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Associazione 31 OttobrePER UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA PROMOSSA DAGLI EVANGELICI ITALIANI
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Antonia Sani
(coordinatrice dell'Associazione "per la scuola della Repubblica")
A scuola di clericalismo
da: Italialaica, giugno 2007
Quando ha cominciato a diffondersi la voce che il nuovo ministro per l'istruzione sarebbe stato un esponente della Margherita, da parte di coloro che hanno a cuore la laicità della scuola è stato rispolverato il vecchio detto "dalla padella nella brace". La "padella" era la precedente ministra Moratti col suo ricco bagaglio di regali al Vaticano, regali che si configuravano come una captatio benevolentiae di quel mondo cattolico non organico a Forza Italia ma catturabile sul terreno di un'identità religiosa, rassicurante in quanto comune ai benpensanti.
Col nuovo ministro ci si sarebbe trovati in altra dimensione, ma non meno pericolosa: l'espressione di quella parte di cattolici, disposti al dialogo a sinistra - secondo quanto emerso dal sofferto programma dell'Unione - ma preoccupati di salvaguardare i propri valori, anzi, di renderli trionfanti e ben visibili nel confronto - tutto interno - con i cattolici dell'opposizione. In sostanza, appariva evidente che l'Unione, in parte obtorto collo, si apprestava a immolare la laicità della scuola sull'altare dell'embrione del Partito Democratico.
E tuttavia i primi passi del ministro Fioroni, durante i caldi mesi estivi, sembrarono concedere qualcosa alle attese degli elettori più radicali. Ad es., l'intenzione subito dichiarata di voler restituire l'aggettivo "pubblica" alla denominazione "Istruzione" del suo dicastero, il cono di gelato consumato insieme ai Cobas della scuola sulle scale del Ministero di Viale Trastevere, l'impegno con loro assunto di rendere effettiva la democrazia sindacale nelle scuole consentendo le assemblee in orario di servizio anche ai sindacati non "maggiormente rappresentativi". E poi il rilievo dato alla necessità di incrementare il personale per il sostegno all'handicap, il rispetto delle diversità, l'invito ai docenti a considerare le diverse manifestazioni psicologiche dei giovani, le paure degli adolescenti... Il fatto è che fin qui il ministro giocava - per così dire - "in casa", esibendo la sua professionalità di medico cattolico, e un certo ascendente riuscì a esercitarlo, soprattutto sugli insegnanti della scuola dell'infanzia e primaria.
Ma venne l'autunno, e con la riapertura delle scuole l'inevitabile confronto sui fatti. Definire ciò che si intende per "laicità della scuola" richiede prima di tutto di sgombrare occasionalmente il terreno dalle sempre più numerose e specifiche declinazioni assunte dal termine laicità, individuando dei paletti al di là dei quali l'operato di un ministro per la Pubblica Istruzione non può essere giudicato garante della laicità dell'istituzione scolastica. Le ragioni di comportamenti ministeriali in contrasto col dettato costituzionale possono essere di diversa natura: opportunismo/opportunità politica, ossequio ai poteri forti, a una propria concezione della fede religiosa...
Hanno certamente superato quei paletti ministri come la democristiana Franca Falcucci, quando nello stabilire il testo dell'Intesa applicativa del Nuovo Concordato col cardinale Luigi Poletti presidente della Cei (1985) si accordò con lui per mantenere l'insegnamento della religione cattolica - divenuto facoltativo - «all'interno dell'orario scolastico obbligatorio» vanificando così la portata dell'innovazione e determinando nelle scuole la scia di discriminazioni, prevaricazioni, privilegi che ben conosciamo.
E li ha superati abbondantemente il diessino Luigi Berlinguer (e il suo successore Tullio De Mauro) con la legge 62/2000 che aggira 1'art.33/Cost. e consente alle scuole private di entrare a far parte del sistema scolastico nazionale col nome di paritarie, offrendo il più bel dono al Vaticano, dato l'elevato numero di scuole cattoliche; dono eguagliato soltanto dalla legge sull'immissione in ruolo dei docenti di religione cattolica, che - benché approvata durante il governo Berlusconi - era stata già presentata in Parlamento dal governo di centrosinistra: soltanto la fine della legislatura impedì che fosse quel Parlamento a vararla (a ciò si aggiunga che il ministro Berlinguer pur avendo risposto per iscritto a un'interrogazione parlamentare dichiarando l'incompatibilità di atti di culto in orario scolastico, non ha mai ufficializzato tale risposta con una disposizione ai Provveditorati).
