Quale laicità nella scuola pubblica italiana?

Silvana Ronco, membro del Comitato Direttivo dell’Associazione “31 Ottobre”

 

Sabato 8 marzo 2008, giornata densa di iniziative legate alla celebrazione del centesimo anniversario della Giornata della Donna, presso la Sala Mostre della Provincia di Savona si è svolto un incontro sul tema “Quale laicità nelle scuola pubblica Italiana?”, organizzato da FLC-CGIL, Chiesa Evangelica Metodista di Savona (Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste), Associazione “31 Ottobre-per una scuola laica e pluralista, promossa dagli evangelici italiani” e “Proteo Fare Sapere”, Associazione professionale di operatori del mondo della conoscenza, ovvero i “soci fondatori” del Gruppo Scuola e Laicità. Alla presenza di un pubblico molto numeroso (oltre 140 persone) ed attento, ha aperto i lavori Carla Zanasi, referente provinciale dell´Associazione "Proteo Fare Sapere", che ha fatto notare la positività della presenza in sala di rappresentanti delle generazioni che hanno contribuito alla conquista di tanta parte dei diritti che oggi si tende a dare per scontati e di numerosi giovani, che quei diritti saranno chiamati a presidiare ed allargare. Sono seguiti gli interventi di saluto portati dagli assessori Lucia Bacciu (Comune) e Carla Siri (Provincia), saluti assolutamente non formali e di circostanza ma con l'accento posto sull'attualità, la delicatezza e l'importanza dell'argomento laicità.

Giovanna Zunino, che lavora alla CGIL nazionale ed è membro del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione,  nella sua relazione ,“Ragioni e scopi di una ricerca”, ha illustrato il percorso fin qui compiuto dal sondaggio, ancora in corso, che il Gruppo Scuola e Laicità ha promosso in merito all’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica italiana;Dalla ricerca ,sebbene non ancora completata, già emergono considerazioni amare. “La cultura della laicità deve informare il nostro dire e il nostro fare di tutti i giorni, con espliciti richiami alla responsabilità individuale ed alla coerenza. Con questo sondaggio abbiamo deciso di indagare le considerazioni dei genitori quando si trovano da soli davanti ai moduli che la scuola deve/dovrebbe dare all’atto dell’iscrizione”, soli davanti alla scelta dell’avvalersi o meno di un insegnamento religioso confessionale sulle cui opzioni alternative non si hanno, di norma, informazioni, e su cui la scuola stessa per prima si dimostra impreparata e priva di risorse finanziarie. I genitori intervistati hanno dimostrato interesse e stupore per l’iniziativa, dando risalto alla mancanza, all’interno dell’istituzione, di uno spazio dedicato al confronto, all’informazione sull’IRC e sulle attività alternative, e preoccupazione per una scelta che, temono, incida psicologicamente sui propri figli. “Soluzioni immediate e pacificatorie non servono, abbiamo in mente un uso articolato dei dati che emergeranno dalla ricerca. Vorremmo che le nostre domande divenissero domande di tutti“. Ed è proprio con una domanda che Zunino termina il suo intervento: “E’ dovuto che la scuola debba trovare da sola i fondi per retribuire docenti che svolgano le attività alternative?”, sottolineando che serve una maggior consapevolezza da parte di tutti noi riguardo a questi aspetti.

