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Associazione 31 OttobrePER UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA PROMOSSA DAGLI EVANGELICI ITALIANI
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La terza via: una presentazione laica
di Domenico Maselli
Il dibattito sull’insegnamento di Storia delle religioni è, senza dubbio utile e benemerito e le posizioni che sono state sostenute sono certamente molto interessanti, ma rischiano di essere impraticabili. Ermanno Genre (Riforma del 16 aprile) pensa che si dovrebbe utilizzare uno spazio esistente in teoria e cioè l’ora alternativa a quella di religione cattolica. Io stesso, negli Anni 80, condussi un esperimento di questo tipo, su richiesta di alcuni studenti del liceo classico di Pistoia, con ottimi risultati.
La cosa però mi pare improponibile su vasta scala perché non potrebbe essere obbligatoria neppure per i «non avvalentisi» dell’IRC; contrasterebbe con la nostra posizione secondo cui l’ora di religione cattolica deve essere posta all’inizio o alla fine delle ore di insegnamento per permettere l’entrata in ritardo o l’uscita anticipata agli studenti che non si avvalgono di quelle lezioni; l’ora alternativa sarebbe difficilmente gestibile perché dovrebbe coincidere in ogni classe con l’ora di religione cattolica; creerebbe una disparità di preparazione tra gli allievi e finirebbe per ricondurre (pur non volendolo) essa stessa nel curriculum scolastico quell’IRC che oggi è facoltativo dopo le prese di posizione della Corte costituzionale.
L’articolo di Nicola Pagano (Riforma del 21 maggio) è certamente encomiabile per il suo coraggio e per la difesa appassionata della laicità dello Stato, ma l’IRC è collegato a un Concordato che, anche dopo la correzione del 1984, è parte integrante dei Patti Lateranensi, cioè di un accordo internazionale modificabile solo bilateralmente e che, inoltre, è stato accolto nella Costituzione repubblicana (art. 7). Per ottenere una modifica, data l’attuale posizione del Vaticano, occorre una lotta che dividerebbe il paese e che avrebbe scarsa, o forse nessuna, possibilità di riuscita.
C’è una terza strada: lottare perché i programmi di tutte le
scuole contengano una presentazione laica delle varie
religioni. Non credo possano bastare lezioni di
aggiornamento sul fatto religioso o incontri di formazione
di poche ore dei docenti, perché mancano di sistematicità e,
purtroppo spesso, di una guida veramente preparata. Si
dovrebbe trattare di un vero e proprio insegnamento di
Storia delle religioni, con particolare riferimento a quelle
presenti oggi nel nostro paese. È vero che questa via era
stata tentata circa vent’anni fa da qualche cattolico
illuminato come Pietro Scoppola, ma si sono fatti ben pochi
passi avanti.
Ora l’immigrazione, l’emergenza terrorismo, il risorgere di
integralismi cattolici come quelli della Lega Nord o del
Circolo Lepanto, l’assalto alla libertà religiosa condotto
con la scusa di combattere l’islamismo, rendono urgentissima
una educazione al pluralismo che può dare solo una storia
delle religioni insegnata laicamente. C’è però una grossa
difficoltà il laicismo del secolo scorso ha abolito le
facoltà statali di Teologia. Nelle facoltà di Lettere
l’insegnamento della Storia delle religioni e, perfino
quello della Storia del cristianesimo, è stato facoltativo
e, spesso, inteso in modo monografico e legato alle
particolari ricerche del professore. Oggi c’è qualche
miglioramento, ma sono ancora poche le università che
presentano un organico programma di Storia delle religioni
tra le materie fondamentali dei vari corsi di laurea.
Propongo che la Società di studi valdesi o la Facoltà valdese di teologia indicano un convegno invitando il maggior numero di università italiane e di dipartimenti di studi storici, politici e sociali con lo scopo di fare una mappa da cui risulti il quadro degli insegnamenti di storia religiosa e l’individuazione di eventuali lacune; di segnalare uno o più testi base per la formazione di insegnanti e altri operatori sociali; di chiedere al ministero l’inserimento della Storia delle religioni tra le materie curricolari o nei programmi di storia della scuola dell’obbligo; di rendere possibili ore di tirocinio sui rapporti tra le varie religioni e sull’insegnamento laico delle varie religioni.
Sarebbe necessario, poi, indire un secondo convegno a un anno di distanza per verificare che cosa si è fatto in concreto e per arrivare a proposte definitive di carattere istituzionale da segnalare alle forze politiche, concernenti anche l’utilizzazione dei laureati, così preparati, per l’insegnamento nella scuola dell’obbligo e nella formazione del personale che ha rapporti costanti con gli immigrati (carabinieri, polizia, assistenti sociali, medici, ecc.).
Tratto da Riforma del 25 giugno 2004
