Domenico Maselli

UNA LEGGE SULLA LIBERTÀ RELIGIOSA IN ITALIA

(relazione presentata al Convegno dell'Associazione svoltosi a Torino il 29 settembre 2007)

 

È necessario fare una premessa alla mia relazione spiegando perché si renda indispensabile una legge sulla libertà religiosa e quali problemi si presentino per la realizzazione di uno stato laico che tuteli e valorizzi tutte le posizioni. Uno Stato, infatti, è veramente laico quando tutti hanno uguali diritti e adempiono agli stessi doveri e responsabilità.

 

Il Regno d’Italia

Fino al 1848, gli stati italiani preunitari erano monarchie assolute ed apertamente con­fessionali. Una parziale libertà di coscienza era prevista nel Granducato di Toscana, con il Codice di Pietro Leopoldo. Nel 1848, Carlo Alberto concesse i diritti civili a Valdesi ed Ebrei, ma ribadì, nell'articolo 1 dello statuto, che la Cattolica Apostolica Romana era la religione della stato e gli altri culti allora esistenti erano tollerati secondo le leggi. In Toscana, dopo il concordato del 1852 vi fu una nuova persecuzione dei primi evangelici, con numerosi arresti e condanne all'esilio.

Il Regno d’Italia dal 1861 al 1922 presentava una profonda dicotomia tra l’articolo I dello Statuto, già citato, e l'interpretazione che ne dava la Camera dei deputati che, con l’odg Mancini del 1872, dichiarava tutte le religioni ugualmente libere ed interpretava l’espressione “religione di stato” come religione della dinastia regnante.

Il fascismo mostrò il suo atteggiamento fin dal 1922 con l’insegnamento della Religione Cattolica in tutte le scuole di ogni ordine e grado e con l’esposizione del crocifisso in tutti gli edifici pubblici. Nel 1929 il Concordato con la Chiesa Cattolica sanciva il pieno ritorno alla religione di Stato, riconosceva il carattere sacro della città di Roma e attri­buiva alle altre confessioni religiose lo status di “culti ammessi” cui fu dedicata una leg­ge ad hoc che dava alcuni diritti, anche se limitati alle Confessioni che avessero il rico­noscimento della personalità giuridica. Quelle non ancora riconosciute, in un primo momento furono tollerate ed in un secondo, proibite. In particolare, Testimoni di Geova, Pentecostali e, più tardi, l’Esercito della Salvezza, subirono confino e prigione. Una circolare del ministro Guido Buffarini dichiarava i Pentecostali dannosi per la razza.

 

La libertà religiosa nella Repubblica Italiana

La Repubblica Italiana nella Costituzione ha ammesso una pericolosa distinzione l’art. 7 che riconosce i Patti Lateranensi (Trattato, Concordato e Convenzione Finanziaria) e l’art. 8 che proclama la piena libertà di culto e prevede la stipula di “Intese” con le confessioni religiose diverse da quella cattolica. In pratica rimase in vigore la legge fascista sui culti ammessi, con grandi limitazioni delle libertà di religione e di coscienza. Furono necessari processi ed una lotta continua sostenuta dal Consiglio Federale delle Chiese Evangeliche, dalle Comunità Ebraiche e da alcuni deputati laici, per giungere, dopo il 1955, ad importanti sentenze della Corte Costituzionale che abolì le parti più negative delle leggi fasciste le quali che, pur così epurate, restano in vigore.

Per quanto riguarda la scuola, non cambiò molto rispetto all’era fascista, a parte la mag­giore libertà di insegnamento e la previsione che fosse libera una scuola privata purché senza oneri per lo stato (art. 33, non sempre osservato). Fece le spese del Concordato il grande storico del cristianesimo Ernesto Buonaiuti che, in quanto ex prete, fu l’unico, tra i docenti universitari che non avevano valuto giurare fedeltà al fascismo, a non esse­re stato rimesso sulla sua cattedra, e ne mori di crepacuore.

Il terzo comma dell’art. 8 della Costituzione, che prevedeva le intese con le confessioni diverse da quella cattolica, è rimasta lettera morta fino al 1984, cioè fino alla revisione del Concordato, fatta dal Vaticano con il governo Craxi. In quell’anno infatti, fu firmata la prima intesa con la Tavola Valdese, cui seguirono, nell’arco di undici anni, quella con gli Ebrei, con le ADI (Assemblee di Dio in Italia), gli Avventisti, i Battisti ed i Luterani. Queste ultime due sono state approvate dal Parlamento nel 1995. Da allora non ne è entrata in vigore nessun’ altra.