L’intervento del professor Gustavo Zagrebelsky, docente presso l’Università di Torino, già Presidente della Corte Costituzionale, giornalista e saggista, ha carpito l’attenzione dei presenti, tutti in “religioso silenzio laico”ad ascoltare una magistrale lezione sul tema “Laicità: principio fondamentale della convivenza civile e dell’ordine giuridico”. Partendo dal versetto 11 del Salmo 62 (“Dio ha parlato una volta, due volte ho udito questo: che il potere appartiene a Dio;”), Zagrebelsky ha introdotto il tema della verità, o meglio delle verità: quella “relativa” e quella assoluta, la Verità. “La fede si alimenta di dubbi, altrimenti è fanatismo, che offende, manca di rispetto a Dio, il solo ad averne una. La condizione umana non è mai quella della Verità posseduta, altrimenti ogni azione diventerebbe un atto di violenza rispetto a chi la pensa diversamente”. Oggi chi non si accoda alla tendenza di recuperare la religione cattolica come elemento formativo del cittadino viene accusato di “relativismo”, “persona poco per bene”, ma il relativista non necessariamente è nichilista, bensì il relativismo “è quel modo di vivere insieme in cui ciascuno di noi professa le sue verità, ed è disposto a condividerle, metterle assieme a quelle degli altri”. Quindi la democrazia è un regime relativista, mentre la visione assolutistica del vivere in comune è un totalitarismo, viola il diritto delle pari dignità di tutti i cittadini. In questo periodo storico assistiamo ad un mutamento dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa Cattolica, chiesa che sempre più ad alta voce chiede che la propria morale sociale si trasformi in morale dello Stato, che le proprie concezioni diventino di carattere comune, generali. Viene spontaneo il riferimento ai temi eticamente sensibili, quali le nuove forme di convivenza, la ricerca scientifica, l’eutanasia, il testamento biologico, l’aborto, tanto per citarne alcuni. “Le questioni di per sé non sono sensibili, siamo noi che lo siamo, e non dobbiamo dimenticare che c’è un coinvolgimento dell’etica anche nella pace, nella guerra, ma la Chiesa Cattolica detta anche l’elenco delle questioni morali cui il cittadino deve porre attenzione”.Riflettendo poi sul secolarismo, Zagrebelsky ne ripercorre la “vicenda storica iniziata dall’Umanesimo, passata attraverso la Riforma e la Rivoluzione Francese, fino ad approdare al fatto che le forme della nostra convivenza non si basano più sulla religione, lo Stato non ha più come suo fondamento una legittimazione religiosa”. Nel passato Dio investiva il sovrano, oggi sovrano è il popolo e lo stato regge solo se gettiamo solide basi alla nostra convivenza comune. Questa conquista di civiltà “che a noi sembrava avesse superato la plurimillenaria questione della teologia politica di Marco Terenzio Varrone (“la religione serve a cementare la coesione sociale ad uso della politica”) oggi cede il passo alla post-secolarizzazione, cioè al ritorno delle fedi religiose come legittimazione del potere politico.” Pensiamo a quanto recentemente il Presidente francese Sarkozy ha detto al papa (“è interesse della Repubblica Francese che i cittadini siano credenti cattolici”): la religione serve per creare lealtà verso il potere politico, religione come instrumentum regnii”. Anche negli Stati Uniti numerose confessioni religiose hanno assunto dimensioni politiche, influenzando candidati ed elettorato. Il rifugiarsi nella religione rappresenta poi una risposta alle inquietudini, alle paure che animano questo periodo storico, è un elemento di rassicurazione, riporta alla mente valori che non si hanno più. Questa paura