Quanto alla ministra Moratti, le sue circolari sull'esposizione dei crocifissi nelle aule come simbolo assoluto dei più nobili valori umani hanno innescato un contenzioso capillare la cui onda lunga continua a tutt'oggi con le prese di posizioni di Consigli Provinciali che spinti da forze leghiste impongono nelle scuole del territorio tale esposizione dichiarandola "obbligatoria". È di queste ultime settimane il parere dell'Avvocatura della Provincia di Bolzano trasmesso dall'Intendente regionale ai Dirigenti Scolastici della provincia contenente 1'obbligo di esporre "per legge- il crocifisso in tutte le aule scolastiche. A quanto ci risulta il ministro Fioroni non è a tutt'oggi intervenuto per difendere in quei territori autonomi, ma pur sempre italiani, la laicità della scuola della Repubblica.
Ci siamo limitati a richiamare alla memoria alcuni esempi recenti, ma si potrebbe andare più indietro. Oggi è in voga la scoperta di una pretesa laicità sotto il profilo della separazione dei poteri tra Stato e Vaticano negli anni degasperiani delle maggioranze democristiane. Si dimentica facilmente nell'entusiasmo per il paradosso la realtà delle scuole degli anni '50 e '60, con la religione cattolica obbligatoria, le Messe di inizio e fine anno scolastico gestite dagli insegnanti di religione, le cerimonie pasquali in orario scolastico, i crocifissi appesi alle aule come un fatto normale, gli insegnanti di religione che interferivano con i programmi dei docenti di filosofia se li ritenevano contrari alla morale cattolica. Certo, non si facevano i presepi nelle scuole pubbliche (ma il Natale era ancora una festività religiosa "privata", non preda di simboli consumistici di massa), certo, la presenza o meno di un crocifisso non sollevava questioni (il peso di altre religioni era irrilevante); certo, più marcata era la distinzione tra scuola privata e scuola "dello Stato", ma poi ...la longa manus del Vaticano agiva, eccome!
Il primo paletto, quello del rispetto della separazione dei poteri tra Stato e Chiesa, il più significativo per la laicità della scuola, è stato già ampiamente scavalcato anche dal ministro Fioroni, forte di quanto affermato nel programma dell'Unione circa il mantenimento delle scuole private denominate paritarie nel sistema scolastico nazionale. Nessun ripensamento da parte delle forze politiche della nuova maggioranza, e il ministro ha potuto tranquillamente procedere all'incremento dei finanziamenti a queste scuole e alle scuole private in generale, in quanto «esercitanti funzione di supplenza causa l'insufficienza di scuole pubbliche dell'infanzia, e questo non per mia responsabilità» - sono sue parole. Sotto la foglia di fico delle scuole dell'infanzia esibita dal ministro in numerosi convegni sono stati elargiti i finanziamenti a tutti gli ordini di scuole, col consenso, beninteso, della maggioranza parlamentare.
Ma la mortificazione più dolorosa inferta dal min. Fioroni alla laicità della scuola la si riscontra nelle parole indirizzate dal ministro stesso al Comitato degli Insegnanti Evangelici in risposta alla loro protesta per l'imposizione subita dal dirigente scolastico di una scuola di Vigodarzere (Padova) di accogliere una visita pastorale del vescovo di Padova in orario scolastico. «Come già precisato dalla Direttrice dell'Ufficio Scolastico Regionale del Veneto, - scrive il ministro - la Chiesa Cattolica Italiana, al di là della storica e tradizionale presenza nel tessuto culturale e sociale del Paese, è più che mai oggi strumento di accoglienza e condivisione verso tutte le forme di religione nel rispetto della piena libertà dello spirito. Non vi è quindi motivo di precludere l'intervento di un suo autorevole rappresentante in un ambito scolastico, ferma restando la libertà dei genitori e degli studenti di condividere il messaggio religioso collegato a questa presenza. Ritengo che sia molto più costruttivo stimolare il confronto con tutte le culture, compresa quella cattolica, piuttosto che trincerarsi dietro norme e divieti sui quali, peraltro, più volte la giurisprudenza si è espressa in maniera opposta alla vostra interpreta;ione. Nella convinzione, quindi, di una piena collaborazione a rendere la scuola italiana un luogo di incontro e noti di scontro tra le culture vi saluto cordialmente».
