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Associazione 31 OttobrePER UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA PROMOSSA DAGLI EVANGELICI ITALIANI
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Luciano Zappella
“RELIGIONI NELLA STORIA”: OBIETTIVI, METODOLOGIA, CONTENUTI
(relazione tenuta al convegno di Roma 2003)
Le osservazioni qui sviluppate hanno un’impronta generale che si tratterà poi di declinare nella specificità delle situazioni concrete. Non c’è nessuna pretesa di completezza né di originalità. Il cantiere è aperto.
a. finalità generali dell’insegnamento
L’insegnamento religioso si inserisce nelle finalità della scuola, quindi deve avere valore culturale, cognitivo, pedagogico, educativo. Indico 5 finalità generali:
1. conoscere, per comprendere, per interagire:
Ø conoscere: colmare l’abisso di ignoranza che regna intorno al fatto religioso. Si tratta, in molti casi, di una vera e propria alfabetizzazione in ordine a: Bibbia (ebraica e cristiana), Corano, l’evoluzione storica del cristianesimo e delle altre religioni monoteistiche, le varie confessioni cristiane, l’organizzazione ecclesiastica, le religioni mondiali, gli edifici sacri.
Ø per comprendere: si tratta di far comprendere la rilevanza e la complessità del fatto religioso nella storia politica, sociale, artistica, etica, filosofica, letteraria, economica dell’umanità, con particolare riguardo all’Europa. Ma si tratta anche di far cogliere il valore dell’esperienza religiosa come comprensione del sé e come definizione della identità personale e collettiva.
Ø per interagire: conoscenza e comprensione non si traducono automaticamente in capacità di accogliere, anzi spesso avviene il contrario: le persone non si piacciono di più quanto più si conoscono (basti pensare a certe lotte familiari!); quello che serve è la volontà di accogliere l’altro, ma ciò non può avvenire senza la coscienza delle reciproche identità e delle reciproche differenze. È necessario avere un’identità forte, ma non esclusiva, bensì relazionale, sapendo che la relazione ha a che fare con la capacità di relativizzare e che la relazione è un processo graduale e non sempre lineare.
2. far cogliere il nesso cultura – religione (Paul Tillich: “la religione è la sostanza della cultura e la cultura è la forma della religione”): il libro sacro e la tradizione religiosa sono fatti culturali, ogni religione è passata attraverso un processo di inculturazione. Ogni religione nasce dalla complessità e dalla contraddittorietà della storia, per cui ogni religione non è né vera né falsa, perché il suo contenuto di verità ha una dimensione escatologica quindi irriducibile alla storia. Non per amore di relativismo ma casomai per esigenza di relativizzazione. Del resto la relativizzazione, intesa come consapevolezza che la verità è più ampia della religione che la contiene e la esprime, mette al riparo dal fondamentalismo. Dio è l’assoluto: le religioni e le chiese sono relative. “Pensare che un popolo, una cultura, una religione abbiano il diritto o il dovere di dominare su tutto il resto del mondo resta il segno di un’epoca ormai trascorsa della storia. Il punto di incontro non può essere né la mia casa né quella del mio vicino; esso si trova all’incrocio delle strade, fuori delle mura, dove potremmo eventualmente decidere di piantare una tenda per il nostro presente” (R. Pannikar, Il dialogo interreligioso, Assisi 1988, p. 146).
3. far cogliere il nesso tra cultura religiosa e suo potenziale cognitivo: il sapere religioso, oltre che oggetto di sapere, ha un chiaro valore cognitivo-formativo, nel senso che si pone come chiave di lettura di tante altre conoscenze sull’uomo, sulla società, sulla storia mondiale. La conoscenza religiosa fornisce strumenti concettuali per comprendere in modo significativo se stessi e il mondo. L’insegnamento religioso non mira ad ottenere un consenso ideologico o un’adesione intellettuale, ma propone come oggetto di studio ciò che per i credenti è oggetto di fede, il tutto in vista di un’intelligenza (intus legere) del fatto religioso.