Due Intese (Unione Buddista e Testimoni di Geova) sono state firmate dal governo D’Alema nel 1999, ma non sono state approvate dal Parlamento, per ragioni di tempo nella XIII legislatura, e perché nemmeno presentate nella XIV. Il governo Prodi le ha firmate di nuovo il 7 aprile di quest'anno perché, nel frattempo, vi erano stati mutamenti di leggi ed era cambiata la moneta. Insieme sono state approvate dal governo 4 nuove intese (Ortodossi, Chiesa Apostolica in Italia, Mormoni, Induisti) e 2 modifiche alle in­tese con Valdesi e Avventisti.

Dal 7 aprile ad oggi non sono stati ancora approntati i disegni di legge per la necessaria approvazione parlamentare e.... sono passati quasi 6 mesi!!! Prima la scusa era la man­canza di copertura economica, poi si è trovata nel mitico “tesoretto”, ma il ragioniere dello stato non ha avuto il tempo per stendere la necessaria relazione tecnica.

Anche se queste intese venissero approvate non risolverebbero il problema dei non cat­tolici, che non rientrano tra queste confessioni e che, anche per effetto dell’im­migrazione, sono ormai alcuni milioni. Che fare?

Vi erano due possibilità: abrogare semplicemente le leggi fasciste, ma in questo caso le confessioni senza le intese perdevano vari diritti, come celebrare matrimoni con valore civile, entrare nelle carceri, ecc.., o fare una legge sulla libertà religiosa, che riconosca a tutti almeno i diritti ed in primo luogo la piena libertà di credere o di non credere o di cambiare religione e che renda più semplici i riconoscimenti giuridici delle varie confessioni e semplifichi l’iter per le intese che rimangono la via maestra indicata dalla no­stra costituzione.

Tale legge è stata presentata dal primo governo Prodi nel 1997 e ne sono stato lo relatore alla Camera durante la XIII legislatura. La modificammo in vari punti e fu approvata dalla Commissione Affari Costituzionali. Ripresentata dal governo Berlusconi nella XIV le­gislatura, nel testo da me preparato, essa fu così stravolta in Commissione da diventare uno strumento illiberale e, per fortuna, riuscimmo ad affossarla.

Nel 2006 gli on. Valdo Spini e Marco Boato alla Camera e Lucio Malan al Senato l’hanno ripresentata nel mio testo e vi è stata un'ampia discussione a cui hanno partecipato tutte le confessioni con intesa e la chiesa cattolica. Il relatore, Roberto Zaccaria, ha presentato un testo unico che contiene alcuni miglioramenti, tra cui la dichiarazione che la libertà religiosa è garantita dalla laicità dello stato. Inoltre obbligherebbe le scuole paritarie a non fare discrimina­zioni religiose né per gli studenti né per gli insegnanti, e i mass media a riservare ade­guati spazi a tutte le confessioni religiose. La Commissione delle Chiese Evangeliche per i Rapporti con lo Stato ha presentato, tramite l’on. Valdo Spini, numerosi emenda­mentì migliorativi.

Contemporaneamente la Commissione della Presidenza del Consiglio per la libertà reli­giosa, di cui fa parte l’ex presidente della FCEI, Gianni Long, aveva presentato un suo disegno di legge che, tra l’altro, riconosce alcuni diritti anche a confessioni non ricono­sciute dalla Stato, ma questo disegno di legge è stata bloccato e non ancora approvato dai Consiglio dei Ministri.

 

La situazione attuale della libertà religiosa

La situazione, malgrado le affermazioni di principio del governo Prodi, ci sembra diffi­cile.

Le sei intese firmate dal Presidente del Consiglio sono ferme da sei mesi, come pure le modifiche alle intese con i Valdesi e con gli Avventisti.

La legge sulla libertà religiosa attende di poter aprire la discussione sugli emendamenti al testo base di Zaccaria quando il governo presenterà il suo disegno di legge.

Intanto vi è una grande disparità di trattamento tra chi gode del Concordato, le sei confes­sioni con Intesa, quelle con riconoscimento giuridico di ente di culto, quelle non riconosciute ma con alcuni ministri di culto riconosciuti a titolo personale, altre iscritte al fondo INPS ed altre senza alcun riconoscimento.

Ad aggravare le cose vi è una enorme lentezza burocratica per cui occorrono normal­mente più di 5 anni per ottenere un riconoscimento giuridico come ente di culto.

