Per una storia delle religioni

 

di Nicola Pagano

 

L'articolo di Ermanno Genre sull'insegnamento della religione nella scuola pubblica solleva scottanti questioni e interrogativi a cui va data una meditata e chiara risposta. Poiché tutto ruota intorno alla proposta di "doppio binario", mi soffermerò su questa. Prima però di entrare nel merito della questione, vorrei che ci ponessimo la domanda: che cosa intendiamo e a che cosa miriamo quando parliamo di insegnamento religioso (Ir) non confessionale nella scuola pubblica? La risposta a questa domanda può contribuire a far chiarezza nel nostro dibattito. Personalmente, distinguendo tra missione di testimonianza e di evangelizzazione della chiesa (di ogni chiesa) e compito pedagogico e formativo della scuola, dichiaro che in questa sede intendo discutere dell'educazione-istruzione religiosa laica, plurireligiosa, storica, libera, intesa come materia scolastica e come compito della scuola pubblica. La mia analisi scaturisce da una posizione laica e ovviamente di credente evangelico, alieno però da forme di cripto-confessionalismo (quali a esempio ore di religione protestanti).

 

Il "doppio binario"

Torniamo al "doppio binario". Genre, dopo aver liquidato come impercorribili e sterili le altre due proposte, quella della "31 ottobre" e la mia, si dice convinto che "la sola", "l'unica" via praticabile oggi sia il "doppio binario", cioè l'attivazione di un secondo insegnamento di religione non confessionale da affiancare all'IRC, in modo da formare appunto un doppio percorso. Trovo singolare che l'intellighenzia protestante non trovi di meglio che rispolverare una vecchia proposta che alcuni intellettuali cattolici (Scoppola, Pajer, e altri) avanzarono negli anni della revisione del Concordato dell'84. Forse agisce in noi una convinzione di strapotere della Chiesa cattolica, di immodificabilità del Concordato e quindi dell'IRC nella scuola; una valutazione che ci porta a pensare che, tanto vale acconciarsi alla realtà e trovare un varco, una collocazione positiva che superi l'ormai sterile "non avvalersi". Capisco la posizione ma non la condivido. E mi spiace vedere che associazioni laiche e gruppi cattolici di base assumono spesso, su questa materia, posizioni più avanzate delle nostre.

Lasciando inalterato l'IRC, il "doppio binario" in questione dovrebbe porsi, nell'ipotesi di Genre, come un insegnamento religioso non confessionale, curricolare e "opzionale obbligatorio" e raccogliere l'adesione di "tutti coloro che non si avvalgono dell'IRC". È la soluzione adottata dalla Spagna, ci ricorda Genre. E per dar forza alla sua tesi chiama in causa, non so quanto fondatamente sul piano giuridico, l'art. 8 della Costituzione che dovrebbe garantire a tutti coloro che non si avvalgono dell'ora di religione cattolica un insegnamento religioso non confessionale gestito dallo stato. Ora, nell'art 8. manca qualsiasi riferimento all'insegnamento della religione, invece contenuto nelle Intese sin qui stipulate (cito per tutte, gli artt. 9 e 10 dell'Intesa della Tavola valdese).

 

Le confessioni con Intese

È quindi su queste che bisogna operare, caso mai, mediante la prevista revisione. Comunque sia, il richiamo all'art. 8 della Costituzione vuol dire che si pensa a un insegnamento che rispecchi le confessioni religiose con Intesa? E quelle ancora senza Intesa? E i gruppi religiosi non organizzati, resterebbero fuori, senza possibilità di espressione? Per di più ad accrescere i dubbi v'è l'art. 4 dell'Intesa con le Comunità ebraiche che parla di "studio dell'ebraismo" e non "del fatto religioso e delle sue implicazioni" come fanno le altre Intese acattoliche; e ciò sembra non escludere intenzioni confessionali da parte ebraica.

