FARE DOMANDA PER OTTENERE UN DIRITTO

di Franco Grassi, da Riforma del 13 marzo 2009

 

Nel corso di questi ultimi anni, interessandomi di scuola, istituzioni e laicità, ho cominciato a riflettere su cose e fatti che, magari non evidenti, pongono le minoranze in condizione di inferiorità rispetto alla maggioranza di tutti gli altri cittadini. Il concetto di stato democratico pone alla base del vivere civile il diritto principe alla cittadinanza: ossia il concetto che tutti siamo uguali di fronte alla società, alle leggi, ai regolamenti, anche se, purtroppo, questi principi in questi ultimi anni sono stati spesso mandati in soffitta. Vengo al dunque con una serie di quesiti che mettono in evidenza quello che voglio dire.

1. Perché un cittadino garantito dalla Costituzione deve fare una domanda per non avvalersi dell’Irc? Fare una domanda per ottenere l’attuazione di un diritto Costituzionale è obbligo che non ci deve compete: la Costituzione afferma che tutte le minoranze sono tutelate, a prescindere. Infatti a una domanda un’autorità potrebbe rispondere di no. Il venir meno di fatto di questa tutela mette, secondo me, in discussione il nostro diritto di cittadinanza: evidentemente in Italia ci sono italiani più cittadini di altri (v. Orwell).

2. È contro legge la nomina di circa 30.000 docenti Irc nelle scuole statali. Nomina fatta da una autorità esterna:  la Cei. Si fa strame della legge sui concorsi. La Cei è un’autorità esterna, lo stesso titolo a nominare i docenti lo potrebbe pretendere un sindacato, la Lega navale, le cooperative… Al limite anche un imam potrebbe chiedere di insegnare il cattolicesimo… Vedi un po’ dove il relativismo può andare a parare! È di febbraio la notizia che la diocesi di Milano ha inviato 46 ulteriori operatori Irc per rafforzare gli stessi insegnanti di religione: naturalmente tutto a spese del Comune.

3. Non si parla più dell’obsoleta questione del finanziamento «senza oneri per lo Stato». Secondo me sta cominciando a passare la tesi che le Regioni, nella loro autonomia, decidono sui finanziamenti pubblici alle scuole private. A questo proposito si veda la deludente sentenza della Corte Costituzionale n. 38 del 13 febbr. 2009 in cui la Corte ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tar dell’Emilia Romagna sui finanziamenti alle scuole non statali, perché questi sarebbero di competenza solo regionale. Penso che il disegno leghista di frattura dello Stato continua a procedere nei fatti, a prescindere dal fatto che la pronuncia della Corte non impedirà di far valere di nuovo la questione della legittimità costituzionale dei finanziamenti alle scuole private (il ricorso al Tar fu presentato dalla chiesa metodista di Bologna, dal Comitato bolognese Scuola e Costituzione, dalla Comunità ebraica di Bologna. Rappresentavano forse cittadini di serie B?).

4. È dato per assodato dai più che non esiste vulnus della laicità nell’interruzione di un pubblico servizio per «riti», visite di prelati, pellegrinaggi ai santuari, oppure per l’esposizione nelle aule di tribunal, scuole, ospedali di crocefissi, madonne pellegrine, o padri Pio. Come la mettiamo con il giudice Tosti assolto ultimamente dalla Cassazione per aver richiesto la rimozione del crocefisso e adesso con il prof. Coppoli (docente a Terni) che durante le sue lezioni toglieva il crocefisso e, per questo, sospeso dal servizio e dallo stipendio? Forse è anch’egli un fannullone?

5. Ultima chicca: La risoluzione della VII Commissione della Camera afferma che «va reso obbligatorio nelle indicazioni nazionali per la scuola, il preciso riferimento alla nostra tradizione culturale e spirituale che si riconnette esplicitamente al cristianesimo», che in Italia significa chiesa cattolica, è del 22 gennaio 2009.

Infine: molti pensano che la laicità delle istituzioni non sia messa in discussione. La laicità è per questi un pleonasmo di cattivo gusto, obsoleto e non più attuale, figlio di una concezione «laicista» dello Stato anch’esso relativista e inaffidabile. Quella che conta è una laicità buona, tranquilla e rispettosa, soprattutto prona sulla pantofola e senza etica civile. Insomma bei tempi quelli dello stato etico (da Mussolini a Pinochet)!