di iniziare le lezioni!). Nella programmazione della scuola superiore di primo grado non si specificheranno più altre influenze culturali o altri testi specifici di tradizione diversa, fermo restando, ovviamente, l'invito generico all'uso delle fonti. Piuttosto ci si preoccupa di chiarire l'orizzonte culturale sul quale bisogna impostare il percorso storico: un'unità culturale e religiosa dell'Europa operata nel medioevo dalla chiesa Cristiana e l'incontro/confronto di questa realtà unitaria con il resto del mondo; trascurando le interpretazioni dei più autorevoli storici che affermano l'esistenza di una cultura Mediterranea molto unita malgrado le differenze religiose e contrapposta ad una cultura continentale almeno fino alla battaglia di Lepanto nel 1571 (si leggano Braudel in L'Europa al tempo di Filippo II ma anche, per esempio, Montanari nella sua Storia dell'alimentazione in Europa - La fame e l'abbondanza).

Per affermare a tutti i costi ciò che non si è voluto inserire nella costituzione Europea, tuttavia, bisogna dare un quadro dell'Europa unita sin dall'anno mille; ed in questo contesto la Riforma protestante deve sparire. Infatti sparisce, questo il percorso storico da seguire indicato dal Ministero:
- la civiltà europea dopo il Mille e l'unificazione culturale e religiosa dell'Europa: le radici di una identità comune pur nella diversità dei diversi sistemi politici;

- l'apertura dell'Europa ad un sistema mondiale di relazioni: la scoperta dell'«altro» e le sue conseguenze;

- la crisi della sintesi culturale, politica e sociale del Medioevo;

- Umanesimo e  Rinascimento;

- la crisi dell'unità religiosa e la destabilizzazione del rapporto sociale;


Conclusioni
Se a quanto elencato fin ora si aggiunge il tentativo, per fortuna sventato, di marginalizzare teorie scientifiche "scomode" come il Darwinismo, appare chiaro come in Italia sia ancora difficile separare la riscoperta del pensiero teologico (termine che preferisco al vago e  ambiguo religioso) dal tentativo di imporre una specifica visione del mondo. Eppure sarebbe sbagliato condannare in blocco l'approccio al fatto religioso promosso dalle Indicazioni Nazionali.

L'approccio consapevole alla Verità così come si è manifestato nella storia dell'umanità, si è spesso declinato con il linguaggio della teologia, agendo sulla collettività sotto forma di pratica religiosa. La comprensione di questo linguaggio deve essere perseguita nella scuola, evitando che diventi patrimonio esclusivo di un insegnamento confessionale e facoltativo, per poi ricadere sulla testa degli studenti che devono capire Dante senza sapere nulla del linguaggio, delle problematiche e delle allegorie che si muovono sotto le parole della Divina Commedia; per ritrovarsi a ripetere al professore di lettere quali siano le virtù cardinali o teologali come una formuletta catechistica, senza che questo concetto possa avere il minimo spessore critico.

Le lettura dei testi religiosi, al fine della comprensione dell'orizzonte di senso in cui si muovono le vicende storiche è senz'altro uno strumento positivo, utile non solo a livello di scuola primaria e di origini del Cristianesimo, per esempio sarebbe utile ai ragazzi avere un  quadro di come la Visione-del-mondo del protestantesimo, attraverso un profondo cambiamento del rapporto dell'Uomo con la Verità, abbia influito sulla consapevolezza politica dei secoli successivi, o anche il ruolo della critica del cristianesimo nella filosofia economica dell'ottocento, che non si può ridurre al concetto marxiano di "oppio dei popoli, ma il tema religioso deve essere affrontato con una competenza che, allo stato attuale, gli insegnanti non hanno. E' importante insistere in sede ministeriale, ma anche nelle singole realtà locali affinché si realizzino corsi d'aggiornamento atti a fornire al Corpo Docente gli strumenti per affrontare in modo scientifico il problema, promuovendo Tavoli interreligiosi e interconfessionali che forniscano strumenti di lavoro e stimolino il confronto ed il dialogo su problemi concreti.

Piuttosto che stimolare artificialmente in età molto precoce specifiche domande su quella che, per alcuni, sarebbe la sfera religiosa, come prevedono le indicazioni per la scuola materna, o piuttosto che imporre una lettura preconcetta della storia Europea, la scuola dovrebbe proporsi come luogo d'incontro e di riflessione aperta, anche per le famiglie (intese a mio avviso come insieme delle figure di adulto significativo per i ragazzi), sulle questioni di reale interesse. Al contrario di quanto proposto in Francia, perciò, sarebbe auspicabile una scuola dove i ragazzi arrivino carichi della propria esperienza culturale, affinché questa sia oggetto di critica e riflessione per una ricerca collettiva della Verità. Poiché l'alternativa al fondamentalismo, non è un fondamentalismo contrapposto, ma sempre il confronto civile e Democratico in un ambiente laico, in quanto super partes e luogo di ricerca responsabile in grado di rendere conto del proprio metodo scientifico. (cosa che in parentesi e per concludere tocca direttamente il tema della Valutazione che dev'essere sui metodi e non sull'imposizione dei contenuti).

 

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