L'ORA DI RELIGIONE ARRIVA IN TRIBUNALE

06 settembre 2008| di Marco Gervino (tratto da Il Secolo XIX)

 

«La scuola non rispetta la legge sulla libertà di coscienza». La denuncia arriva da una famiglia di fede valdese, residente a Calizzano, che in questi giorni aspetta il pronunciamento del Tar, tribunale a cui è ricorsa sentendo violati i suoi diritti. La vicenda risale a due anni fa, ma la sentenza è attesa nelle prossime ore e rischia di fare giurisprudenza in un settore particolarmente delicato e tornato di grande attualità, ossia quello della laicità nell’educazione scolastica. Ma cosa è accaduto?

Semplice. Siamo nell’anno scolastico 2005-2006: due dei quattro figli di Silvana Ronco e Riccardo Scaletta frequentano rispettivamente la prima e la quinta elementare presso l’Istituto comprensivo “Lele Luzzati” di Millesimo. Come consente la legge, la famiglia sceglie di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica per i propri ragazzi, ma al momento della consegna della pagella per il primo quadrimestre hanno una sgradita sorpresa: sulla scheda, alla voce “religione”, era riportato il giudizio proprio come se avessero regolarmente frequentato. E questo ha scatenato le ire dei genitori. Si è verificato quello che spesso, soprattutto nelle scuole piccole, si ripete per mancanza di organici adeguati e di strutture. I due bimbi, cioè, solo raramente hanno potuto seguire materie alternative e anzi, il più delle volte, sono rimasti in classe proprio durante l’ora di religione cattolica. Una violazione della legge, sicuramente involontaria, che però ha convinto la famiglia a rivolgersi ai giudici e a preparare una richiesta danni verso la scuola. Tra l’altro, sembra che nel secondo quadrimestre l’incidente stesse per ripetersi, ma qualcuno all’ultimo momento avrebbe cancellato con il bianchetto il giudizio in calce all’ora di religione e non alla ipotetica materia alternativa.

«Abbiamo rifiutato la scheda del primo quadrimestre - spiega Silvana Ronco, la mamma - e fatto diffida qualora il voto non fosse espresso a parte a fine anno e riferito a materie alternative, come previsto dalla legge vigente e dal concordato - prosegue – purtroppo però anche la scheda finale si presentava in questa maniera, ed era addirittura rimaneggiata a mano, a quel punto il ricorso è stato praticamente automatico. Noi comprendiamo appieno le difficoltà economiche in cui versano le scuole, ma non si può ragionare solo in termini economici, altrimenti c’è la lesione dei diritti di libertà di coscienza e di educazione da parte dei genitori». «Inoltre i miei figli venivano portati in altre classi ma non svolgevano l’ora alternativa - prosegue - capiamo che questo sia problematico per una scuola, ma tutto l’insieme rischia davvero di diventare discriminante»

«A Millesimo hanno compreso queste problematiche e abbiamo un ottimo rapporto con gli insegnanti e con la scuola - commenta - però in questo periodo in Italia purtroppo assistiamo a continue violazioni di questi diritti sulla libertà di coscienza e non credo sia giusto» «Perciò abbiamo fondato a Savona il gruppo “Scuola e laicità” e io stessa faccio parte del direttivo dell’associazione nazionale “31 ottobre”: entrambe vogliono difendere il pluralismo e la laicità della scuola italiana - conclude la Ronco - la normativa vigente magari non è il massimo, ma se fosse rispettata quella noi saremmo già contenti perché tutelerebbe molti diritti».