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Chi vive nel mondo della scuola
avverte il disagio di operare in
una istituzione soggetta a
riforme e controriforme
pressoché puntuali a ogni
cambiamento di segno politico
del governo in carica. L’ultima
in ordine di tempo, quella
dell’attuale ministro Gelmini,
si distingue, come è noto, per
un ritorno al passato con il
ripristino del grembiule,
dell’insegnante unico nella
scuola primaria, del voto
numerico, della condotta che può
inficiare il profitto. Ma per
gli insegnanti e le famiglie
sono i tagli finanziari che
colpiscono non solo i docenti
precari – varie migliaia – ma
anche alcune fasce di insegnanti
a tempo indeterminato costretti
a trasferirsi per gli
accorpamenti delle classi, con
il sovraffollamento che ne
consegue, e per la soppressione
di sezioni e, in non pochi casi,
la chiusura di interi plessi
scolastici. Per alcune
discipline, come le lingue
straniere, la mannaia del
governo rischia di rendere la
scuola italiana ancora meno
europea di quanto già non sia.
La lotta agli sprechi, che ne è
la ragione dichiarata, non ha
però coinvolto i finanziamenti
alle scuole private parificate,
rimasti immutati, o gli organici
degli insegnanti di religione.
Negli ultimi giorni una notizia
che ha dell’incredibile: un
professore di matematica,
Alberto Marani, docente in un
liceo di Cesena è stato colpito
da una durissima sanzione – la
sospensione di due mesi
dall’insegnamento e la
decurtazione della metà dello
stipendio – apparentemente per
aver effettuato una indagine
sull’interesse degli alunni per
l’Insegnamento della religione
cattolica. Per quel che se ne sa
finora, e la cautela è d’obbligo
perché nella motivazione che non
è pubblica sembra che si parli
di addebiti «didattici e
professionali», la ragione di
tanta, insolita severità si
deduce dal fatto che le risposte
degli allievi sono in
controtendenza rispetto alle
cifre trionfalistiche sulla
«plebiscitaria» adesione all’Irc
sbandierate dal Vaticano, anche
se più recenti valutazioni, che
mostrano una crescente
disaffezione soprattutto nelle
scuole superiori, hanno indotto
a una maggiore moderazione.
Vediamo le percentuali delle
risposte date dagli studenti
delle tre classi sondate: solo
l’11,3 % optano per l’Irc; il
rimanente 88,7% che sceglie la
materia alternativa si
distribuisce in questo modo: il
23,9 % è per la storia delle
religioni, mentre il 64,8% si
orienta per i diritti umani, le
due discipline alternative
indicate nel sondaggio.
Si tratta di cifre molto
eloquenti e si può ben
immaginare l’irritazione del
docente di religione, un prete,
che denuncia il collega
all’Ufficio scolastico
provinciale. E pensare che il
prof. Marani non sosteneva la
tesi più radicale
dell’abolizione tout court dell’Irc,
che è nel programma di alcune
associazioni laiche. Ma agli
occhi delle autorità
scolastiche, che poi emaneranno
il pesante provvedimento a suo
carico dopo un’ispezione in cui
lo si diffida dal rendere noti
agli studenti i risultati del
sondaggio, quel docente di
matematica che si è permesso di
stimolare gli allievi a una
riflessione sulla materia è un
pericoloso recidivo. Si apprende
infatti che in precedenza aveva
fatto affiggere nelle bacheche
della scuola l’immagine di un
bambino palestinese scalzo e
sofferente dopo l’incursione
israeliana a Gaza, adoperando
addirittura la stampante della
scuola. Inoltre nel suo passato
si registra il tentativo di
aggiungere la bandiera della
pace ai vessilli italiano ed
europeo che sventolavano in
un’altra scuola dove aveva
insegnato. Infine si tratta di
un militante sindacale dei
Cobas. Un curricolo dunque di
autentico «sovversivo» della
scuola.
Aiuta forse a capire il clima in
cui è maturato il linciaggio che
la dirigente scolastica, il suo
vice e metà del Consiglio
d’istituto sono membri attivi di
Comunione e Liberazione e che Cl
spadroneggia nella scuola da
sempre. Dopo il caso del prof.
Franco Coppoli di Terni, sospeso
per un mese dall’insegnamento
per avere staccato dalla parete
dell’aula, limitatamente alle
sue ore di lezione, il
crocifisso, siamo evidentemente
in piena emergenza laica e gli
evangelici, come tutte le
minoranze religiose e tutti i
laici degni di questo nome, non
possono che levare alta la
protesta e sostenere i pochi
coraggiosi che si ribellano al
conformismo religioso e
culturale del nostro Paese.
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