Non mi pare dunque questa una via agevole da seguire, né il "doppio binario" una ipotesi percorribile, in grado di garantire una pur minima soluzione valida e soddisfacente all'annosa questione dell'insegnamento della religione a scuola. Esso infatti per la sua stessa natura e portata, come doppio insegnamento di religione, ma residuale rispetto all'IRC, non è in grado di rispondere al crescente pluralismo religioso manifestatosi in Italia e in Europa negli ultimi vent'anni. Altrettanto dicasi per l'ora di religione cattolica. In un'Europa plurireligiosa che senso ha per la formazione dei giovani e dei futuri cittadini europei tenere in vita e rafforzare un insegnamento come l'IRC, monoconfessionale, privilegiato, concordatario e facoltativo nella scuola di tutti?

A questo punto da uomo di scuola mi chiedo: se andasse in porto il "doppio binario", quanti alunni tra i non avvalentisi opterebbero per un insegnamento non confessionale parallelo all'ora di religione cattolica? Certamente un numero molto esiguo, stando alle statistiche più recenti che attribuiscono ai non avvalentisi percentuali del 2,5-3%. Peraltro a queste percentuali andrebbero sottratti quegli alunni che, pur non avvalendosi dell'IRC, reclamano il diritto di lasciare la scuola, giusta la sentenza n. 13/91 della Consulta. E dopo averla a lungo invocata, chi tra noi avrebbe oggi l'animo di dichiararla superata? D'altra parte è credibile che il governo (questo o altri), dopo i tagli e le riduzioni di questi mesi apportati alla scuola pubblica, impegni fondi, strutture, insegnanti per attivare un secondo insegnamento di religione non confessionale per pochi alunni, magari in concorrenza con l'ora cattolica? Chi può infatti escludere che tra i due insegnamenti di religione non nascerebbero confronti, gelosie e veri e propri scontri didattico-religiosi? E ancora: sarebbero tollerabili due insegnamenti di religione per i bambini della scuola di base dove sono già in atto due ore di religione cattolica? Oppure tale scuola andrebbe esclusa dal "doppio binario"?

 

Un'alternativa all'IRC

In conclusione, se abbiamo davvero a cuore, senza riserve di sorta, un'istruzione religiosa dei ragazzi e dei giovani in età scolare aperta, laica, libera, plurireligiosa, culturalmente e didatticamente all'altezza delle sfide del nostro tempo, dobbiamo lealmente convenire che né l'IRC chiuso nella sua identità confessionale, né un eventuale insegnamento religioso non confessionale, nella prospettiva del "doppio binario", per i limiti rilevati, sono in grado di soddisfare l'esigenza di formazione religiosa sopra delineata. È necessario battere un'altra strada, impervia, lunga e difficile: quella dell'alternativa all'IRC (non dell'opzione limitata), con tutte le conseguenze che ciò comporta.

In questa luce, ecco la mia proposta: un insegnamento delle religioni curricolare, laico, plurireligioso, scevro da tutele confessionali, offerto a tutti gli alunni, che copra cioè tutto lo spazio didattico che la scuola destina all'educazione religiosa; un insegnamento alternativo all'IRC, gestito interamente dallo stato, con insegnanti formati all'Università e reclutati secondo le norme vigenti, con programmi, libri di testo, giudizi e voti come tutte le altre materie scolastiche. Un tale insegnamento, che io chiamo "storia delle religioni", potrebbe comprendere, in fase di prima attuazione, le tre grandi religioni monoteiste, discendenti da Abramo: l'ebraismo, il cristianesimo nelle sue varie confessioni e l'islamismo; religioni che tanta parte hanno avuto e hanno nella storia della civiltà e della cultura europea e mediterranea. Non mi illudo. So bene le difficoltà e i rischi. Ma una nostra iniziativa in tal senso potrebbe avere un alto, altissimo valore di testimonianza.

Tratto da Riforma del 21 maggio 2004