4. far cogliere il nesso tra religione – laicità: far passare l’idea che laicità non coincide con laicismo, che si può e si deve parlare del fatto religioso in modo autenticamente laico, tenendo distinto il momento culturale dalle scelte confessionali. Significa anche passare dalla “laicità della incompetenza” alla “laicità della intelligenza” (Debray). L’impostazione laica dell’insegnamento non può che essere il primo passo per uno stile di apprendimento “laico” che mette al riparo dal pericolo del neotribalismo delle identità separate.
5. favorire il passaggio dalla tolleranza (ti sopporto) al rispetto e alla valorizzazione della differenza (mi relaziono con te). Rispetto non significa condividere tutto, ma relazione. Senza rispetto non è possibile un patto di convivenza democratica e di solidarietà. Il primo dovere del rispetto è l’intolleranza verso l’intolleranza. Ciò significa che le appartenenze religiose devono passare da un atteggiamento reattivo ad un atteggiamento attivo. La differenza deve essere presentata come valore, a partire non tanto dal piano teologico e dei massimi sistemi, ma da valori cooperativi nel campo della prassi (istruzione, cittadinanza, economia, diritto).
b. obiettivi generali
a. sapere (conoscenze): conoscere
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conoscere le principali tappe dello sviluppo storico dei monoteismi, con particolare riferimento al cristianesimo;
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conoscere le principali religioni mondiali: buddismo, induismo, taoismo, religioni naturali;
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conoscere struttura, forma e contenuto della Bibbia ebraica, Bibbia cristiana, Corano;
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conoscere i principali testi delle religioni non monoteiste;
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conoscere gli sviluppi fondamentali della teologia cristiana;
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conoscere le varie confessioni cristiane: cattolicesimo, ortodossia, protestantesimo (nelle sue varie articolazioni);
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conoscere forma e funzioni degli edifici sacri.
b. saper fare (capacità): comprendere
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saper leggere e decodificare il linguaggio religioso;
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saper utilizzare e selezionare le fonti per la ricerca storico-religiosa;
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comprendere la metodologia della ricerca storico-religosa;
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saper utilizzare i testi in funzione della ricostruzione storiografica;
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saper costruire mappe concettuali;
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saper cogliere il nesso immanenza-trascendenza nell’esperienza religiosa;
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comprendere il nesso tra cultura materiale e appartenenza religiosa;
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comprendere la rilevanza del fatto religioso nella formazione dell’identità culturale delle civiltà mondiali ed europea in particolare.
c. sapere essere (competenze): interagire
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saper esprimere un giudizio critico sulla rilevanza del fatto religioso nella sfera pubblica;
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saper operare delle distinzioni tra appartenenza religiosa e appartenenza etnico-politica;
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saper argomentare pubblicamente le ragioni delle proprie opzioni esistenziali, religiose ed etiche;
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saper relativizzare la propria appartenenza per accogliere l’alterità;
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cogliere i “valori” trasversali presenti nelle varie espressioni religiose;
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porsi in dialogo con le espressioni religiose presenti sul territorio;
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impegnarsi concretamente per un ethos pubblico condiviso.
c. metodo
La natura di questo insegnamento viene da noi intesa come: aconfessionale (ferma restando l’appartenenza confessionale dei singoli che non viene esclusa ma trascesa), curriculare (il sapere religioso ha pari dignità rispetto ad altri saperi e possiede come essi un alto potenziale cognitivo), laico (lo spazio pubblico, e quindi la scuola, non è neutrale di fronte al fatto religioso).
La specificità dell’approccio religioni nella storia insiste sull’idea che non si ragiona solo in termini genealogici (da dove veniamo?), ma anche in termini dialogici (da dove vengono gli altri), non solo in termini culturali ma anche in termini multiculturali. Ragionare solo in termini genealogici significa privilegiare una logica antiquaria e libresca, perché la storia è fatta sì di parentele, ma anche di giustapposizioni imprevedibili, di cortocircuiti inaspettati. Ragionare in termini monoculturali e non multiculturali significa frequentare solo i parenti, con il rischio che l’identità, più che rafforzarsi, finisce per dissolversi perché non regge l’urto di nessuna diversità. La cultura, come la genetica, gradisce matrimoni misti e aborrisce l’incesto.
