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35041. ROMA-ADISTA.
I robusti tagli alla scuola
statale decisi dal governo
Berlusconi,
oltre al forte ridimensionamento
delle scuole di ogni ordine e
grado, rischiano anche di far
sparire l’ora alternativa
all’insegnamento della
religione. Lo denunciano, tra le
molte altre cose, trecento
presidi delle scuole del Lazio
in una lettera stampata in oltre
40mila di copie e distribuita
agli alunni e ai loro genitori
per informarli sulla “grave
situazione finanziaria della
scuola” amministrata da
Maria Stella Gelmini
(v. Adista nn. 55/08 e 77/09).
“A cinque mesi dall’inizio del
2009 non abbiamo avuto neanche
un euro per il funzionamento
quotidiano delle scuole”,
scrivono i presidi. “Dal
corrente anno i fondi per pagare
le supplenze sono stati ridotti
del 40%. Non abbiamo i soldi per
pagare le visite fiscali. Le
scuole statali italiane devono
avere dallo Stato circa un
miliardo di euro per spese
legittimamente affrontate negli
anni passati e mai rimborsate
dall’Amministrazione. Circa il
52% degli edifici scolastici del
Lazio non ha le certificazioni
relative alla sicurezza e le
aule sono quasi tutte
sovraffollate. A questa
situazione si aggiungono i
pesanti tagli del personale
docente e del personale Ata
(bidelli e amministrativi)”,
“nonostante l’aumento degli
alunni iscritti”. Tagli di
risorse e di personale che,
proseguono i presidi, avranno
conseguenze immediate sulla
didattica e sulla vita
scolastica: “Scuole costrette ad
elemosinare persino la carta
igienica e le fotocopie; alunni
che rischiano di restare senza
docente per un gran numero di
ore; forte riduzione del
recupero scolastico e dei
progetti educativi non
finanziati direttamente dai
genitori; ambienti ed aule
chiusi perché inagibili e
progressivo aumento del rischio
di incidenti; azzeramento
dell’ora alternativa
all’insegnamento della religione
nelle scuole medie e alle
superiori”.
Sull’eventualità che l’ora
alternativa alla religione
cattolica (una delle tre opzioni
concesse agli studenti che non
si avvalgono dell’insegnamento
della religione cattolica,
insieme allo studio individuale
assistito e all’uscita da
scuola) sparisca per mancanza di
finanziamenti pubblici –
violando così gli accordi
concordatari che invece la
prevedono espressamente – è
intervenuta Antonia Sani
del Comitato nazionale
“Scuola e Costituzione”. “I
tagli alle compresenze nella
scuola primaria – ha spiegato ad
Adista – e
l’eliminazione delle ore ‘a
disposizione’ (cioè quelle ore
in cui un docente è in servizio
ma non in e quindi viene
utilizzato per altre attività
didattiche, fra cui le supplenze
nelle “scoperte” e l’ora
alternativa, ndr)
potrebbero rendere impossibile
la predisposizione di attività
alternative all’insegnamento
della religione cattolica (Irc)
ove richieste da genitori o
studenti e l’esiguità dei fondi
disponibili impedirà peraltro il
ricorso a personale esterno.
Tuttavia i dirigenti non possono
ignorare che l’ora alternativa
non è un’attività integrativa
per arricchire il curricolo di
alunni e alunne, ma un diritto
irrinunciabile per coloro che
non scelgono l’Irc. E
soprattutto nel primo ciclo
della scuola sappiamo che la
richiesta dei genitori verte
soprattutto verso un’attività
formativa”.
A quanto paventato dai dirigenti
scolastici si aggiunge, per il
terzo anno consecutivo, un
ulteriore elemento
discriminatorio per gli studenti
che non si avvalgono dell’Irc.
Come già nel 2007 e nel 2008 (v.
Adista nn. 41/07 e 45/08), anche
quest’anno il ministro
dell’Istruzione, nell’Ordinanza
che regola lo svolgimento degli
esami di Stato (n. 40 del 9
aprile 2009), ha stabilito che i
docenti di religione prendano
parte alle deliberazioni del
consiglio di per l’attribuzione
del “credito scolastico” (cioè
una quota di 25 punti su 100 che
si ottiene sia dalla media dei
voti del triennio sia dalla
valutazione di eventuali
attività extrascolastiche
regolarmente certificate e
approvate dai docenti),
penalizzando di conseguenza gli
studenti che non partecipano ad
alcuna attività alternativa o
che optano per uscire da scuola.
Un’Ordinanza contro cui alcuni
studenti e diverse associazioni
(fra cui l’associazione
nazionale “Per la scuola della
Repubblica”, Comitato insegnanti
evangelici, Coordinamento
genitori democratici, Cidi,
Italia Laica) si apprestano a
presentare un ricorso al Tar.
Aggiunge a riguardo Antonia
Sani: confermiamo “il nostro
impegno e la nostra
mobilitazione per la laicità
della scuola e contro la
soppressione di attività
alternative, non imposte ma
liberamente richieste da coloro
che non si avvalgono
dell’insegnamento della
religione”. (luca kocci)
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