Breve nota alla "31 ottobre" sul tentativo di eliminazione della teoria evoluzionistica

dai programmi della scuola primaria e media.

Presentata da Franco Grassi alla riunione del Comitato Direttivo Nazionale del  15 Maggio 2004, fatta propria all'unanimità.


Quanto scritto è solo un promemoria sul tentativo di eliminazione dell’evoluzionismo dai programmi della scuola italiana. Non è, e non vuole essere una nota di carattere scientifico, bensì un tentativo di dare una spiegazione a quanto avvenuto in questo scorcio di anno. Dei pochi mezzi a disposizione ma dei notevoli e impensati risultati raggiunti.

La prima volta che ci siamo accorti del problema è stato nel leggere LE SCIENZE in cui il direttore E. Bellone in maniera ferma, anche se un po' rassegnata, protestava per la eliminazione di Darwin dai programmi della scuola elementare e media, eliminazione che non avrebbe certamente contribuito alla iniziale formazione e sviluppo di un metodo scientifico di indagine e di critica nelle giovanissime generazioni.

Sulla base di queste informazioni, abbiamo ritenuto doveroso inviare sull'argomento una lettera preoccupata sia a RIFORMA che a REPUBBLICA, lettera che ha suscitato scalpore intorno alle celate riforme ministeriali fino a quel momento generalmente ignorate dall'opinione pubblica e dagli addetti ai lavori.

Qui non si discute né della validità della Bibbia da un punto di vista storico né della predominanza della scienza. La nostra posizione è quella espressa nel Culto Radio  del 30 aprile in cui il pastore Luca Baratto diceva testualmente: «In realtà, accostare o opporre il creazionismo alla teoria dell'evoluzione ha poco senso, perché essi non appartengono allo stesso ambito di pensiero. L'uno si riferisce alla teologia, la cui domanda fondamentale riguarda la presenza di Dio in questo mondo; l'altro alla scienza, alla capacità di osservare e descrivere il mondo in base alle nostre conoscenze e capacità umane. Sono due ambiti che possono essere in dialogo, talvolta in conflitto, ma le cui elaborazioni non sostituiscono le une quelle dell'altro».

È noto che la sollevazione del mondo della cultura, dagli insegnanti ai ricercatori, dai consigli di Istituto all'Accademia delle Scienze, dalla stampa quotidiana agli stessi dibattiti alla radio, ha creato un movimento di opinione pubblica  che ha costretto il ministro Moratti a fare marcia indietro (addirittura in TV!), e questo ci sembra già un risultato notevole in un paese come il nostro in cui, secondo chi ci governa, la televisione è il principio e la fine di tutte le cose.

 

Cosa abbiamo fatto?

Secondo noi abbiamo impedito che in maniera tacita si facesse un salto all'indietro di secoli, tornando di fatto quasi ad Aristotele (scienza solo come miti o credenze), abbiamo constatato che una opinione pubblica esiste e può contare se si danno gli impulsi corretti, abbiamo costretto il Bertagna a venire fuori e esprimersi sul come e sul perché, guadagnandosi gli sberleffi di quasi tutto il mondo della cultura, non solo di quello  accademico.

Abbiamo constatato che anche ora la paura della scienza, anzi della conoscenza, contagia  tutta una cerchia che va dall'estrema destra politica (seminario di Forza Nuova del 2003 a Milano, su Darwin come precursore del marxismo) ai fondamentalisti di tutte le specie: e che anche nel nostro mondo evangelico le resistenze, i distinguo o le reticenze non sono poche.

 

Cosa dobbiamo fare?

Il problema della scienza e della tecnologia è  un quesito che nel nostro paese si è imposto non da oggi con la continua prevalenza degli insegnamenti umanistici che venivano privilegiati rispetto a quelli scientifici: si parte da lontano passando per il fascismo (Gentile), transitando per il liberalismo con Croce e anche per la sinistra italiana essendo (quella che contava) di estrazione culturale crociano-borghese.

La nostra tutto sommato (escluso il periodo di Enrico Fermi) era ed è una scienza "senza le mani", ossia di notevoli capacità teoriche ma di insufficienti competenze operative e di organizzazione.
Tutto ciò, col diminuire degli investimenti pubblici e privati nel campo della scienza  (siamo ora a livello del Portogallo e della Grecia e al di sotto percentualmente della Slovacchia), porterà il  nostro Paese al di fuori dello sviluppo dei saperi e delle economie mondiali e ad una inarrestabile decadenza politica, culturale e scientifica. In questo quadro si inseriva la cancellazione di Darwin dai programmi scolastici, la riesumazione del taglio e cucito  con la conseguente possibile  reintroduzione della logica perversa  della divisione delle funzioni per sesso. Assisteremo, credo,
alla  contemporanea discussione sui diversi tempi di maturazione e apprendimento fra ragazzi e ragazze. Si riaprirà, dato il clima culturale predominante,  il dibattito sulla necessità dell'abolizione delle classi miste (anche sulla scia di quanto sta avvenendo oltre atlantico) camuffando il tutto con la risibile scappatoia delle superiori esigenze didattiche. Deprimere la scuola (eliminando Darwin) è un modo come un altro per uscire dal circuito dei paesi che contano ed è una spia di  dove intende portarci una  classe dirigente da terzo mondo, incompetente, saccente e arrogante.

Quello che ci lasciava maggiormente sgomenti era il silenzio che per inconsapevolezza, ignavia, sottovalutazione o trascuratezza  si stava creando intorno alla vicenda, come se cancellare un pezzo fondante della nostra cultura fosse un'operazione normale per un Paese che si definisce libero e avanzato. Crediamo che questa decisione si sarebbe naturalmente inserita in una tendenza antiscientifica diffusa nel nostro paese  che rifiuta di riconoscere la scienza  come una forma alta di cultura da diffondere, comunicare e condividere.

In questo senso siamo soddisfatti che anche in Italia esista un'opinione pubblica capace di imporre ai governanti un cambiamento di rotta e indurli ad un cocente dietrofront, anche se non si capisce bene cosa significhi istituire una commissione apposita (che comunque ci rassicura per la presenza dei premi Nobel Levi-Montalcini e Rubbia) su Darwin: come se si dovesse istituire una commissione per decidere come insegnare l'alfabeto o  le quattro operazioni!