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Associazione 31 OttobrePER UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA PROMOSSA DAGLI EVANGELICI ITALIANI
Sede legale: Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, via Firenze 38 - 00 184 Roma |
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ASSOCIAZIONE 31 OTTOBRE |
![]() luglio 2007 |
Questo numero del Notiziario estivo della “XXXI Ottobre” contiene alcuni interventi, quelli di Daniel Noffke e di Sergio Montalbano, che danno conto del dispiegarsi dell’attività dell’Associazione anche in ambiti esterni, cioè rispettivamente in un incontro sulla laicità organizzato dalla Federazione Giovanile Evangelica Italiana (FGEI) e in un convegno sulla scuola, nel trapasso dalla Moratti a Fioroni, promosso da varie Associazioni, tra cui la nostra. Seguono un articolo di Alessandro Pagano e uno di Maurizio Franzò, docente e prossimo dirigente scolastico evangelico, sulla controversa attribuzione di crediti scolastici agli allievi delle superiori che si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica, e infine un resoconto a firma di Silvana Ronco sul sondaggio IRC conclusosi in Liguria.
Relazione sul campo formazione della FGEI-Nord dal titolo “LAICITÀ INVISIBILI”
Venezia 11-13 Maggio 2007
Il Direttivo della FGEI-Nord mi ha invitato a partecipare, a nome dell'Associazione, al campo di formazione "laicità invisibili" da loro organizzato a Venezia, con una breve relazione sul tema “laicità e scuola”. Alla discussione avrebbero partecipato anche Erica Mica, ricercatrice presso l'Università di Milano, con una relazione su “laicità e scienza”, Giorgio Rainelli, coordinatore del Refo, su “laicità ed omosessualità” e Fabio Traversari, laureando presso la Facoltà Valdese di Teologia, sul tema “laicità ed ecumenismo”.
Il dibattito che si è svolto in questi tre giorni sarà utilizzato dall'organizzazione giovanile come guida di riflessione per le attività di quest'anno ed è importante che i giovani delle nostre chiese sentano l'urgenza di informarsi e confrontarsi seriamente su questo tema che sta diventando sempre più di scottante attualità. Lo stesso giorno in cui si svolgeva il nostro dibattito, infatti, a Roma si teneva la grande manifestazione del "family day".
Quando Luca Ghirotti mi ha chiamato, ha detto di aspettarsi un discorso che si fondasse su esperienze concrete. Il che mi ha dato l'occasione per iniziare il mio intervento sulla percezione di mancanza di libertà religiosa e di laicità che si percepisce nella scuola nella società italiana.
Attraverso l'ora di religione, organizzata e gestita dal clero che ne stabilisce i programmi e ne nomina gli insegnanti, la continua ingerenza nei simboli, nella formulazione dei programmi e del codice deontologico degli insegnanti ed anche attraverso una capillare presenza nel mondo dell'editoria per la scuola, le gerarchie cattoliche esercitano sulla scuola una pressione costante che, quasi per assurdo ma in modo assolutamente coerente, genera una profonda ignoranza sul fatto religioso. A dispetto infatti di un massiccio insegnamento religioso, fra catechismo, ora di religione a scuola e frequentazione di oratori, gli italiani hanno per contro una profonda disinformazione sul fatto religioso, tanto che un'insegnante, posta di fronte al problema dalla presenza di un bambino ivoriano, mi chiedeva se i battisti fossero una setta africana. E di casi di questo tipo, nella mia breve esperienza di maestro, ne ho visti parecchi.
Su questa incultura religiosa si fonda la possibilità, per le gerarchie vaticane, di portare il violento attacco, a cui stiamo assistendo, contro la laicità dello Stato: per tutta la carriera scolastica è stato impartito l'insegnamento che la religione sia un fatto da assumere come definitivo, non soggetto a critica, e che le differenze, seppure se ne parla, sono fenomeni culturali esotici, legati alla nascita, all'etnia, non una scelta consapevole e ragionata dell'individuo.
È interessante scorgere come il libero confronto con le altre culture in Italia venga visto come rischio verso la propria identità piuttosto che come una libertà per sé stessi. Persino molti dei soggetti sociali che vivono l'insofferenza verso le ingerenze clericali e propugnano la libertà dell'individuo non riescono a scorgere nella libertà religiosa un valore laico, puntando verso un ateismo di stato, dichiarato o implicito, per il fatto che considerano la religione come un oggetto monolitico e non soggetto a critica, quindi inconciliabile con la ragione e la scelta libera e responsabile che è alla base delle libertà democratiche.