Si resta davvero stupiti di fronte a una siffatta sequela di inosservanza di principi costituzionali e dello stesso art. 7, di inesperienza della giurisprudenza richiamata, di confusione di piani tra cultura e fede religiosa, il tutto esibito con un'intransigenza degna del peggiore integralismo, ma ancor più stupiti si resta - ci sia consentito - di fronte al silenzio assordante della coalizione. Mai la separazione dei due poteri è stata più apertamente negata. (L'incoraggiamento a procedere sulla via indicata dal ministro è stato peraltro colto al volo dal vescovo di Padova, il quale, in occasione delle iscrizioni al prossimo anno scolastico, ha rivolto agli appartenenti a religioni diverse da quella cattolica un invito in quattro lingue - da affiggersi all'albo delle scuole della diocesi - ad avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica come "fatto culturale" utile ai fini dell'integrazione delle diverse etnie, come se nella scuola dello Stato spettasse al vescovo indicare le scelte culturali, addirittura mascherando con esse un malcelato proselitismo).
Ma la lettera appena citata rimanda al secondo paletto posto a salvaguardia della laicità della scuola, quello relativo al rispetto del principio di uguaglianza. È su questo terreno che il rischio di ridurre il valore della laicità all'accoglienza, al confronto delle diverse identità di appartenenza, al pluralismo delle etnie, è forte e reale. Si tratterà forse di una "sana” laicità (non si sottovalutano certo i passi compiuti in questi ultimi decenni dalla scuola per facilitare la convivenza di identità diverse), ma non si tratta della promozione dell'uguaglianza sostanziale tra gli individui nel rispetto della loro libera formazione individuale a partire dalle singole identità se l'atteggiamento degli operatori resta quello umanitario di ispirazione cattolica - privilegiato in più occasioni dal ministro - che tende a rivolgere un'attenzione statica al diverso, che diverso resta nell'immobilità della sua cultura/religione a meno che non intenda omologarsi "integrandosi" nella cultura/religione della maggioranza, dal momento che l'incontro tra le culture (non tra gli individui!), secondo il ministro, non può che avvenire sotto 1'egida della religione cattolica i cui meriti vengono dati per indiscussi, al punto che un suo alto rappresentante se ne può ammantare per esercitare un atto di culto nella scuola dello Stato, e al ministro pare ottima soluzione invitare i presenti a subirlo con la sola libertà di non accettare nel foro tacito della propria coscienza il "messaggio religioso collegato a quella presenza" qualora non condiviso. Qual è l'aspetto culturale di tutto ciò?
La non corretta percezione del significato costituzionale di uguaglianza sostanziale si riverbera peraltro in maniera determinante anche in altri settori dell'istruzione. Il programma dell'Unione ha previsto la durata decennale dell'obbligo scolastico nel sistema dell'istruzione, come primo passo per arrivare all'obbligo a 18 anni nella scuola entro la fine di questa legislatura. È un affermazione di enorme importanza compiuta dall'Unione nel suo complesso per compiere ulteriori passi nell'attuazione del progetto costituzionale. Ma i fatti sono andati diversamente! La recente legge finanziaria, pur stabilendo l'estensione dell'obbligo, lascia in vita i "percorsi integrati" della legge Moratti, e, peggio, la circolare ministeriale per le nuove iscrizioni dispone che ci si può "iscrivere" dopo la Scuola primaria o all'istruzione superiore o ai percorsi integrati, lasciando praticamente in vita un discriminante "doppio canale" incompatibile col principio di uguaglianza ispiratore dell'innalzamento dell'obbligo per tutti/e nel sistema di istruzione. Evidentemente qui si intrecciano nella sensibilità del ministro l'ottica cattolica della vecchia formazione professionale discendente dall'opera di Don Bosco, rappresentata ampiamente nel suo partito, e la tutela degli interessi economici che dominano i percorsi integrati, cari a gran parte della maggioranza se solo alcune forze della sinistra radicale hanno osato,invano, far sentire il proprio dissenso.
