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Nel corso di questi
ultimi anni, interessandomi di
scuola, istituzioni e laicità,
ho cominciato a riflettere su
cose e fatti che, magari non
evidenti, pongono le minoranze
in condizione di inferiorità
rispetto alla maggioranza di
tutti gli altri cittadini. Il
concetto di stato democratico
pone alla base del vivere civile
il diritto principe alla
cittadinanza: ossia il concetto
che tutti siamo uguali di fronte
alla società, alle leggi, ai
regolamenti, anche se,
purtroppo, questi principi in
questi ultimi anni sono stati
spesso mandati in soffitta.
Vengo al dunque con una serie di
quesiti che mettono in evidenza
quello che voglio dire.
1. Perché un cittadino garantito
dalla Costituzione deve fare una
domanda per non avvalersi
dell’Irc? Fare una domanda per
ottenere l’attuazione di un
diritto Costituzionale è obbligo
che non ci deve compete: la
Costituzione afferma che tutte
le minoranze sono tutelate, a
prescindere. Infatti a una
domanda un’autorità potrebbe
rispondere di no. Il venir meno
di fatto di questa tutela mette,
secondo me, in discussione il
nostro diritto di cittadinanza:
evidentemente in Italia ci sono
italiani più cittadini di altri
(v. Orwell).
2. È contro legge la nomina di
circa 30.000 docenti Irc nelle
scuole statali. Nomina fatta da
una autorità esterna: la Cei.
Si fa strame della legge sui
concorsi. La Cei è un’autorità
esterna, lo stesso titolo a
nominare i docenti lo potrebbe
pretendere un sindacato, la Lega
navale, le cooperative… Al
limite anche un imam potrebbe
chiedere di insegnare il
cattolicesimo… Vedi un po’ dove
il relativismo può andare a
parare! È di febbraio la notizia
che la diocesi di Milano ha
inviato 46 ulteriori operatori
Irc per rafforzare gli stessi
insegnanti di religione:
naturalmente tutto a spese del
Comune.
3. Non si parla più
dell’obsoleta questione del
finanziamento «senza oneri per
lo Stato». Secondo me sta
cominciando a passare la tesi
che le Regioni, nella loro
autonomia, decidono sui
finanziamenti pubblici alle
scuole private. A questo
proposito si veda la deludente
sentenza della Corte
Costituzionale n. 38 del 13
febbr. 2009 in cui la Corte ha
dichiarato inammissibile la
questione di legittimità
costituzionale sollevata dal Tar
dell’Emilia Romagna sui
finanziamenti alle scuole non
statali, perché questi sarebbero
di competenza solo regionale.
Penso che il disegno leghista di
frattura dello Stato continua a
procedere nei fatti, a
prescindere dal fatto che la
pronuncia della Corte non
impedirà di far valere di nuovo
la questione della legittimità
costituzionale dei finanziamenti
alle scuole private (il ricorso
al Tar fu presentato dalla
chiesa metodista di Bologna, dal
Comitato bolognese Scuola e
Costituzione, dalla Comunità
ebraica di Bologna.
Rappresentavano forse cittadini
di serie B?).
4. È dato per assodato dai più
che non esiste vulnus
della laicità nell’interruzione
di un pubblico servizio per
«riti», visite di prelati,
pellegrinaggi ai santuari,
oppure per l’esposizione nelle
aule di tribunal, scuole,
ospedali di crocefissi, madonne
pellegrine, o padri Pio. Come la
mettiamo con il giudice Tosti
assolto ultimamente dalla
Cassazione per aver richiesto la
rimozione del crocefisso e
adesso con il prof. Coppoli
(docente a Terni) che durante le
sue lezioni toglieva il
crocefisso e, per questo,
sospeso dal servizio e dallo
stipendio? Forse è anch’egli un
fannullone?
5. Ultima chicca: La risoluzione
della VII Commissione della
Camera afferma che «va reso
obbligatorio nelle indicazioni
nazionali per la scuola, il
preciso riferimento alla nostra
tradizione culturale e
spirituale che si riconnette
esplicitamente al
cristianesimo», che in Italia
significa chiesa cattolica, è
del 22 gennaio 2009.
Infine: molti pensano che la
laicità delle istituzioni non
sia messa in discussione. La
laicità è per questi un
pleonasmo di cattivo gusto,
obsoleto e non più attuale,
figlio di una concezione
«laicista» dello Stato anch’esso
relativista e inaffidabile.
Quella che conta è una laicità
buona, tranquilla e rispettosa,
soprattutto prona sulla
pantofola e senza etica civile.
Insomma bei tempi quelli dello
stato etico (da Mussolini a
Pinochet)!
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