Associazione 31 ottobre

 

 

Ossequiare la politica vaticana 

di Nicola Pantaleo

 

Nel nostro Paese non accadono frequentemente fatti che confortino coloro che si battono per una separazione netta tra istituzioni pubbliche e attività e organizzazioni religiose. Il clima generale è invece costantemente caratterizzato da un’attenzione, che sfiora il corteggiamento, delle autorità dello Stato verso il Vaticano i cui umori e malumori vengono talvolta assunti come vincolanti per l’azione politica. Uno di questi personaggi pubblici che ha in più occasioni manifestato ossequio verso la gerarchia cattolica è l’attuale Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni. Lo stesso che ha partecipato ostentatamente, assieme al suo omologo di Grazia e giustizia Mastella, al recente raduno del Family Day, contravvenendo alle indicazioni del Presidente del Consiglio. Il Ministro Fioroni si era distinto nei primi mesi del suo mandato per la rapidità, encomiabile in diverse circostanze e degna di miglio causa, con cui aveva ripristinato il monte complessivo di finanziamenti alle scuole private, che aveva subito una decurtazione per effetto della manovra finanziaria dell’ultimo anno del governo Berlusconi. Altra prova di straordinaria efficienza e celerità di decisioni il Ministro Fioroni l’aveva fornita nell’occasione di un intervento di autorità nei confronti di un dirigente scolastico che aveva, confortato dalle disposizioni vigenti, osato negare l’autorizzazione al vescovo di una visita pastorale nelle scuole del padovano di cui era responsabile. Il caso, trattato con la solita estrema sobrietà, per non dire del tutto ignorato, da gran parte della stampa nazionale, ha avuto qualche risonanza tra gli addetti ai lavori, anche per la coraggiosa perseveranza del dirigente scolastico, intorno al quale, con la complicità dei funzionari scolastici provinciale e regionale, era stato steso un ‘cordone sanitario’. Al ‘reprobo’ venivano rimproverate una vena di pregiudiziale anticlericalesimo e una sordità alle esigenze della trascendenza: si è trattato per alcuni dei suoi detrattori di una inaudita violazione del rapporto fecondo tra scuola e istituzione religiosa che in Italia ha un’antica tradizione e radici popolari.

Sembrava di rileggere le reazioni indignate dell’opinione pubblica del Paese all’indomani della sentenza del giudice aquilano che aveva dato ragione a quell’Adel Smith che aveva contestato  l’affissione del crocefisso nelle aule scolastiche. Sentimenti vandeani in funzione antilaicista erano fomentati persino dall’apparente pacatezza con cui il vescovo di Padova provava a rendere noto che non si trattava di una visita pastorale propriamente detta, che non avrebbe dato luogo “né ad atti di culto né di proselitismo” (era il caso di precisarlo?), bensì di un incontro “aperto a tutte le sensibilità” di una delle agenzie sociali del territorio con il mondo della scuola e, al di là di ogni speculazione confessionale, di un momento alto di spiritualità condivisa. Un’eco di questo irenismo un po’ stucchevole si rinveniva nella risposta che Fioroni concedeva a un messaggio di protesta del Comitato degli insegnanti evangelici italiani (CIEI) sui fatti padovani, nella quale si manifestava stupore e sconcerto per un atteggiamento ritenuto preconcetto e non costruttivo nei confronti del cattolicesimo che sarebbe invece animato da uno spirito di dialogo e di confronto. Queste le credenziali di un ministro della Repubblica che non fa mistero del suo allineamento con le posizioni di Oltretevere.

Ma per tornare all’oggi, il fatto positivo di cui si parlava all’inizio è l’ordinanza emessa con procedura d’urgenza dal TAR del Lazio (n.2408 del 23/5/2007), su istanza di numerose chiese evangeliche e associazioni laiche, che sospende l’ordinanza ministeriale n. 26 del 15/3/2007 con cui ai paragrafi 13 e 14 dell’art. 8 si riconosceva ai docenti di religione cattolica la facoltà di attribuire un credito scolastico, che concorre alla valutazione per l’ammissione agli esami di maturità, agli alunni avvalentisi dell’IRC, discriminando con ciò i non avvalentisi che non hanno scelto la soluzione della materia alternativa, anche perché tale scelta è praticamente inesistente e non resta che assentarsi nell’ora di religione. Vale la pena entrare nel merito delle valutazioni del TAR che tra l’altro dichiara che l’ordinanza del Ministro da una parte “viola il Testo Unico della legislazione scolastica che esclude l’insegnamento religioso dalla pagella”, e dall’altra, sul piano didattico, consentendo che l’IRC concorra alla formazione del credito scolastico per gli esami di maturità, “darebbe postumamente luogo a una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono l’insegnamento religioso né usufruiscono di attività sostitutive”. Una sentenza ineccepibile. Ma il Ministro non l’ha per nulla digerita e minaccia un ricorso al Consiglio di Stato. Quel che è più grave è che sembra che intenda rifiutarsi di attenersi alla pronuncia del TAR, che prevede l’invio alle scuole di una circolare correttiva. Così mentre è lecito godersi questa vittoria laica, non si può abbassare la guardia e occorre anzi promuovere un’ampia sensibilizzazione di quanti hanno a cuore le sorti della laicità in modo da sventare ogni proposito di rivalsa e velleità di ‘normalizzazione’. 

Tratto da Riforma del 8 giugno 2007