Sintesi degli interventi al convegno di Roma, settembre 2006

 

Quattro relatori hanno trattato il tema del pluralismo, illuminandone aspetti e risvolti diversi. Per Fulvio Ferrario, della Facoltà valdese di Teologia, la laicità che sottende una società pluralista è, in primo luogo, neutralità, ma riempita di contenuti positivi: è, contro ogni retorica della diversità, scommessa di convivenza di visioni del mondo non solo differenti ma incompatibili. La laicità, in questa prospettiva, è una precondizione, anche se deve essere continuamente difesa e riaffermata, e il compito delle chiese è di inserirsi tra la legge e le convinzioni religiose, occupando l'unico spazio consentito: quello della testimonianza.

Nella sua riflessione sull'educazione al pluralismo religioso, Brunetto Salvarani, direttore di CEM mondialità, giudica che quella che si vive oggi è una stagione nuova, pur se densa di contraddizioni, che si muove tra gli estremi di una bulimia del sacro e di rigurgiti di laicismo. Gli ostacoli ad una seria pratica interculturale, che è la nuova “normalità” dell'educazione, sono da un lato il cattolicesimo concepito come “religione civile”, dall'altro l'ossessione identitaria che contagia le fedi, come nel controverso caso dell'ora di religione islamica. Occorre opporsi a una interculturalità senza cultura, privata della memoria storica o ridotta a folclore e, d'altra parte, come nella battaglia contro l'Irc, realizzare strategicamente una trasversalità che metta da parte i sia pur legittimi distinguo.

Rifacendosi ad alcuni recenti dati statistici che segnalano un forte incremento (circa mezzo milione, di cui un terzo di estrazione islamica) di studenti stranieri, per lo più extracomunitari e distribuiti in gran parte nel nord, Anna Grazia Stammati, presidente del Centro Studi sulla scuola pubblica, si dichiara pessimista sul cambiamento al vertice dell'istruzione, rilevando una carenza di progetti, finanziamenti, risorse umane e risposte organiche alla sfida dell'integrazione, che pure vedeva l'Italia all'avanguardia negli anni Novanta nel campa dell'handicap. L'integrazione religiosa poi registra come alternative all'Irc il ghetto, il nulla didattico 0 l'omologazione.

Antonia Sani, coordinatrice di "Scuola della Repubblica", analizza la semantica della laicità come valore e come metodo e ne scorge un elemento caratterizzante nell'opporsi a qualunque potere autoritario ed escludente, in primis quello religioso. Interrogandosi sul modo in cui le tradizioni sono entrate a far parte delle credenze religiose, ne scorge il limite di nuclei immobili che danno spesso luogo a pericolose generalizzazioni sui comportamenti dei singoli: ciò è particolarmente vero della multiculturalità a scuola, dove vige il pluralismo “peloso” della Chiesa cattolica. Il bando dell’Irc dovrebbe dar luogo a un insegnamento diffuso e pluridisciplinare del fatto religioso in termini di storicizzazione delle conoscenze.

Nicola Pantaleo