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Associazione 31 OttobrePER UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA PROMOSSA DAGLI EVANGELICI ITALIANI
Sede legale: Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, via Firenze 38 - 00 184 Roma |
La CD del IV Distretto, riunita a Palermo il 22-23-24 giugno 2007, a proposito dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, approva il seguente documento:
Una politica chiaramente succube degli interessi morali e materiali della Chiesa Cattolica e, particolarmente delle sue gerarchie, ha per l’ennesima volta violato i principi fondamentali di libertà ed eguaglianza. Il Decreto del Ministro dell’Istruzione che premia con punteggi più elevati gli studenti che optano per l’insegnamento confessionale o per materie alternative (peraltro di fatto inesistenti), penalizzando correlativamente i non avvalentesi è un provvedimento illiberale ed incostituzionale. Configge di fatto e di diritto con la famosa decisione della Corte Costituzionale del 1989 che affermò "che la scelta di avvalersi o meno dell’insegnamento confessionale è una interrogazione delle coscienze che deve essere e rimanere libera in relazione al suo unico aspetto", sicché la erogazione di vantaggi o la situazione di limiti lede il fondamentale principio della libertà di coscienza. La decisione del Consiglio di Stato di respingere il ricorso di laici e Chiese Evangeliche (e che era stato accolta dal TAR Lazio) costituisce dimostrazione della scarsa sensibilità di un organo giurisdizionale che, anche per la sua composizione, è sempre apparso in certe materie (tra le quali quella della libertà religiosa) particolarmente sensibile sugli interessi della classe politica. Il clamoroso silenzio che parte degli organi di stampa sedicenti laici rivela come espressione di una palude nella quale rimane impantanato tutto ciò che appare contrastare gli interessi della gerarchia cattolica. Siamo preoccupati! Figli di una storia caratterizzata della pesante discriminazione religiosa, la nostra sensibilità alle questioni che coinvolgono le libertà civili e religiose ci rende attenti al pericolo di una deriva repressiva. E se pure non è prevedibile che questa si esprima nelle forme violente del passato, temiamo misure discriminatorie fra le quali quelle in discorso. Chiediamo a tutti coloro che, a livello politico e sociale hanno a cuore i principi liberaldemocratici di far sentire ai livelli che contano l’espressione della protesta per tale lesione dei "principi non negoziabili", né svendibili, contenuti nella nostra Costituzione.