Per questi motivi l'Associazione deve lavorare necessariamente su due versanti: da un lato attraverso la persuasione e, nel caso, anche attraverso l'azione legale deve vigilare affinché non vengano perpetrate evidenti ingiustizie e per difendere quel tanto di laicità che la legislazione attuale dovrebbe garantire; dall'altro deve farsi promotrice di un discorso culturale che svincoli l'insegnamento del fatto religioso dalla morsa delle gerarchie vaticane, consentendone un approccio laico e multiculturale.
Come evangelici siamo schiacciati da un contesto politico culturale in cui la battaglia per la laicità è presentata sempre e solo in modo bifocale: pro e contro l'aborto, pro e contro gli omosessuali, pro o contro il divorzio e via discorrendo. Pertanto ai ragazzi della FGEI ho rivolto l’invito a non lasciarsi irretire dalla tentazione mediatica di semplificare il problema della laicità con specifiche prese di posizione, per quanto condivisibili, ma di mettere al centro della propria riflessione l'importanza del dialogo e del confronto; poiché in questo clima di assenza di laicità la più grande mancanza che sento, come cristiano, è quella di una voce che possa dire che il cristianesimo non è solo quello che continuamente e attraverso tutti i media viene sentenziato dal Vaticano.
Di qui un impegno speciale nei confronti della scuola pubblica: poiché è il luogo privilegiato in cui istanze, culture, classi sociali e bisogni diversi si incontrano per arricchirsi reciprocamente attraverso la ricerca, l’uso della ragione e la critica. Ma perché questo avvenga è necessario lottare affinché sia garantita la massima autonomia a quest’ambiente, liberandolo da ingerenze ecclesiali o di partito e permettendo agli allievi e alle loro famiglie di potersi esprimere e di portare il proprio bagaglio culturale.
Daniel Noffke
Non dovremo mica ricominciare tutto da capo?
Questo è l’interessante titolo del convegno tenutosi a Bologna sabato 9 giugno 2007 ed organizzato da Scuola della Repubblica, Rete Scuole, Manifesto dei 500 e Associazione XXXI Ottobre, che ha visto una nutrita partecipazione di insegnanti (un centinaio), genitori e studenti provenienti da Bologna, Modena, Ferrara, Ravenna, Parma, Genova, Milano, Torino, Roma, Firenze, Treviso e Venezia.
Il programma, che trattava di un nutrito gruppo di tematiche relative alla Scuola Statale, andando ben oltre gli obbiettivi statutari della nostra Associazione, prevedeva le seguenti tematiche:
Sessione antimeridiana:
a) La politica scolastica del governo Prodi
b) La scuola come organo costituzionalmente rilevante, la sua gestione democratica, la sua laicità
c) Botta e risposta su domande del pubblico sulla politica scolastica del governo Prodi
Sessione pomeridiana:
d) La politica scolastica della commissione europea
e) Sistemi scolastici e disuguaglianza sociale: modelli organizzativi europei a confronto
f) Come rilanciare il ruolo della Scuola della Repubblica
g) Il tempo pieno: una scuola del popolo per il popolo
h) La Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica
Al rappresentante della XXXI Ottobre è stato assegnato l’incarico di moderare la sessione pomeridiana del convegno.
Riportiamo di seguito, per intero, l’interessante commento della giornata redatto dal prof. Bruno Moretto, che si può leggere anche sul sito www.scuolaecostituzione.it.
La discussione ha evidenziato sia una sentita e diffusa partecipazione alla crisi della scuola, sia la capacità di sviluppare analisi di alto livello.
Il serrato confronto, svolto in mattinata, con E. Barbieri, capo dipartimento del MPI e O. Roman, consulente tecnico del MPI, ha evidenziato la distanza temporale e di linguaggio sempre più ampie fra il popolo della scuola e le scelte di politica scolastica dell’attuale Governo, ma ha mostrato, grazie alla disponibilità di tutti, che è possibile iniziare a percorrere la strada del confronto costruttivo fra istituzioni e mondo della scuola.
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Sono state evidenziate le sottovalutazioni governative della gravità della situazione finanziaria, la più importante, se non la prima, causa del disagio del mondo della scuola, al quale i partecipanti hanno affermato di voler reagire, riportando al centro della discussione la rilevanza del ruolo sociale della Scuola della Repubblica.
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E’ stata denunciata la continuità di una visione della scuola come servizio e non come istituzione e una nuova stagione di tagli alla scuola statale, che rischia di portarla al collasso.
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E’ stata denunciato lo scivolamento progressivo verso una concezione dell’autonomia che produce la frammentazione localistica del sistema.