diffusa nasce anche dalle capacità tecniche raggiunte nel campo delle armi di distruzione di massa, oltre che nelle conoscenze raggiunte nel campo della genetica, riuscendo persino a manipolare l’essere umano fin dal genoma. Paure magari anche alimentate volutamente, con un forte legame ad interessi economici.” Il filosofo tedesco Hans Jonas paragonava l’incrocio degli interessi economici con lo sviluppo della tecnica ad un Prometeo scatenato, ed ecco allora l’esigenza di valori forti, di principi che mettano ordine, di una Verità che, con la maiuscola, è incompatibile con la Libertà.- La verità deve stare davanti a noi, come fine, come obiettivo, non dietro-: questa frase è famosa perché è stata utilizzata come argomento di discussione tra il filosofo tedesco Jürgen Habermas e l’allora cardinale Joseph Ratzinger”,confronto promosso dall’Accademia Cattolica di Monaco di Baviera nel Gennaio 2004 nel corso del quale si affermò anche che “-lo Stato liberale e democratico secolarizzato vive di presupposti che non può garantire-, ma mentre una dittatura non ha un problema di garanzia dei suoi presupposti, reggendosi sulla paura, lo Stato democratico deve reggersi sul presupposto che tutti noi vogliamo vivere assieme, riconoscendone a ciascuno il medesimo diritto.” Questo sentimento politico di natura altruistica da dove nasce? “Nel primo dopoguerra c’era una forte propensione al voler vivere insieme, dopo una guerra con milioni di morti proprio per il non voler vivere insieme”.Ora queste buone ragioni sembra non esistano più. Il giurista tedesco Ernst Wolfgang Böckenförde sostiene che “lo Stato liberale non è in grado di mantenere i suoi presupposti: la libertà distrugge la vita in comune, serve a perseguire i propri interessi, provocando lo scontro tra gli egoismi dei più forti.” Quindi, secondo Böckenförde, “bisogna stabilire dei legami sociali che precedano la libertà”. Queste due proposizioni ci portano a dire che, se noi vogliamo vivere nella libertà, questa vive se sono imposte le condizioni di libertà, conclusione che oggi è quasi un luogo comune, indicato col termine dei “presupposti normativi. I regimi democratici non possono vivere di sè ma hanno bisogno di qualcosa che viene prima. Qui allora inizia una deriva molto inquietante: la richiesta di un posto ufficiale della Chiesa Cattolica nella vita politica.” Oltre alle due frasi, anch’esse inquietanti, citate prima, Böckenförde ne dice una terza, consequenziale, “se si vuole dare alla religione cattolica questo ruolo, è ovvio che le altre non ce l’hanno, e devono vivere come nella diaspora, come a casa d’altri”. Uguaglianza e libertà se non sono uguali non esistono: queste frasi contengono una sfida perché “una libertà che diventa il propellente del potere è un male, è distruttiva dei legami sociali. L’eccesso di libertà alla Böckenförde noi lo vediamo nelle società ultracompetitive, dove c’è posto solo per i vincenti. Dobbiamo raccogliere questa sfida impegnandoci per infondere nella vita pubblica principi e valori sociali che vengano poi elaborati in libertà. Dobbiamo riuscire a diffondere l’idea che c’è una responsabilità nel diffondere principi comuni di convivenza”. La vita comune è difficile da realizzare, è un bene da difendere non senza sacrifici. Non essendo un regime naturale, la democrazia è il regime più difficile da mantenere, richiede rinunce, richiede messa in comune di risorse, di tempo, altrimenti è un simulacro di democrazia. Chiedere ed esigere la possibilità di poter parlare, nel rispetto dei propri principi, a tutti: solo così si realizza una società di concorso laico al vivere comune.”

