LO STATO CAMMINA CON STAMPELLE CATTOLICHE

di Luciano Zappella, da Riforma del 8 maggio 2009

 

Tra il 23 il 25 aprile u.s. si è volto a Roma il Meeting degli insegnanti di religione promosso dalla Cei. Non ci interessa in questa sede commentare le parole del card. Bagnasco, del responsabile del servizio nazionale Irc, don Vincenzo Annichiarico, dei direttori degli uffici diocesani per l’IRC e quelle finali del papa (il quale ha parlato proprio il 25 aprile). Non ci interessa perché, in fondo, hanno detto cose risapute che non mette conto ripetere in questa sede.

Ciò che invece merita di essere sottolineato è quanto ha detto nel suo intervento Maria Stella Gelmini, Ministro della Pubblica Istruzione di uno Stato laico. Ognuno può concordare o meno con la politica scolastica di questo governo. Quando però si fanno affermazioni (destinate, ahimè, a non rimanere flatus vocis) lesive del principio di laicità, il diritto di pensarla come si vuole dovrebbe cedere il passo al dovere della denuncia.

A beneficio dei lettori di Riforma penso sia utile riportare i passaggi più significativi del suddetto intervento (Testo completo in www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/6325/ministro_gelmini.pdf). A partire dall’esordio che recita: «Non c’è alcun dubbio che l’insegnamento della religione a scuola sia indispensabile strumento di formazione per i giovani, soprattutto per la conoscenza dei principi del cattolicesimo che fanno parte del patrimonio storico del nostro Paese. Non solo: lo studio della religione offre contenuti e strumenti specifici per una lettura della realtà storico-culturale in cui i nostri ragazzi vivono, viene incontro ad esigenze di verità e di ricerca del senso della vita, contribuisce alla formazione della coscienza morale e offre elementi per scelte consapevoli e responsabili».

«L’Irc è una disciplina scolastica a tutti gli effetti, essendo dotata di propri programmi di insegnamento, di specifici libri di testo e di insegnanti qualificati. Lo Stato laico, essendo incompetente in materia religiosa, si avvale in proposito della collaborazione della Chiesa cattolica per garantire l’affidabilità scientifica e l’autenticità dottrinale dei contenuti insegnati. Ma l’IRC non è, ovviamente, una forma di indottrinamento né un insegnamento riservato solo ai cattolici».

«Ma al di là del quadro normativo, voglio ribadire la mia convinzione che la scelta della religione a scuola è una opportunità per crescere in umanità. Un bambino e un giovane che non se ne avvalgono hanno sicuramente meno possibilità di vedere la realtà nella sua complessità. È a scuola, dopo che nella famiglia, che si decide il destino personale di ogni giovane. E questa consapevolezza non può che spingerci a rinnovare il nostro impegno nel favorire l’educazione ai principi cattolici delle giovani generazioni, come punto fermo di ogni autentico sviluppo sociale e culturale».

«L’insegnamento della religione cattolica è l’insegnamento dei valori, perché si pone al centro di tutto la persona umana, la sua dignità, e impartisce principi come la fede, la speranza, la carità. La solidarietà. Oggi, poi, io lo vedo anche come uno dei pochi reali strumenti di integrazione: in una società sempre più connotata in senso multietnico e multiculturale, l’IRC può aiutare gli stranieri presenti nel nostro Paese ad avvicinarsi e a comprendere i nostri valori e le nostre tradizioni, segnati dalla presenza di uno specifico patrimonio storico e artistico, permeato dallo spirito cristiano».

«Ciascuno deve avere consapevolezza delle proprie radici, giungendo – attraverso i momenti dell’analisi – a una sintesi personale, libera e responsabile, capace di proiettarsi verso il futuro. E quale disciplina trova maggiormente questa sintesi se non l’insegnamento della religione? […] La scuola italiana deve valorizzare questi percorsi secondo le proprie finalità e deve far diventare questa istanza culturale e formativa un diritto di cittadinanza per consentire a ogni persona di realizzarsi qui e ora, nella società occidentale italiana, guardando anche alle prospettive più grandi dell’Europa e del mondo. Per questo gli insegnanti di religione hanno un compito cruciale, unico. Loro, portatori di passione educativa, son una risorsa essenziale per formare i cittadini di domani».

Fin qui le parole della Gelmini. Ognuno ne tragga le conseguenze.

Per quanto mi riguarda, aggiungo una sola glossa finale: dicendo queste cose la ministra dimostra di aver imparato fin troppo bene il lessico di quella “laicità positiva” di cui, guarda caso, ha parlato il papa due giorni dopo. Oh, mirabile sintonia.