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Associazione 31 OttobrePER UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA PROMOSSA DAGLI EVANGELICI ITALIANI
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Una scuola pubblica unitaria
di Nicola Pagano
In un articolo del 24 febbraio scorso apparso su Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, G. Samek Ludovici scrive, tra l’altro: «Lo Stato deve garantire che i genitori di sinistra possano mandare i figli in scuole di sinistra, quelli liberali in scuole liberali e quelli cattolici in scuole cattoliche » (il corsivo è mio). E più avanti aggiunge: «Insomma la posta in gioco non è la tutela degli interessi dei cattolici, bensì la salvaguardia della libertà delle famiglie di educare i figli secondo i propri valori e principi».
È la solita vecchia storia, l’ennesimo attacco alla scuola pubblica mascherato dietro il paravento della libertà educativa delle famiglie, che ritorna oggi con forza con l’avallo dei vescovi e il favore della sterzata restauratrice di papa Ratzinger. Quasi un messaggio, se non un monito, ai partiti alla vigilia delle elezioni politiche. Ancora una volta, dunque, vale la pena ribadire la profonda differenza che c’è tra la scuola, difesa dal quotidiano dei vescovi, e la scuola secondo la Costituzione. Avvenire, di fatto, ripropone l’idea di una scuola, anzi di più scuole, a misura della enfatizzata libertà educativa delle famiglie, in sostanza di parte, ideologiche e di tendenza, espressione appunto sul piano pedagogico e culturale dell’indirizzo, dell’appartenenza e delle convinzioni religiose e politiche dei genitori.
Noi non abbiamo nulla contro i genitori come primi educatori dei figli, ma qui si tratta di ben altro. Si tratta, a ben vedere, d’una proposta di rottura e di frammentazione del sistema scolastico unitario e, forse, della fine della scuola pubblica che è stata una faticosa conquista della nostra storia risorgimentale come nazione libera ed unitaria e quindi come Repubblica democratica. Che altro, infatti, significano le affermazioni dell’autore circa il «dovere dello Stato» di garantire «una scuola di sinistra», «una scuola liberale», e «una scuola cattolica», per i rispettivi adepti, a cui senza alcuno sforzo e con l’identica logica dell’autore si potrebbero aggiungere: scuole di destra, scuole leghiste, autonomiste, ecc. o ancora scuole ebraiche, islamiche, buddiste, protestanti, geoviane, confuciane… e via elencando?
Un’autentica follia, sotto ogni punto di vista: pedagogico, culturale e politico. Si creerebbero tante enclave non solo scolastico-territoriali ma culturali, razziali, religiose e politiche, ognuna con una propria ostentata identità, quasi certamente in lizza tra loro, e non per una libera e benefica concorrenza – come sostengono i fautori a oltranza del mercato – ma tali da spezzare il tessuto unitario della scuola pubblica e da porre in crisi ogni idea di comune appartenenza e di cittadinanza solidale.
Il ruolo educativo centrale della famiglia – rispetto a quello dello Stato – non è nuovo nella chiesa: esso discende dalla storia della pedagogia e dalla sociologia cattolica, che non sono qui in discussione. Qui, più semplicemente, si vorrebbe far osservare come mai l’aborrito relativismo, condannato a ogni piè sospinto dalle gerarchie, non valga a proposito delle molte scuole e dei molti indirizzi ideologici, auspicati da Avvenire! Davvero un ben strano pluralismo. Nostra convinzione è – per contro – che l’istruzione e la scuola costituiscono un diritto costituzionale e un «bene pubblico » che, come la salute, il lavoro, la giustizia e l’ambiente, vanno difesi e preservati da interessi privati, da corporativismi familistici, parrocchiali e partitici.
La scuola disegnata dai padri costituenti per il nostro Paese, è bene ribadirlo nel 60° della Carta, non ha cento forme, rispecchianti le molteplici ideologie e religioni, come il mitico Argo dai cento occhi, ma è una scuola pubblica unitaria di tutti e per tutti i cittadini che, indipendentemente dalle loro fedi, credenze, filosofie, convinzioni morali e politiche, si riconoscono in un comune e condiviso patrimonio plurale di valori culturali e storici e in una comune e condivisa cittadinanza. Questa è la scuola che lo Stato democratico repubblicano deve organizzare e difendere per garantire giustizia, pari opportunità e una formazione valida a tutti i ragazzi. Altre forme e tipi di scuola possono essere liberamente istituite da chiunque: enti, privati cittadini, associazioni, ma «senza oneri per lo stato», come recita l’art. 33, III com., della Costituzione. E «senza oneri», come scriveva Paolo Sylos Labini, significa senza oneri, punto e basta. Noi ci atterremo a esso, fin quando non sarà modificato: questo sentiamo di dire oggi, nel sessantesimo anniversario della Costituzione.
Tratto da Riforma del 21 marzo 2008