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E’ stato denunciato il riproporsi, nelle scelte dell’attuale Governo per la scuola superiore, dello storico dualismo fra attività manuali e intellettuali, che la riforma della scuola media del 1965 aveva avviato a soluzione positiva.
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E’ stata denunciata l’insipienza di una classe dirigente che sa solo rivendicare un proprio protagonismo legislativo o amministrativo, senza capire che qualunque provvedimento sulla scuola ha bisogno della partecipazione attiva di insegnanti studenti e genitori, per poter produrre effetti riformistici positivi.
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E’ stata denunciata la subordinazione economico politica delle nostre politiche scolastiche alla linea di dequalificazione liberista dell’istruzione portate avanti dal F.M.I. e dalla Commissione europea.
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E’ stata condivisa la denuncia per la mancanza di analisi scientifiche delle caratteristiche del nostro sistema, che porta ogni Governo a improvvisare riforme basate su ideologie e non mirate ad affrontare i reali problemi.
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E’ stata condivisa da tutti i partecipanti, anche ministeriali, la necessità di sfuggire a tale stretta, richiamando lo spirito e la lettera dell’art. 33 della Costituzione, che ha assegnato alla scuola un’autonomia finalizzata a garantire a tutti i cittadini gli strumenti per “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini”.
E’ stato un momento significativo di ripresa del protagonismo del mondo della scuola, che vuole tornare ad un livello di mobilitazione capace di incalzare il Parlamento e il Governo per produrre una evidente inversione di tendenza delle politiche degli ultimi 10 anni.
Dobbiamo riprendere l’iniziativa e approfondire l’analisi di pregi e difetti del nostro sistema. dobbiamo rialzare la bandiera della laicità della nostra scuola, messa in discussione prima dalla Moratti e ora da Fioroni.
Ma non dobbiamo ricominciare tutto da capo: la battaglia per il tempo pieno per chiunque lo richieda deve rimettere in pista un’idea di scuola, i cui nodi sono già stati sciolti nella legge di iniziativa popolare, prodotta dal mondo della scuola e sottoscritta da 100.000 cittadini, che costituisce il nostro investimento sul futuro.
Spetta a noi rivendicare con forza che la battaglia per la Scuola della Repubblica è uno dei tasselli fondamentali per quella per l’uguaglianza e la libertà dei cittadini.
I partecipanti al Convegno hanno poi approvato un documento di sostegno al ricorso contro l’ordinanza n. 26/07 che assegna ai docenti di religione cattolica il potere di voto sui crediti scolastici e di condanna del comportamento del Ministro contro tale ordinanza, mai trasmessa alle scuole.
Chi desiderasse prendere visione dei documenti predisposti per il convegno e/o conoscere alcuni interventi significativi potrà visitare il sito www.leggepopolare.it/forum/convegno_bo.
Sergio Montalbano
Un’altra - l’ennesima – brutta pagina per la laicità della scuola
Occorre purtroppo dare conto di un altro attacco alla laicità della scuola pubblica, sferrato, con modalità allo stesso tempo subdole ed insidiose, dall’attuale governo di centro–sinistra, per mano del Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni, esponente della Margherita e membro fondatore del costituendo Partito Democratico.
Nell’approssimarsi degli esami di maturità, Egli ha emanato una Ordinanza (n. 26 del 1573/07) la quale, al comma 13, prevede che anche l’insegnamento della religione cattolica debba concorrere – a pieno titolo – alla attribuzione del credito scolastico, ossia del punteggio che, ai fini della determinazione del voto finale d’esame, la scuola attribuisce in conformità della media dei voti riportati nelle diverse materie di studio ed in base ad una valutazione complessiva (largamente discrezionale) della preparazione e della personalità dello studente.
Si comprende quale grave vulnus sia arrecato da tale disposizione ai principi di laicità della scuola pubblica e di non discriminazione tra i cittadini in ragione dei propri convincimenti religiosi.
È noto che gli studenti che non si avvalgono dell’IRC non hanno alcun obbligo di frequenza di lezioni sostitutive (spesso nemmeno predisposte per mancanza di personale e risorse da parte degli istituti), mentre coloro che hanno legittimamente svolto attività extrascolastiche non hanno avuto modo (almeno per quest’anno) di certificarle ai fini del riconoscimento del credito in questione.
Per questa via, inoltre, l’IRC, ossia un insegnamento confessionale, di cui è stata più volte chiarita la natura facoltativa e sino ad oggi posto al di fuori del quadro didattico curricolare, diviene rilevante ai fini di una graduatoria che finisce per incidere sulla posizione di tutti gli studenti, anche di quelli che legittimamente hanno inteso non avvalersene.
