ALLA CHIESA CATTOLICA AMBROSIANA

Tutti i dubbi dei cristiani che non si riconoscono nella chiesa di maggioranza a proposito dell'IRC e dell'assunzione di 46 insegnanti di religione nelle scuole materne cittadine

 

Cari fratelli e sorelle della chiesa cattolica ambrosiana, i mezzi di comunicazione di massa ci hanno informati che in questi giorni gli insegnanti di religione cattolica nelle scuole milanesi stanno diffondendo agli studenti di provenienza straniera il testo di una lettera intitolata Per te che vieni da un Paese straniero. La lettera è redatta, oltre che in italiano in altre 6 lingue e contiene l’invito a frequentare l’ora di Irc (insegnamento della religione cattolica).

Contemporaneamente (anche se con molto ritardo, visto che l’accordo risale al 17 settembre 2008) siamo anche stati informati che il Comune di Milano ha assunto e inserito in ruolo, nelle scuole materne comunali, 46 insegnanti di religione cattolica, pagati dal Comune e designati dal Servizio della Curia di Milano che si occupa dell’Irc.

Il testo della lettera suscita forti perplessità nei cristiani e nelle cristiane che appartengono alle chiese evangeliche milanesi. Se è vero che l’Italia è, per moltissimi versi, segnata dalla presenza cristiana e dalla massiccia presenza cattolica, non è però vero che sia segnata da quasi 2000 anni dalla religione cristiana cattolica. Esiste un millennio caratterizzato da una chiesa indivisa, e solo dopo il Concilio di Trento in Europa occidentale si può parlare di chiese della Riforma e Chiesa cattolica romana.

La lettera cita poi, ed è apprezzabile, la presenza in Italia di confessioni cristiane diverse dalla cattolica: ortodossi, luterani, valdesi, evangelici (... dimenticando che luterani e valdesi sono pure evangelici) ma contiene poi un’affermazione che lascia sconcertati: «l’Irc può aiutarti a conoscere soprattutto questa religione (quella cattolica), ma anche le altre religioni».

«Con l’Insegnante di Religione puoi discutere dei problemi che riguardano la tua crescita»; ma sui problemi etici o riguardanti la sessualità, il suddetto insegnante non potrà far altro che, onestamente,

proporre i principi della confessione che è chiamato a insegnare, con l’autorità che gli viene dal proporli dall’ alto di una cattedra. E non è detto che coincidano con quelli della confessione religiosa a cui appartengono gli alunni e le alunne straniere. O anche italiani/e, come nel caso di figli e figlie di famiglie evangeliche o ebree.

L’Irc è un insegnamento religioso confessionale, non un’ora di storia delle religioni né tanto meno un’ora di educazione civica o morale. L’insegnamento di queste materie, ove fosse previsto, non potrebbe essere affidato a insegnanti nominati da un ufficio ecclesiastico alla cui approvazione e al cui beneplacito sono sottoposti. Certo poi il testo prosegue affermando che «proprio tutta la cultura, quindi anche quella religiosa, è un valido aiuto per cercare le risposte alle necessità della vita quotidiana». Parole sacrosante, si potrebbe dire, se il contesto in cui si situano non fosse quello dell’insegnamento confessionale cattolico. Qui la cultura insegnata durante l’Irc diventa LA cultura religiosa tout court, con buona pace del pluralismo.

È verissimo poi che «se leggi qualche giornale o accendi la TV senti spesso parlare o discutere di papa, vescovi, preti». In ogni notiziario, in innumerevoli talk show, in diverse fiction sulle vite dei santi della Chiesa cattolica romana; anche nei serial polizieschi che hanno dei religiosi come protagonisti, si parla di papa, vescovi e preti. E francamente qualche volta si vorrebbe che l’informazione e la presenza religiosa non fossero così a senso unico, ma ci fosse maggiore spazio per altre confessioni religiose. Se il giovane ortodosso, islamico o evangelico immigrato in Italia resterà stupito dalla sovraesposizione mediatica del cattolicesimo in Italia, e dal poco, quasi nullo spazio per le altre confessioni religiose, che cosa potrebbe mai rispondergli l’insegnante di Irc al quale viene invitato a rivolgersi, per parlare dei suoi problemi?

In un’intervista comparsa sul sito della diocesi di Milano don Michele Di Tolve, responsabile del Servizio per l’Insegnamento della religione cattolica, afferma che è importante dire alle famiglie straniere che «l’Irc non conduce a credere in una fede, ha un profilo culturale». Noi saremmo lieti se così fosse. In questo caso, però, l’ora di Irc non risponderebbe al fine istituzionale stabilito nel Concordato, diventerebbe un insegnamento di cultura religiosa o di storia delle religioni e non potrebbe più essere gestito dal Servizio di cui egli è responsabile.

Quanto all’assunzione dei 46 nuovi insegnanti di Irc per le scuole materne, non possiamo che ribadire ancora una volta la nostra opposizione alla norma concordataria che permette l’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica, per di più sotto l’autorità del vescovo e non delle istituzioni scolastiche; che permette l’entrata in ruolo di insegnanti pagati dallo Stato o dai Comuni senza concorso pubblico, ma solo con il benestare della diocesi locale, che può poi altresì sollevarli dall’incarico a sua insindacabile giudizio (e in questo caso è poi la scuola pubblica a dover trovare una diversa collocazione all’ex-insegnante di Irc). Parallelamente, manca un insegnamento non confessionale del fatto religioso.

Inoltre queste assunzioni avvengono in un periodo di pesanti tagli ai bilanci delle scuole e delle università, che vedono messe in pericolo settori importanti di ricerca e di attività, al punto che molte

scuole superiori, anche a Milano, non riescono a organizzare i corsi di recupero per mancanza di fondi.

La nostra volontà di dialogo con il mondo cattolico rimane ferma, continuiamo a essere convinti che la nostra testimonianza in questa società non può prescindere dalla scelta ecumenica. E in questi tempi in cui in molti si affannano a chiudere porte e finestre nella convinzione che il confronto e lo scambio con l’altro non solo non siano utili, ma persino dannosi, crediamo sia un modo di rispondere alla vocazione che il Signore ci rivolge cercare di aprire quanti più spazi possibili d’incontro e di dialogo.

Ma, come credenti, siamo anche convinti che questo non possa prescindere dalla «parresia», la franchezza cristiana: in questo spirito vorremmo invitare la chiesa ambrosiana a considerare la possibilità che la presenza religiosa nella scuola possa essere strutturata in maniera diversa, sia nei contenuti dell’insegnamento sia nella formazione degli insegnanti e della loro immissione in ruolo, tenendo conto delle diverse opzioni presenti nella società. Su questo piano la chiesa cattolica ambrosiana troverà nelle chiese evangeliche degli interlocutori attenti e disponibili.

 

Fraternamente,

le sorelle e i fratelli delle chiese protestanti milanesi battiste, metodista, valdese, luterane, riformata, salutista