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Associazione 31 OttobrePER UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA PROMOSSA DAGLI EVANGELICI ITALIANI
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Aggirare la Costituzione
di Renato Maiocchi, da Riforma del 22 giugno 2007
La vicenda innescata dal ministro Fioroni con il riconoscimento di un credito formativo agli studenti che si avvalgono dell’Insegnamento della religione cattolica (Irc) si è conclusa il 12 giugno come prevedibile: ancora una volta il Consiglio di Stato ha rovesciato una sentenza del Tar che aveva bocciato la disposizione del ministro. Prevedibile, perché si tratta di un film già visto negli anni 1985-87, quando il ministro del tempo stabilì l’obbligo per i non avvalentisi di frequentare un insegnamento alternativo; poi, quando la Corte Costituzionale, nel 1989, dichiarò che tale obbligo era in contrasto con la Costituzione, tornò alla carica, imponendo comunque il divieto per i «non avvalenti» di assentarsi dalla scuola. Anche allora il Tar bocciò la circolare del ministro ma il Consiglio di Stato la confermò. Fu necessario ricorrere nuovamente alla Corte Costituzionale, che nel 1991 riaffermò in modo inequivocabile il carattere di «non obbligo» dell’Irc – compreso il diritto di uscire dalla scuola – sconfessando radicalmente l’orientamento del Consiglio di Stato.
Confortati dalle sentenze della Corte, ci eravamo illusi che l’Irc fosse definitivamente considerata una semplice possibilità offerta agli studenti, in assenza di qualunque tipo di costrizione ma anche di qualunque tipo di vantaggio per chi se ne avvale. Evidentemente non abbiamo fatto i conti con la tenacia e la fantasia di chi da vent’anni continua a inventare marchingegni che in qualche modo, prima con la costrizione ora con le lusinghe, spingano gli studenti ad avvalersi dell’Irc.
Possiamo capire – non certo condividere – l’«accanimento terapeutico» della gerarchia cattolica la quale, convinta di possedere l’unica verità, e quindi la medicina per curare tutti i mali (i Dico, l’aborto, il testamento biologico, il relativismo etico ecc.) non si limita a proporla ma torna continuamente alla carica – negli ultimi tempi in maniera molto pesante – per ottenere che lo Stato somministri a tutti, volenti o nolenti, tale medicina. Non possiamo invece capire né tantomeno accettare che governi (ahimé, ormai è chiaro, di ogni colore), ministri e alte magistrature dello Stato siano disposti a mortificare fondamentali principi costituzionali in ossequio alla gerarchia cattolica.
Certo, c’è ancora anche questa volta il baluardo della Corte Costituzionale. Ma chi spinge verso questi tentativi di aggirare la Costituzione sa bene due cose: primo, che le battaglie per difendere i principi fondamentali sono lunghe e costose. Secondo, che nel contesto giurisdizionale italiano ci sono modi, perfettamente legittimi, per ottenere comunque qualche effetto. La sentenza del Consiglio di Stato è in questo senso esemplare: il Tar boccia la decisione del ministro, il ministro ricorre al Consiglio, questi sospende la sentenza del Tar (quindi il ministro può intanto liberamente procedere) e fissa la discussione di merito per il 12 giugno, cioè... dopo che gli scrutini sono già stati completati!
Credo che nel proclamare un evangelo che si propone e non si impone e nel difendere i principi della Costituzione dobbiamo dimostrare – insieme a tutte le forze genuinamente laiche – la stessa caparbia tenacia di chi tenta e ritenta di aggirarli.