Avverso tale ingiusto e discriminatorio provvedimento alcune associazioni, tra cui la nostra, si sono fatte promotrici di un ricorso al TAR del Lazio onde ottenere l’annullamento e la immediata sospensione cautelare dello stesso.
Proprio in sede cautelare il TAR, nel condividere le ragioni dei ricorrenti, ha disposto la sospensione della ordinanza Fioroni sul rilievo che «sul piano didattico, l’insegnamento della religione cattolica non può a nessun titolo concorrere alla formazione del credito scolastico di cui all’art. 11 del DPR 323/88, per gli esami di maturità, che darebbe postumamente luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono l’insegnamento religioso, né usufruiscono di attività sostitutive».
Pur a fronte di tale aperta bocciatura, ancorché emessa in via provvisoria in attesa della compiuta decisione di merito, il Ministro non ha inteso desistere dai suoi insani propositi ed ha appellato la pronuncia resa dal TAR innanzi al Consiglio di Stato.
Tanta ostinazione è stata alfine premiata; dapprima, infatti, con provvedimento urgente reso fuori udienza, il Presidente della VI sezione ha annullato la pronuncia del TAR, così consentendo che gli imminenti esami potessero svolgersi sotto il vigore della norma impugnata; successivamente tale decisione è stata confermata ed apertamente motivata.
È così emerso che i giudici di palazzo Spada (sede del Consiglio di Stato, n.d.r.) hanno ritenuto che nel caso in esame non sarebbero rinvenibili profili di pregiudizio irreparabile in capo ai non avvalentisi…, «mentre significativi pregiudizi possono patire i destinatari delle norme impugnate».
Val la pena di rimarcare che a detta dei giudici amministrativi il pregiudizio che potrebbe derivare agli studenti che si avvalgono dell’IRC nel caso di sospensione della Ordinanza Fioroni sarebbe … la mancata concessione di un privilegio, quale è senz’altro quello di poter conseguire dei crediti scolastici per il solo fatto di prendere parte a tale insegnamento confessionale, precluso a chi, ad esempio, professi un’altra religione (o non ne professi alcuna).
Se ne deve dedurre che per non recare pregiudizio agli studenti di religione cattolica si debba assecondare ogni istanza con la quale gli stessi e (soprattutto) le gerarchie vaticane tentano di svuotare di senso e contenuto il “supremo principio” della laicità dello Stato, scolpito dalla Corte Costituzionale oltre quindici anni fa?
Alessandro Pagano
Sui crediti scolastici per l’IRC
L’ordinanza ministeriale emessa dal Ministro Fioroni parla chiaro: l’IRC o la materia alternativa o altra attività va valutata, certificata e conseguentemente “pesata” per l’attribuzione del credito scolastico. Chi ci sta bene, chi non ci sta si rivolga agli avvocati!
Permettetemi ma non sono d’accordo. Non entrerò in tecnicismi, che ho già avuto modo di esternare in altre occasioni, ma il mio sarà una semplice riflessione che desidero porgere ai lettori. Quanto si è tentato di disciplinare è, a mio parere, elemento che sottende la Costituzione Italiana e una legge dello stato. L’articolo. 3 della Costituzione Italiana al primo comma infatti recita «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.» Ed ancora la legge 11 agosto 1984, n. 449 «Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e le chiese rappresentate dalla Tavola valdese» che al secondo comma dell’art. 9 recita «La Tavola valdese prende atto tuttavia che la Repubblica italiana, nell'assicurare l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, materne, elementari, medie e secondarie superiori, riconosce agli alunni di dette scuole, al fine di garantire la libertà di coscienza di tutti, il diritto di non avvalersi delle pratiche e dell'insegnamento religioso per loro dichiarazione, se maggiorenni, o altrimenti per dichiarazione di uno dei loro genitori o tutori.»
È fuor di dubbio che chi non professa la religione cattolica, grazie alla legislazione vigente, ha il diritto di non avvalersi dell’IRC, come è fuor di dubbio che tale diritto non è una espressione afferente una furberia volta ad evitare un impegno di un’ora di attività scolastica settimanale. Coloro che assimilano chi non si avvale dell’IRC ai “furbetti” della classe hanno una visione miope del fenomeno, alla stregua di coloro che etichettavano come “furbetti” coloro che espletavano il servizio sostitutivo civile quando la leva era obbligatoria. Tengo a precisare che probabilmente io sarò stato etichettato come furbetto due volte: la prima volta quando da valdese non frequentavo l’IRC e la seconda volta quando da obiettore di coscienza ho svolto il servizio sostitutivo civile presso la Caritas.