Una circolare di un direttore di Dipartimento del Ministero degli Interni ha interpretato in modo restrittivo la legge fascista del 1929, pretendendo che i ministri di culto ricono­sciuti secondo quella legge possano celebrare matrimoni con effetti legali solo nella cir­coscrizione (comune o provincia) per cui hanno l’autorizzazione.

È stata creato un nucleo di polizia anti-sette sataniche con un consulente che è un esor­cista della Congregazione Giovanni XXIII di don Oreste Bensi. Il primo bersaglio sono state le chiese Avventista e Battista di Cagliari. Essendo chiese con Intesa, è stato facile dimostrare l’assurdità della cosa ed ottenere le scuse del Prefetto. L’Osservatorio televisivo di Pavia ha riscontrato che il 97% delle notizie religiose date dalla Televisione Pubblica riguardano la Chiesa Cattolica e la quasi totalità del restante 3%  ­è dedicato alle confessioni ebraica e musulmana.

Molte regioni deliberano su materie di loro competenza senza tener conto delle norme costituzionali e della legge quadro nazionale vigente. Ad esempio, la Lombardia ha di­chiarato illegittimo il cambio di destinazione d'uso a fini di culto determinando l’impossibilità di comprare o aprire nuovi locali di culto.

Lombardia, Toscana, Umbria, Sicilia e Friuli hanno stipulato intese per l’assistenza re­ligiosa negli ospedali con la sola Chiesa Cattolica, creando un vero e proprio ruolo dei cappellani.

Per ultimo ci riferiamo alla scuola per ricordare la disposizione del ministro Fioroni di attribuire crediti all’insegnamento della Religione Cattolica e la recente assegnazione di finanziamenti alle scuole parificate.

Le Chiese Evangeliche riunite nella Commissione per i Rapporti con lo Stato hanno già partecipato alla denuncia delle discriminazioni della televisione pubblica, presentata all’Autorità delle Telecomunicazioni, hanno partecipato con varie associazioni al ricorso al TAR del Lazio avverso l’assegnazione di crediti scolastici all’IRC nelle scuole, vincendo il ricorso presso il TAR, decisione poi annullata dal Consiglio di Stato.

Sul complesso di queste materie hanno chiesto udienza al Primo Ministro Prodi e sono in procinto di chiedere incontri ai Ministri degli Interni e degli Affari Regionali, dopo aver avuto contatti informali col Ministro degli Interni.

In una sala del Parlamento, il 17 febbraio, abbiamo anche richiesto di dichiarare il 17 febbraio giorno della libertà religiosa, ricordando i diritti civili concessi ai Valdesi nel 1848 ed il martirio di Giordano Bruno il 17 febbraio 1600. Abbiamo così raccolto la richiesta dell’Associazione “Più dell’oro” di Torino.

Speriamo che queste nostre azioni portino un risultato positivo e, se ciò non avverrà, siamo disposti a chiedere il coinvolgimento di tutti gli evangelici, e di quanti, religiosi o laici, hanno a cuore la laicità dello Stato e la libertà di religione, di coscienza e di pensiero.

Ringraziamo pubblicamente quei deputati e quei senatori ed anche i funzionari pubblici che ci aiutano in questa lotta che è poco compresa dalle forze politiche e dall’opinione pubblica.

Da questo punto di vista credo sia determinante a creare nel futuro un’opinione pubblica più pronta ad accettare l’importanza di uno stato laico e pluralista, l’introduzione, almeno nelle scuole medie superiori, di un insegnamento curricolare di Storia delle religioni, affidato a laureati in materie storico-religiose presso le nostre università, me­diante regolari concorsi pubblici.

Solo così saremo pronti ad accogliere chi porta opinioni diverse dalle nostre, eviteremo ghettizzazioni e potremo lottare per uno stato veramente democratico e libero.

Credo poi che la battaglia per una scuola veramente laica e pluralista sia propedeutica al principio costituzionale della laicità dello stato. Per questo credo che l’Associazione 31 ottobre sia veramente meritevole e vi assicuro, nella vostra battaglia, la vicinanza e l’assistenza della Federazione delle Chiese Evangeliche e di tutte le orga­nizzazioni rappresentate nella CCERS (Commissione delle Chiese Evangeliche per i Rapporti con lo Stato).

Il fine ultimo delle nostre chiese deve essere l’annuncio dell’Evangelo che è reso veramente difficile quando non vi è libertà religiosa e manca il mutuo riconoscimento garan­titi dalla laicità dello stato.