“Stato e chiese, scuola e fatto religioso” è il tema affrontato dal terzo relatore, Franco Becchino, già Presidente del Tribunale di Savona e pastore in emeritazione della Chiesa Evangelica Metodista di Savona. Dal punto di vista giuridico, Becchino ripercorre le tappe del rapporto Stato-chiese partendo dallo Statuto Albertino, passando per il regime di separazione del Codice Penale Zanardelli del 1889, fino all’introduzione del sistema concordatario nel 1929 con i Patti Lateranensi che, attraverso un concordato ed un trattato, sostituiscono il regime di separatismo e lo Stato Italiano torna ad essere uno Stato confessionale,con una religione di Stato. Segue la Legge sui culti ammessi, culti prima solo tollerati, giungendo quindi ad una sistemazione concordataria tra Stato e Chiesa Cattolica, e giurisdizionalista con le altre chiese. “Come affronta la Costituzione il rapporto Stato-chiese? La Costituzione su questo tema è confusa: da un lato sottolinea la netta distinzione degli ambiti ma, all’articolo 7, richiama i Patti Lateranensi. I giuristi si dividono in due correnti: quelli che sostengono che la Costituzione non abbia cambiato nulla e quelli che leggono l’articolo 7 alla luce degli altri principi costituzionali (1° comma dell’articolo 8, poi gli articoli 19 e 20). La soluzione per le diverse confessioni religiose viene trovata con le Intese. Nel 1984, con la modifica del Concordato del 1929, che in realtà dà origine ad uno strumento diverso, ad un nuovo Concordato, le parti contraenti concordano sul fatto di non ritenere più la confessione cattolica come religione di Stato. Questo momento segna una svolta netta, che si concretizza nelle sentenze della Corte Costituzionale, presieduta allora dal professor Zagrebelsky, Corte che elabora una sua giurisprudenza, una sua interpretazione”. Esaminando poi i punti di conflitto tra Concordato e Costituzione, Becchino sottolinea il mantenimento dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica in termini pesantemente confessionali. “Troviamo nella Costituzione i due pilastri della scuola pubblica: l’articolo 33 e l’articolo 34. Questa scuola deve saper accogliere, mentre la presenza dell’insegnamento della religione cattolica non va in questa direzione, ed inoltre non vi è libertà d’insegnamento per i docenti dell’IRC, essendo le direttive dell’autorità ecclesiastica (il vescovo) vincolanti”. Scuola pubblica e fatto religioso: la soluzione adottata è l’insegnamento curricolare, costituzionale, “ma ricordiamo che l’articolo 9, comma 2, del Concordato sostiene senza discriminazione di coloro che scelgono di non avvalersi”. C’è una scarsa sensibilità per i diritti legati alla libertà di coscienza e religiosi, pensiamo al trattamento diseguale sui crediti nella scuola superiore nel 2007. “Il nostro gruppo ritiene che ci si debba orientare per dare concretezza d’impegno su tre punti: 1°- l’abolizione dell’insegnamento della religione cattolica, senza trascurare le soluzioni alternative, discusse anche in diverse occasioni dal Sinodo delle Chiese Valdesi e Metodiste, quali la sostituzione dell’IRC con un insegnamento curricolare che abbia un approccio al fatto religioso in tutti i suoi aspetti. 2°- La soluzione suggerita da tutte le Intese fino ad oggi firmate ed approvate dal Parlamento, che propone l’insegnamento confessionale gestito dai corpi religiosi fuori dalle ore curricolari e a proprie spese. 3°- Intanto si cominci a far vivere nelle scuole italiane la linea dettata dalla Corte Costituzionale, ovvero l’insegnamento dell’IRC nel pieno rispetto della normativa vigente e di tutti quanti non si avvalgono, con la realizzazione di una vera possibilità di insegnamento alternativo. Oggi chi vuole avvalersi della scelta di libera coscienza non è tutelato”.

Nel dibattito finale molti consensi ha riscosso l’intervento del sen. Giovanni Urbani, che ha illustrato la sua personale iniziativa di raccolta di firme a sostegno e solidarietà dei professori dell’Università romana della Sapienza, oltre all’intervento di un genitore, già Presidente del Consiglio di Istituto di un comprensivo savonese, che ha proposto una riflessione sull’organizzazione interna della scuola, su come i Consigli d’Istituto siano cambiati dalla loro nascita, nel 1974, ad oggi, diventando sempre più organi di ratifica, mentre dovrebbero essere “cellule di democrazia di base”.

Il successo riscosso da questa iniziativa, la prima di una serie di incontri mirati alla divulgazione della ricerca condotta sull’IRC, sicuramente è un ottimo segnale per il Gruppo Scuola e Laicità di Savona, uno stimolo a continuare

nel proprio impegno “per infondere nella vita pubblica principi e valori sociali che vengano poi elaborati in libertà”, come ha ricordato Zagrebelsky, libertà d’insegnamento e libertà di apprendimento.