Lettera di Giovanni Giuranna

 

Sono un insegnante di religione cattolica abbonato a RIFORMA e vi leggo con piacere. Seguo con interesse il dibattito relativo alla religione nella scuola.

Sul mio blog ho rilanciato l'articolo del pastore Giovanni Anziani su RIFORMA del 1 dicembre 2006. Vedi http://blog.libero.it/profgiuranna/2026152.html. Subito dopo l'articolo ho aggiunto questo mio commento che mi preme segnalarvi:

Come insegnante di religione cattolica, non ho paura di dire che vedrei positivamente una trasformazione dell'attuale IRC in una disciplina scolastica che sia priva della dimensione confessionale.

Dunque, la questione mi interessa e mi stimola a pensare.

Sollevo però un'osservazione critica su questa frase di Anziani:

"In modo molto netto e chiaro è stato detto che nel fare questa scuola pubblica non vi è posto per l'Irc. Non per un'opposizione ideologica, ma perché l'esercizio critico (essenziale nel percorso formativo dei giovani) viene annullato essendo quello un Insegnamento dogmatico".

Non è così.

L'IRC è sì materia concordataria scaturita dall'accordo tra lo Stato e la Chiesa cattolica, ma i suoi contenuti didattici non sono equiparabili al catechismo né tanto meno alla dogmatica cattolica.

Per quanto mi riguarda la cosa è chiara a me e ai ragazzi: sono cattolico e insegno religione con l'idoneità dal mio vescovo, ma - in quanto insegnante - non accetto di esser descritto come un propagandista che fa spot per la sua ditta o come un venditore che cerca di piazzare i suoi prodotti.

Se qualche insegnante di religione fa catechismo in orario scolastico, sbaglia. D'altra parte, ci sono molti altri idr che fanno seriamente il proprio lavoro nel rispetto delle finalità della scuola italiana.

Cordiali e fraterni saluti,

Giovanni Giuranna

(idr presso la S.M.S. Franceschi-Quasimodo di Milano)

 

Caro amico,

La ringrazio anzitutto per avermi messo a parte di questo commento all'articolo del pastore Anziani, una persona che conosco dalla nostra comune giovinezza e che stimo molto per la serietà e la duttilità (non è affatto un rigido anticattolico, tutt'altro). Non ho ragione di dubitare minimamente di quanto afferma nelle Sue osservazioni e ancor meno della buona fede con cui lo fa. Il problema è  nella stessa dicitura "religione cattolica": qui è l'equivoco, qui è l'inghippo. Si è mai visto un insegnante di educazione artistica che non insegni per l'appunto l'arte o di matematica che non impartisca lezioni di aritmetica e algebra? Ad essere rigorosi Lei non svolge il Suo compito istituzionale insegnando cosa diversa dalla religione cattolica, non crede? Io ne sono personalmente contento ma le cose non stanno così. Lei sarebbe tenuto a insegnare religione cattolica, cioè la storia, se vuole, la dottrina (e quindi i dogmi), la tradizione e la morale cattoliche. Se fa altro non svolge il Suo lavoro previsto dal contratto con la scuola. E allora ben venga un insegnamento laico, non dogmatico, aconfessionale del fenomeno religioso ma è proprio per questo obiettivo che la mia Associazione ("31 ottobre per una scuola laica e pluralista") e altri, evangelici, ebrei, musulmani e laici ci battiamo. Ma bisogna cambiare nome e caratteristiche istituzionali (subordinazione dello Stato a una designazione del vescovo) a quella disciplina. Altrimenti permarrà l'equivoco di una denominazione diversa dai contenuti. In questo senso non mi sento di dire che Anziani ha sbagliato. Tocca alla Chiesa cattolica fare un passo indietro e favorire la sostituzione dell'IRC con un insegnamento come quello che Lei, presumo, svolga nelle Sue classi.

Con simpatia e fraternità

Nicola Pantaleo