Le previsioni per il futuro anno scolastico, annunciate verbalmente dal ministero per quanto riguarda il biennio, destano nuove preoccupazioni, poiché scavalcano - insieme ad altri annunciati provvedimenti - un terzo paletto, quello della laicità della scuola sotto il profilo della libertà. Si parla di un elenco nazionale di Enti qualificati nel campo dell'educazione che dovrebbero sostituire le aziende e le imprese accreditate a livello regionale che attualmente svolgono i percorsi integrati, cui le scuole dovrebbero attingere. Quale sarà il livello di laicità di queste agenzie formative? Ci sarà un impegno del ministero ad escludere chi non risponde a parametri che siano garanzia di laicità, compreso il rifiuto di logiche spartitorie? Giacché laicità è libertà da qualsiasi condizionamento, non solo religioso. Sarà riconosciuta la libertà degli Organi Collegiali dei singoli istituti a ricusare agenzie non trasparenti proponendo interventi vagliati direttamente sulla base del rispetto prioritario dei principi di laicità?
Si è inteso a Caserta il min. Fioroni paragonare l'autonomia scolastica alla libertà di cui godono le Fondazioni. Ogni scuola dotata di un proprio statuto potrebbe amministrare fondi pubblici e privati potendo arricchirsi con donazioni, acquisizioni ecc. Ciò che Fioroni ha - è il caso di dirlo - candidamente enunciato non è in sé una novità. È l'estrema conseguenza cui conduce l'autonomia scolastica di berlingueriana memoria, legge a suo tempo contestata fortemente da una parte del mondo della scuola che vi vedeva in nuce il rischio della frammentazione del sistema scolastico in monadi più o meno dotate, più o meno fortunate, la via spianata all'equiparazione scuole pubbliche/scuole private, il rischio di una laicità a macchia di leopardo, essendo le scuole in grado di decidere autonomamente sulla propria offerta formativa... Altro che libertà del sistema formativo nazionale nel senso inteso dalla Carta costituzionale! La ministra Moratti si è servita dell'autonomia a piene mani, annacquando, mitigando, rinviando, facendo ricadere sulle singole scuole, la responsabilità dell'attuazione di provvedimenti impopolari.
Ugualmente ha fatto il ministero Fioroni in questa prima parte dell'anno scolastico, usando l'espediente dell'autonomia scolastica, il famoso "cacciavite" che ha lasciato intatta la legge Moratti. Con la differenza che da un ministro frutto del programma dell'Unione, vale a dire di una maggioranza di centrosinistra formatasi in un momento di ricco dibattito sul senso e sul valore della laicità ci saremmo attesi non un epigono di Luigi Berlinguer, ma un assertore, forse un promotore, di quel principio dinamico di laicità della scuola in assenza del quale la scuola non può contribuire a formare individui liberi, dotati di spirito critico, non perennemente ancorati ciascuno alla propria cultura identitaria (di cui ciascuno/a conserverà liberamente memoria e affetti) ma neppure integrati c/o asserviti inconsapevolmente ai valori dominanti, sia religiosi sia imposti dal mercato. Per ora il ministro Fioroni pare non rispondere a quest'immagine. Il manifesto programmatico del futuro Partito Democratico - per quanto se ne sa - accenna alla laicità dell'istituzione scolastica, ma come a una sorta di vuoto slogan. mentre rivela il vero affanno dei Ds a rassicurare la Margherita che per laicità si intende non generare conflitti di coscienza nei parlamentari sull'obbedienza ai dettami della Chiesa cattolica. Ds e Margherita "in ben altre faccende affaccendati" non sembrano certo intenzionati a indicare al ministro Fioroni la via della laicità della scuola! Ma gli altri?