Ma tornando alla questione in esame, la mia opinione, ribadita in altre occasioni è che, o per arginare il fenomeno relativo all’aumento dei “non avvalentesi” o per dare ”peso” agli insegnanti di IRC, le ordinanze ministeriali che regolano gli scrutini ed esami potrebbero determinare uno status di disparità tra avvalentesi e non avvalentesi. Il fenomeno però va gestito con strumenti differenti la magistratura amministrativa, i cui orientamenti sembrano variabili negli anni, ma attraverso la richiesta forte di una corretta applicazione delle Intese tra Stato Italiano e Confessioni Religiose. Quando i genitori di un alunno chiederanno al Dirigente Scolastico perché al proprio figliolo, pur avendo una media pari ad altri compagni, è stato attribuito un credito scolastico inferiore, il Dirigente Scolastico dovrebbe forse rispondere dicendo: “Se suo figlio avesse seguito l’IRC…”, Ma all’obiezione del padre “Mio figlio è valdese, non può costringerlo a seguire l’IRC”, sarei curioso di conoscere il comportamento del Dirigente Scolastico. Probabilmente il genitore andrà via infuriato, il Dirigente Scolastico sicuramente infastidito, ma l’alunno certamente molto turbato. È questo forse il processo educativo-culturale che si vuole avviare nella scuola italiana? È questo l’epilogo di una frase, probabilmente di circostanza, inserita a conclusione di una lettera inviata dal Signor Ministro al Comitato Insegnanti Evangelici Italiani che così recitava: “Nella convinzione, quindi, di una piena collaborazione a rendere la scuola italiana un luogo di incontro e non di scontro tra le culture vi saluto Cordialmente”.
A questo punto credo che le regole del gioco siano state cambiate in corso di partita e al giocatore soccombente gli rimangono due o tre cose da fare: adattarsi alle nuove regole, utilizzando strumenti alternativi all’IRC, o rivolgersi all’arbitro che non c’è o, come stiamo facendo, esternare il nostro disappunto in tutte le forme lecite.
“Beati quelli che sono affamati ed assetati della giustizia, perché essi saranno saziati.” (Matteo 5:6)
Maurizio Franzò
Quale laicità nella scuola italiana
La nostra Associazione, di concerto con la Chiesa Evangelica Metodista di Savona (Unione delle chiese metodiste e valdesi), Flc CGIL Liguria e Puglia, CGIL Nazionale, la Federazione delle Chiese Evangeliche Appulo-Lucane e la Federazione delle Chiese Evangeliche della Liguria e del Piemonte Meridionale, oltre all’Associazione ProteoFareSapere di Savona e di Bari, ha promosso una indagine qualitativa circa atteggiamenti e comportamenti di genitori non cattolici, in relazione alla possibilità di scegliere, per i loro figli, di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola dell’infanzia e dell’obbligo.
Il progetto intende rilevare atteggiamenti, valutazioni, condotte e persino strategie di adattamento recenti intraprese dalle famiglie non cattoliche all’interno dell’agenzia scuola di fronte all’opzione dell’ora di religione. In un sistema complicato di relazioni verticali ed orizzontali interne alla scuola, alla famiglia ed alle ‘comunità’ di appartenenza dei cittadini italiani non cattolici, verificare le diverse risposte date dai non cattolici al rapporto privilegiato tra Stato italiano e Chiesa Cattolica equivale a verificare il peso che ciascun soggetto in causa dà all’istituzione scolastica, alla comunità di provenienza, alla propria fede. Nello stesso tempo significa intraprendere un percorso di approfondimento ‘interculturale’ che può mettere in luce fenomeni di emarginazione e/o integrazione.
Il metodo scelto è appunto quello della ricerca qualitativa, che utilizza come strumento l’intervista in profondità. Questo tipo di indagine si differenzia dalla ricerca quantitativa perché non ricorre all’uso della statistica, bensì a colloqui intensivi che mirano ad approfondire il tema specifico della ricerca.
Sono state individuate due zone in cui fare le interviste (i territori ricadenti rispettivamente nella Federazione delle Chiese Evangeliche Appulo-Lucane e nella Federazione delle Chiese Evangeliche della Liguria e del Piemonte Meridionale), e ci si è avvalsi del contributo scientifico del dott. Leonardo Palmisano, collaboratore della Cattedra di Sociologia – Facoltà di Lettere e Filosofia- Università di Bari.
A Savona si è svolto il corso di formazione per gli intervistatori, a cura dell’Associazione ProteoFareSapere, e nell’ambito di questa Federazione le interviste stanno volgendo al termine, mentre nell’area geografica coperta dalla Federazione Appulo-Lucana i lavori inizieranno nel prossimo mese di settembre.
Silvana Ronco

