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Associazione 31 OttobrePER UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA PROMOSSA DAGLI EVANGELICI ITALIANI
Sede legale: Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, via Firenze 38 - 00 184 Roma |
Lettera ai soci - 2004
Care/i associate/i,
nel momento in cui assumo la direzione della nostra Associazione succedendo a Rosanna Ciappa, che aveva chiesto di non essere più candidata dopo cinque anni di presidenza e che desidero ringraziare, interpretando, credo, i sentimenti di tutti voi per l’impegno profuso con passione e competenza, sento la necessità di interpellarvi allo scopo di verificare l’effettivo consenso attorno al lavoro svolto dal Comitato Direttivo per prendere assieme a voi la decisione se continuare con la piena e sincera solidarietà degli iscritti o concludere l’avventura, per me e per molti di noi significativa, di un movimento promosso dagli evangelici italiani per salvaguardare la laicità e il pluralismo della scuola pubblica in Italia. Era l’autunno del 2000 e assieme a Franco Calvetti, Elena Bein, Piero Trotta, Giampaolo Ricco, Graziella Gandolfo, Franco Grassi e altri ancora e con la ‘benedizione’ di Marco Rostan, in viaggio per le comunità dell’America del sud, intraprendemmo questo cammino che si rivelò presto un’esigenza fortemente sentita e condivisa. Con l’impegno di tutti è stata fatta molta strada da allora: l’Associazione è cresciuta non solo numericamente ma, credo, anche per la qualità dei suoi interventi pubblici (convegni, incontri, tavole rotonde, articoli sulla stampa), raccogliendo l’adesione anche di evangelici non ‘storici’ e laici.
Ma l’insuccesso di partecipazione dell’ultima Assemblea nazionale e del pur bel Convegno che l’ha preceduta è un segnale che non può essere trascurato. Malgrado l’appello rivolto agli iscritti anche attraverso il Notiziario di settembre, ci siamo ritrovati in quindici, inclusi i membri del Direttivo e i due revisori. Pur se la frequenza alle assemblee degli anni precedenti non è stata mai esaltante, non si era però verificata un’assenza così vistosa. Abbiamo pensato a varie motivazioni che proverò a elencare sinteticamente, cominciando da quelle ‘secondarie’:
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La scelta della data – fine ottobre – poco compatibile con gli impegni scolastici e di lavoro in genere? Ma si trattava di un sabato (da fine mattinata) e di una domenica e, in ogni caso, era pur sempre possibile spostarsi nel pomeriggio o sera di sabato a partecipare almeno all’Assemblea.
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La scelta della sede un po’ fuori delle rotte ferroviarie dirette? Ma il Centro di Ecumene si offriva come una soluzione ottimale sia perché geograficamente raggiungibile da qualunque parte d’Italia senza eccessivi sacrifici, sia per i costi contenuti che garantiva in confronto all’esborso gravoso del Convegno e Assemblea di Roma dell’aprile 2003.
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L’avvertimento contenuto nel Notiziario che non erano previsti rimborsi? Ma i delegati delle sezioni territoriali avrebbero avuto l’intera copertura delle spese attraverso il meccanismo delle quote al 50% restituite dalla cassa centrale e, in ogni caso, è tradizione consolidata che, ove consentito dalla situazione finanziaria, sia sempre stato corrisposta una qualche forma di rimborso
Non ci nascondiamo, tuttavia, che altre e più consistenti, e preoccupanti, ragioni possano essere alle base della scelta degli iscritti. Intanto, quella tendenza alla delega e quel crescente e sempre più generalizzato abito di disimpegno che sono stati individuati e lamentati anche in recenti sinodi e assemblee delle chiese. Poi, forse, un senso di frustrazione di fronte al procedere inesorabile del bulldozer controriformatore dei decreti Moratti e al proliferare delle lesioni alla laicità che viviamo ogni giorno nella nostra società e nelle sue istituzioni più rappresentative.
Ma non va sottaciuto il disagio che si è avvertito nell’Associazione a cavallo tra l’Assemblea di Torre Pellice del 2002 e la successiva, già ricordata, del 2003 quando al Comitato Direttivo è stato imputato di non avere rispettato e attuato nella sua interezza la deliberazione che impegnava l’Associazione a formulare una proposta di istituzione di un’ora curricolare di religioni nella storia nella scuola secondaria, accompagnata da un dossier storico-argomentativo, da fare pervenire al Ministero dell’Istruzione. Orbene, come si è cercato di spiegare in ripetuti interventi su “Riforma” nel corso di una vivace diatriba, il Comitato Direttivo, sotto la sua piena responsabilità e in modo unanime, aveva ritenuto di interpretare il mandato assembleare in termini più articolati: sì in linea di principio alla richiesta di superamento dell’insegnamento concordatario della religione cattolica e alla rivendicazione di un insegnamento aconfessionale, pur scontandone il valore puramente ‘di bandiera’ in quanto irrealizzabile nella situazione data, ma anche appoggio ad una proposta argomentata pedagogicamente e didatticamente da Emilio Florio e Luciano Zappella di creazione di laboratori di religioni nella storia negli istituti di istruzione secondaria, utilizzando un’opportunità, prevista, pur se non ancora realizzata, dal progetto di riforma Bertagna: una proposta pragmatica e ‘realizzabile’ che lungi dal costituire un atto di rinuncia ai principi si configurava come uno strumento ‘eversivo’, un cavallo di Troia per accorciare la distanza dall’obiettivo più alto. Tale decisione è stata ratificata a grande maggioranza dall’assemblea di Roma, sia pure dopo una aspra discussione, ed è diventata operativa con l’appoggio della Federazione della Chiese evangeliche in Italia. Il progetto è attualmente all’attenzione dei parlamentari evangelici cui è stato richiesto di attivarsi presso il Ministero. Se un motivo della forte flessione degli iscritti per l’appunto tra il 2002 e il 2004 – da oltre 450 a poco più dei 200 attuali – è da individuare nel dissenso di tanti sulla linea del Comitato, ci si sarebbe attesi che si venisse a confrontarsi in Assemblea per, eventualmente, modificarla e sfiduciare il Direttivo che ne avrebbe tratto le conseguenze. Ciò non è avvenuto e sarebbe deplorevole che la crisi attuale di adesioni all’Associazione possa essere motivata non, come sarebbe anche comprensibile, da negligenze, ‘distrazione’ e minore impegno dei soci più attivi, bensì da eventuali ostracismi e prese di distanza di natura ‘ideologica’. L’Associazione per funzionare e correggere, se necessario, errori e deviazioni, ha bisogno del concorso di tutti gli iscritti che con franchezza e con i meccanismi della democrazia fanno sentire la loro voce e ne determinano linea e azione. Se ciò non accade ci si domanda perché continuare con il sacrificio di tempo e impegno personale di pochi. Abbiamo perciò concordato di inviare il presente appello, corredato di una scheda-sondaggio che sarà inoltrata anche via e-mail, a tutti gli iscritti, vecchi e nuovi, e prevedere un’Assemblea straordinaria a fine maggio per discutere assieme sul futuro della nostra Associazione.
Nicola Pantaleo