Primo ciclo: inserimento dell’insegnamento religioso nell’abito dell’educazione alla convivenza civile
Secondo ciclo: laboratori (“laboratorio di cultura religiosa”)
È tipico del laboratorio un approccio interdisciplinare e sperimentale. Si potrebbero ipotizzare quattro approcci fondamentali, attorno ai quali organizzare i contenuti.
1. approccio linguistico-testuale (i testi fondatori delle religioni)
2. approccio antropologico-etico (il messaggio di questi testi)
3. approccio storico-culturale (la storia degli effetti)
4. approccio comparativo (confronto tra espressioni religiose diverse)
Sul piano operativo si adotteranno le seguenti metodologie:
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ricerca-azione (interazione, confronto, scambi concreti di esperienze, visita ai luoghi)
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mappe storiche e concettuali
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percorsi modulari interdisciplinari
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elaborazione di ricerche in forma ipertestuale
d. contenuti
L’insegnamento deve avere a che fare con questi contenuti irrinunciabili:
1. i cristianesimi europei
2. gli altri monoteismi: ebraismo, islam
3. le religioni mondiali: religioni naturali, buddismo, induismo, taoismo
4. gli umanesimi non religiosi (etica mondiale)
Due tipi di percorso:
a. per il primo ciclo: percorsi trasversali
– il sacro e il profano
– la pace e la guerra
– il dolore e la sofferenza
– la vita e la morte
– la verità e l’errore
– la povertà e la ricchezza
– la politica e la società
– il fedele e l’infedele
– fede e ragione
– l’origine del mondo
b. o una curvatura dei percorsi a seconda dei vari indirizzi liceali:
classico (ebraismo e cristianesimo nell’impero romano; il greco dei vangeli; etica evangelica ed etica stoica; la ricerca di Dio nella letteratura contemporanea; l’occidente e l’islam)
scientifico e tecnologico (scienza e fede; la creazione tra teologia e scienza; )
linguistico (il linguaggio del sacro; l’interpretazione del testo sacro; echi biblici nella letteratura anglo-americana; )
scienze umane/sociali (sociologia della religione; religione e antropologia; appartenenza religiosa e conflitti etnici; religione e psicanalisi; postmodernità e religione)
artistico (iconismo e aniconismo nelle religioni monoteistiche; organizzazione e simbologia degli spazi sacri; l’iconografia di Gesù nel corso dei secoli; l’iconografia di alcune figure bibliche; l’arte contemporanea e la questione del sacro)
approccio linguistico-testuale
tema: la lingua del sacro: Bibbia e Corano alla prova
– Macrotesto e microtesto: i canoni biblici come visione del mondo
– Il testo e le sue traduzioni/tradimenti: ebraico, greco, latino, lingue moderne
– Il testo e le sue interpretazioni: midrash, tipologia, allegoria, ermeneutica
– La lingua del Corano
– Le scuole interpretative del Corano
approccio storico-culturale
tema: il paradigma dell’esodo nella cultura occidentale
– Tra Babilonia e l’Egitto: l’esodo biblico
– La categoria dell’esodo nella rilettura di Dante
– L’epopea dei Padri Pellegrini e la nascita degli Stati Uniti
– Il dilemma ebraico tra diaspora e ritorno: lo stato di Israele
– L’ethos socio-politico oggi: quale etica pubblica nel postmoderno?
approccio antropologico-etico
tema: parlare di dio al femminile
– Israele e le matriarche
– Gesù e le donne
– la santa e la strega
– le donne e l’esperienza mistica: Angela da Foligno, Teresa d’Avila
– le donne dell’islam
– parlare di Dio, parlare al mondo: Etty Hillesum
– linee di teologia femminista
approccio comparativo
tema: l’immagine dell’altro nelle religioni non cristiane
– buddismo, induismo, ebraismo, islam
– l’alterità extrareligiosa: l’infedele
– l’alterità intrareligiosa: l’eretico
– l’alterità etnica: l’occidentale/l’orientale
– religioni e multiculturalità
